Carteggio n°120: La proiezione imperiale del trumpismo
Dal Venezuela alla Groenlandia e oltre: le radici storiche dell'aggressività americana espressa in queste settimane
“We should then have only to include the North in our confederacy, which would be of course in the first war, and we should have such an empire for liberty as she has never surveyed since the creation.”
Lettera a James Madison, 27 aprile 1809
Buona giornata a tutti i lettori di Jefferson!
Con il carteggio di questa settimana la nostra redazione ha dovuto giocoforza occuparsi della proiezione imperiale americana provocata dal modo erratico in cui Donald Trump si sta muovendo su scala globale in questo suo secondo mandato. Il punto di novità in questo caso è la sua incoerenza decisionale, senza alcuna strategia ben precisa, mentre come emerge dalle parole riportate nella nostra citazione, l’espansionismo territoriale è innervato nell’anima profonda della Nazione sin dai primi anni di vita della repubblica. Vediamo quindi insieme quali sono state le radici del fenomeno che fino al 2025 ha convissuto con la forma istituzionale liberal-democratica, che ne mitigava gli effetti almeno in Patria.
Buona lettura!
Il primo mandato di Trump e il falso mito del presidente pacifista
di Alberto Bellotto
Dalla MOAB in Afghanistan all’espansione della guerra aerea, passando per truppe, riarmo, accordi smantellati e atomica: un’analisi delle scelte che hanno segnato la prima presidenza Trump scritta da Alberto Bellotto
Perché l’imperialismo trumpiano è diverso dai suoi predecessori?
di Francesco Danieli
Un’analisi di Francesco Danieli sulle forme d’imperialismo americane prima della presunta “Dottrina Donroe”
La materializzazione della presidenza imperiale
di Emanuele Monaco
Il ritorno dell’impero americano nell’era di un Presidente che non riconosce più limiti istituzionali nel saggio di Emanuele Monaco
Alle radici del reaganismo: quando la sconfitta diventa opportunità
di Vittoria Costanza Loffi
L’abbandono del canale di Panama deciso da Jimmy Carter divenne uno dei miti fondativi della rivoluzione conservatrice degli anni ‘80, commenta Vittoria Costanza Loffi







