Vax o no vax? È questo il dilemma sportivo

Cosa comporta non essere vaccinato nelle maggiori leghe sportive americane?

Martedì scorso alle squadre NBA è arrivata la prima bozza delle regole che la Lega vuole applicare per la stagione che partirà il 20 ottobre con l’esordio dei campioni in carica, i Milwaukee Bucks guidati da The Greak Freak Giannis Antetokoumpo – di cui abbiamo parlato anche noi di Gambit qualche tempo fa – ed i Brooklyn Nets, che fra le loro fila hanno uno dei giocatori più influenti a non essersi probabilmente vaccinato, Kyrie Irving; ma cosa cambia per gli sportivi americani che non si sono voluti vaccinare?

In NFL I protocolli sono ormai chiari dopo quattro settimane di regular season, e le differenze fra i giocatori con almeno una dose di vaccino e quelli che non si sono voluti vaccinare sono molteplici, a partire dai test rapidi e molecolari a cui sono sottoposti i giocatori: se per un giocatore vaccinato i test sono solamente ogni sette giorni, i giocatori non vaccinati sono obbligati ogni giorno a presentarsi in anticipo al campo d’allenamento, in cui non possono entrare prima di aver ottenuto un risultato negativo ad un test rapido MESA (circa 45 minuti di attesa), con la procedura che rimane da seguire anche in caso di “giorno libero”, in cui i giocatori non vaccinati devono comunque effettuare un test rapido.

La differenza sostanziale, e la più importante in termini di team building e costruzione di “gruppo squadra”, si ha però nelle situazioni in cui solitamente una squadra è unita: i giocatori non vaccinati sono costretti a seguire i team meeting separati e ben distanziati dagli altri giocatori, negli spogliatoi ci devono essere almeno due metri di distanza fra i giocatori, con molte squadre che utilizzano un sistema “a turni” per garantire la massima distanza possibile, ed inoltre i giocatori non vaccinati sono costretti a mangiare separati rispetto agli altri per evitare contatti con i giocatori vaccinati.

Sono procedure e limitazioni che a lungo andare possono isolare i giocatori non vaccinati, con la NFL che pur non imponendo l’obbligo di vaccinazione per i giocatori così facendo sta provando a convincere tutti i suoi giocatori a vaccinarsi.
Denzel Perryman, linebacker dei Las Vegas Raiders, ad esempio ad inizio stagione ha dichiarato che non si sarebbe vaccinato, affermando che non fosse preoccupato delle limitazioni imposte ai giocatori no vai; dopo essere stato scambiato dai Carolina Panthers con i Las Vegas Raiders, il suo pensiero era cambiato:

Too many restrictions going on. Can’t even eat with my fellow brothers. I don’t like being an outcast.

Dopo qualche giorno è infatti uscita la notizia che il roster dei Raiders era uno dei tre roster in NFL, insieme a quello degli Atlanta Falcons e dei Tampa Bay Buccaneers, in cui il 100% dei giocatori ha fatto il vaccino, con Perryman che dopo aver testato sulla sua pelle le restrizioni imposte ai giocatori non vaccinati ha deciso di vaccinarsi.

Per quanto riguarda la NBA invece il protocollo non è ancora stato ufficializzato, con la NBPA, National Basketball Player Association, che non ha ancora fatto sapere le opposizioni al piano inviato settimana scorsa dalla NBA a tutte le squadre, ma sembra che si vada verso forti restrizioni per i giocatori non vaccinati, con l’impossibilità di mangiare insieme agli altri giocatori, l’obbligo di usare spogliatoi separati dagli altri giocatori, l’uso della mascherina in caso di “team meeting” od altra attività di squadra, e soprattutto l’impossibilità di potersi muovere dall’hotel o dalla propria casa in concomitanza con le partite, con l’eccezione possibile solo per fare la spesa, accompagnare i figli a scuola, ecc.

Come succede in NFL inoltre, i giocatori non vaxed saranno obbligati a test giornalieri per accertarne l’eventuale contagio, non previsti invece per i giocatori vaccinati, salvo qualche rara eccezione, come succede anche per eventuali quarantene: in caso di un contatto con un positivo, un giocatore non vaccinato sarà obbligato a sette giorni di quarantena preventiva, non prevista invece per giocatori vaccinati che otterranno un tampone negativo.

Il pericolo più grande però si avrà in quegli Stati in cui le leggi locali sono più dure: Andrew Wiggins, Golden State Warriors, e Kyrie Irving, Brooklyn Nets, due fra i più famosi giocatori a non essersi vaccinati, rischiano di non poter giocare le proprie partite in casa, a causa di leggi locali che glielo impediscono, salvo una prova di avvenuta vaccinazione, oppure una giustificazione dovuta ad una motivazione valida, con Wiggins che ad esempio ha già provato ad ottenere, fallendo.

LeBron James ha fatto sapere di essersi vaccinato solo settimana scorsa, dopo che per mesi lo ha tenuto nascosto per non «influenzare il giudizio delle persone».