Alle radici del reaganismo: quando la sconfitta diventa opportunità
L'abbandono del canale di Panama deciso da Jimmy Carter divenne uno dei miti fondatori della rivoluzione conservatrice degli anni '80
Se c’è un insegnamento che il Partito Repubblicano, ha sempre coltivato è che ogni conservatore ha il dovere morale di trasformare una sconfitta in opportunità. Trump l’ha fatto, tornando alla Casa Bianca più sfrontato che mai dopo la sconfitta nel 2020 e riconquistando la presidenza nel 2024. Tuttavia, non è certo stato il solo: ancora prima di lui, a dare corpo a questa pillola di tenacia, c’era il Presidente Ronald Reagan, che con perseveranza ha saputo trasformare la sconfitta alle primarie del Partito Repubblicano del 1976 in uno slancio senza paragoni nel 1980.
Reagan e Trump non hanno in comune solo la messa a terra di una simile filosofia, ma anche l’interesse strumentale e ideologico per alcune battaglie tanto imprevedibilmente vincenti e collettivizzanti, quanto specifiche. Come, ad esempio, la questione del Canale di Panama.
Nella storia della destra statunitense non molti cavalli di battaglia hanno scosso le masse con la stessa, imprevedibile, carica: uno di questi pochi, tuttavia, era afferente alla politica estera ed è stato addirittura definito come “il tema più elettrizzante che i conservatori si fossero mai trovati ad affrontare”.
Parole di Richard Viguerie, tra i principali leader della Nuova Destra, sulla potestà del Canale di Panama.
Questione fatta emergere, in prima battuta, da Ronald Reagan stesso nel 1976 e come cavallo di battaglia contro il suo avversario, il presidente Ford, il tema del Canale di Panama ha iniziato ad avere il sapore di escamotage elettorale vincente a partire dalle primarie repubblicane in Carolina del Nord.
Un disperato Reagan veniva da cinque dolorose sconfitte alle primarie anticipate, tra cui in Florida e in New Hampshire. A corto di fondi e mediaticamente spacciato, il candidato già governatore della California era all’epoca alla ricerca di un vero e proprio colpo di fortuna: questo arrivò grazie al senatore ultra-conservatore dello Stato della Carolina del Nord, Jesse Helms, che conosceva bene le priorità del proprio elettorato.
Consapevole che il tema del destino del Canale di Panama avrebbe risuonato con i propri elettori conservatori, Helms assicurò a Reagan una molteplicità di spazi in TV locali. Insieme, registrarono un discorso del candidato repubblicano volto a raccontare al pubblico locale che l’amministrazione Ford stava pianificando di “cedere” impropriamente un territorio statunitense.
Il famoso ”lo abbiamo costruito, lo abbiamo pagato, è nostro, e ce lo terremo” ha portato Reagan a vincere nello stato con il 52 per cento dei voti. Cavalcando la questione di Panama, il repubblicano fu in grado di vincere in Indiana, Nebraska e negli Stati a Ovest. Arrivati alla convention di Kansas City nell’estate del 1976, Reagan era quasi riuscito a colmare il divario che lo separava dall’uscente presidente Ford e dalla candidatura ufficiale. L’errore di Reagan, in quel momento, fu proprio non sfruttare la carica ultraconservatrice di cui le divisioni su Panama erano già intrise, ma di “moderarsi”, optando per un candidato vicepresidente non particolarmente dirompente.
Eppure, anche a fronte della sconfitta, si trattò di un vero e proprio turning point per Reagan: secondo diversi storici esperti di ultraconservatorismo statunitense, è possibile affermare che senza l’ondata di voti guadagnata tramite il tema del Canale di Panama Reagan si sarebbe potenzialmente ritirato dalle primarie e non avrebbe probabilmente avuto né la forza né il supporto per essere il candidato repubblicano nel 1980.
L’intuizione di Helms sul Canale di Panama rese impellente comprendere quanto il tema avrebbe potuto permettere l’unificazione di tutti gli elettori di destra degli Stati Uniti sul lungo periodo. Dall’epifania in Carolina del Nord non passò molto tempo prima che gli stessi ultraconservatori sparsi per il Paese, scontenti della sconfitta repubblicana alle elezioni presidenziali del 1976 e insoddisfatti rispetto alla direzione che i trattati su Panama stavano prendendo, si attivassero per fare propria la battaglia in termini ideologici.
Se, infatti, l’interesse di Ronald Reagan per la questione scemò in seguito alla firma dei trattati Torrijos-Carter da parte del neoeletto presidente democratico Jimmy Carter, per i conservatori di ferro divenne una questione di patriottismo identitario: come il diritto all’aborto e il femminismo stavano segnalando un declino morale del Paese, anche la cessione del Canale di Panama, agli occhi degli ultraconservatori (fino a quegli anni divisi, latenti, senza un vero motore che li accendesse politicamente) significava debolezza e perdita della virilità con cui la politica estera statunitense era stata condotta fino agli inizi del Novecento.
Ed ecco che la destra più estrema non solo aveva trovato qualcuno che con coraggio veicolasse le proprie idee, ma si era anche ri-trovata, scoprendo la forza di fare massa su questioni specifiche e di attrarre consenso a catena: la cessione del Canale di Panama è stata, di fatto, proprio l’inizio dell’ascesa della Nuova Destra.
Il vigore con cui la Nuova Destra raccolse il testimone sulla questione di Panama permise ai suoi esponenti – tra cui lo stesso Richard Viguerie – di costruire credibili post-verità propagandistiche, veicolando la convinzione per cui il Canale era stato ceduto per iniziativa proprio del presidente Jimmy Carter.
Il pioniere del direct-mailing politico ha spesso pubblicamente insistito sulle responsabilità del presidente democratico, pur consapevole che i fatti, oltre che la storia, lo smentissero. Tuttavia, non è mai stato realmente importante: ciò che all’epoca era fondamentale è che il Canale di Panama si confermasse (come dimostrato nel corso delle primarie del 1976) una tematica no-loss per i conservatori.
Come ricorda Viguerie, il tema del Canale di Panama è stato un esempio di puro lobbying: 400.000 nuovi sostenitori dei conservatori, sempre più eletti contrari ai trattati inseriti nelle istituzioni, la convinzione diffusa che la Nuova Destra potesse avere una forza superiore al Partito Repubblicano in termini di coinvolgimento, potenza politica e capacità di ottenere risultati tangibili.
Che la rinuncia al possesso del Canale fosse una questione veramente contrariante per le masse statunitensi o meno (a vedere i sondaggi Gallupp del 1977, con solo il 47 per cento dei rispondenti opposto alla ratifica dei trattati Torrijos-Carter, si direbbe di no), ha comunque permesso alla Nuova Destra di sviluppare un racconto e una visione identificatrici, tradottesi poi in pura targetizzazione elettorale, efficienti raccolte fondi, editoriali critici in tutti i giornali, massicci interventi in radio e in TV.
Tra gli strumenti adottati anche la diffusione organizzata proprio dalla Nuova Destra di più di 100.000 copie del testo del deputato repubblicano Philip Crane – con introduzione scritta proprio da Ronald Reagan – intitolato Resa a Panama, con cui si argomentavano le ragioni dell’opposizione sfrenata ai trattati.
A riprova che la questione avesse una dimensione ideologica ed elettorale, le campagne tra il 1978 e il 1980 ebbero esiti incentrati sul Canale di Panama: come ricostruito dal giornalista Adam Clymer, i candidati che si presentarono con programmi intrisi di enfasi sulla questione di Panama riuscirono a sconfiggere senatori schieratisi a favore del trattato.
Secondo Clymer, per 5 dei 12 seggi in più guadagnati dai repubblicani nel 1980 fu la posizione sul Canale di Panama a fare la differenza; e senza quelle vittorie, i repubblicani non avrebbero guadagnato la maggioranza al Senato nei primi anni della presidenza Reagan.
Era quindi arrivato il momento: la sconfitta era diventata una incredibile e irripetibile opportunità. Le primarie del 1976 avevano aperto le porte a una visione per singole battaglie galvanizzanti, ideologiche, che muovevano le masse. Senza la paura della disfatta, Reagan non avrebbe ricercato una chiave di volta tanto necessaria alla sua campagna nel 1976; senza il Canale di Panama, non si sarebbe testata la responsività degli ultraconservatori; e, in ultimo, senza la scossa alla nascente Nuova Destra data proprio dalla questione di Panama, il volto del Partito Repubblicano non sarebbe mutato.
Con la lotta sulla cessione del Canale di Panama era iniziato quel momento della storia della destra statunitense in cui, per sopravvivere elettoralmente, era necessario essere più conservatore, più intransigente, più duro possibile. Con il Canale di Panama, era iniziato il reaganismo.
Ed è proprio in quella grammatica politica, fatta di sconfitte convertite in leva e di battaglie simboliche elevate a crociate identitarie, che Donald Trump non ha fatto altro che inserirsi, aggiornando il reaganismo al ventunesimo secolo e riprendendo da quei temi da cui tutto è iniziato.



