L'insider trading di Stato nell'era Trump
Uso di informazioni secretate, manipolazione di mercato e smantellamento dei controlli. Ecco come Trump e il suo cerchio magico si stanno arricchendo sotto gli occhi del mondo
Prima regola del Trump Club: non parlare mai del Trump Club. La citazione sorge spontanea: nessuno ammetterà di far parte di un circolo segreto di persone dedite ad attività illecite. Tuttavia, il pattern è inequivocabile.
Sedici minuti che valgono miliardi
Sono le 6:49 di lunedì 23 marzo 2026. I mercati statunitensi sono ancora in pre-apertura. In Iran la guerra va avanti, il petrolio sale e il fine settimana si è chiuso con Trump che minacciava di bombardare le centrali elettriche iraniane. Nessun segnale pubblico di trattative, il contesto era chiaro: si stava andando verso l’escalation.
In quel momento, qualcuno compra. E compra forte. In sessanta secondi circa 6.200 contratti futures su petrolio Brent e WTI cambiano mano per un valore di 580 milioni di dollari. In simultanea, futures sull’S&P 500 per 1,5 miliardi di dollari vengono acquistati: un’attività da quattro a sei volte superiore alla norma per quell’ora, secondo i dati riportati da Anthony Scaramucci, ex Direttore delle comunicazioni della Casa Bianca sotto Trump.
Sedici minuti dopo, alle 7:05, Trump pubblica su Truth Social che esistono “conversazioni produttive” con Teheran e che gli attacchi sono rinviati. I prezzi del petrolio crollano e i mercati azionari schizzano. Quel posizionamento short sul greggio e long sulle azioni incassa profitti nell’ordine delle centinaia di milioni di dollari.
“Chi era? Trump? Un familiare? Un collaboratore della Casa Bianca? Questa è corruzione“, ha scritto il Senatore dem Chris Murphy su X.
Scaramucci è ancora più diretto: “Stanno guadagnando centinaia di milioni di dollari facendo trading su informazioni che esistono solo all’interno dell’ufficio più potente del mondo“. Questa è solo la punta dell’iceberg.
Un pattern sistematico
Quello del 23 marzo è l’ultimo episodio di una serie documentata da Alexander Osipovich e Jack Pitcher sul Wall Street Journal e da Zachary Basu su Axios con due articoli usciti lo stesso giorno, che ricostruiscono almeno quattro momenti distinti in cui operazioni di borsa anomale hanno preceduto di minuti annunci presidenziali capaci di muovere i mercati:
9 aprile 2025, Liberation Day. Alle 13:00 circa, prima dell’annuncio ufficiale delle 13:18 con cui Trump sospendeva per 90 giorni i dazi reciproci, esplodono le opzioni call sull’ETF SPY, le cosiddette opzioni 0DTE, cioè con scadenza lo stesso giorno, con uno strike a 509 dollari. “Assurdo, qualcuno sapeva”, commenta il data provider Unusual Whales, specializzato nell’individuare pattern di potenziale insider trading. Nelle ore precedenti, Trump aveva pubblicato su Truth Social “THIS IS A GREAT TIME TO BUY!!! DJT”, questo è il momento di comprare, firmato con le sue iniziali, che oltretutto coincidono col ticker di Trump Media & Technology Group, il cui valore salirà del 22% nella stessa giornata. El País calcola che un’opzione 0DTE nella configurazione giusta avrebbe potuto trasformare 100.000 dollari in 21 milioni nel giro di minuti.
10 ottobre 2025, dazi Cina. Due account sulla piattaforma crypto Hyperliquid aprono posizioni short su bitcoin ed ether. L’ultimo trade viene eseguito un minuto prima del post di Trump su Truth Social in cui minaccia dazi aggiuntivi del 100% su Pechino. I profitti si chiudono a 160 milioni di dollari.
2 gennaio 2026, Venezuela. Un trader anonimo su Polymarket, celeberrima piattaforma di scommesse su qualsiasi tipologia di evento e pressoché priva di vigilanza, accumula 34.000 dollari di scommesse sulla caduta di Maduro. L’ultima puntata viene piazzata alle 22:58. Meno di un’ora dopo, Trump ordina l’operazione militare che porta alla cattura del leader venezuelano. Il trader incassa oltre 400.000 dollari. L’identità resta ignota.
28 febbraio 2026, attacchi in Iran. La società di blockchain analytics Bubblemaps identifica un gruppo di sospetti insiders che realizza 1,2 milioni di dollari scommettendo sulla data esatta degli attacchi americano-israeliani. Uno di quegli account risulta collegato a un altro che aveva già scommesso proficuamente su attacchi alle installazioni nucleari iraniane l’anno precedente.
Su Polymarket, il venerdì prima dell’inizio della guerra con l’Iran, un’analisi del New York Times rileva sui dati blockchain più di 150 account di nuova creazione che piazzano centinaia di scommesse sull’imminenza di attacchi americani. Un singolo trader accumula quasi un milione di dollari in profitti realizzati con scommesse sull’Iran e Israele a partire dal 2024.
La domanda che nessuno ha il potere di porre
Il quadro documentato invita a una domanda che Paul Krugman, già premio Nobel per l’economia, pone nel suo Substack del 24 marzo 2026, intitolato Treason in the Futures Markets: “Una volta violata la linea che vieta di trarre profitto personale dall’accesso a informazioni classificate, la distinzione tra fare trading su segreti di Stato e venderli direttamente diventa sottile“. Krugman aggiunge la domanda più scomoda: le scelte su guerra e pace vengono prese anche in funzione dei movimenti di mercato che producono?
Anne Applebaum, nel saggio Kleptocracy, Inc., pone la stessa questione in termini strutturali: “Quante persone hanno beneficiato della conoscenza anticipata dell’inversione sui dazi? Non lo sappiamo. E il Dipartimento di Giustizia di Trump è improbabile che voglia scoprirlo. Viviamo nel buio, esattamente come le persone vivono nelle altre cleptocrazie.”
Lo smantellamento della SEC
In una situazione normale il sistema di sorveglianza sui mercati funziona in questo modo: le Borse, come NYSE e Nasdaq, dispongono di investigatori che monitorano le anomalie nei volumi; quando trovano qualcosa di sospetto, lo segnalano alla Securities and Exchange Commission, la SEC, che decide se aprire un caso formale.
I numeri sono documentati da Holland & Knight, studio legale specializzato in diritto finanziario, nel report annuale al 31 dicembre 2025: le azioni di enforcement della SEC contro società pubbliche sono crollate a un minimo storico. Solo 4 nuovi procedimenti sono stati avviati dopo l’insediamento del Presidente Paul Atkins, nominato da Trump nell’aprile 2025, contro i 52 dell’intera era del suo predecessore Gensler. I settlement monetari sono diminuiti del 45%, al livello più basso dal 2012. Il personale della divisione enforcement è stato ridotto di almeno il 15–20%. A marzo 2025 la SEC ha trasferito alla Commissione nella sua interezza l’autorità di aprire indagini formali. Peccato che la Commissione risponda direttamente al Presidente.
In altre parole, il controllore è sotto completo controllo del controllato.
Reuters, citando tre funzionari anonimi, riferisce che la principale responsabile dell’enforcement della SEC si è dimessa dopo che i vertici dell’agenzia le avevano impedito di perseguire i casi che toccavano la cerchia di Trump. Secondo Axios, nel 2025 l’amministrazione ha cancellato 159 azioni di enforcement federale contro 166 aziende, più di 30 delle quali avevano donato all’inaugurazione di Trump o alla sala da ballo della Casa Bianca. La Public Integrity Section del Dipartimento di Giustizia, creata dopo il Watergate per perseguire funzionari corrotti, è stata ridotta da 36 avvocati a 2, e privata dell’autorità di aprire nuovi casi.
Al Senato, i democratici hanno chiesto ad Atkins di aprire un’indagine. Risposta: nulla di fatto. Politico ha titolato senza giri di parole: “I democratici puntano tutto su accuse senza prove di insider trading, prendendo di mira i dazi di Trump.” La parola chiave è “senza prove”: per esserci ci sono, ma manca chi è incaricato di validarle.
Un sistema ben oliato
Il quadro che emerge è di un sistema in cui i conflitti di interesse sono stati normalizzati fino a diventare strutturali, parte fondante del tessuto connettivo del potere. Trump ha sospeso l’applicazione del Foreign Corrupt Practices Act, che vietava alle aziende americane di pagare tangenti all’estero. Ha ordinato lo stop al Corporate Transparency Act, che imponeva trasparenza sugli investitori anonimi. Ha dissolto il task force del DOJ contro gli oligarchi russi. Ha commissariato il Consumer Financial Protection Bureau. Ha licenziato in una notte 17 ispettori generali.
La famiglia Trump gestisce World Liberty Financial, un’iniziativa crypto che può funzionare come veicolo per pagamenti indiretti. Ne abbiamo già scritto su Jefferson: l’80% dei token $TRUMP è detenuto da entità riconducibili alla famiglia Trump. Secondo Chainalysis, i ricavi da trading sul token hanno superato i 300 milioni di dollari. Eric e Donald Trump Jr. hanno investito in aziende di droni che competono per contratti col Pentagono. Jared Kushner, il genero di Trump e uno degli inviati ai negoziati sull’Iran, sta raccogliendo miliardi per il suo fondo di private equity da governi del Golfo direttamente coinvolti nel conflitto. Donald Trump Jr. siede nel board di Polymarket e ha investito nella società tramite il suo fondo 1789 Capital.
A tutto questo si aggiunge un dettaglio che condensa il concetto di trasparenza secondo la Casa Bianca: nel suo discorso sullo Stato dell’Unione, Trump ha chiesto al Congresso di approvare lo Stop Insider Trading Act, che vieterebbe ai parlamentari di fare trading con informazioni privilegiate: attenzione, non ai componenti dell’esecutivo o al Presidente. Ai parlamentari.
La prima regola del Trump Club è negarne l’esistenza, ma i dati di Bloomberg, i contratti su Polymarket, i volumi di Cboe e i timestamp di Truth Social sono pubblici. I profitti sono registrati sulla blockchain. Il pattern è documentato da Wall Street Journal, Financial Times, Washington Post, Axios e New York Times.
I dati ci sono. Tuttavia, non li possiamo ancora chiamare prove perché chi ha l’autorità per farlo è stato legato e imbavagliato. Quell’autorità è stata revocata da chi ha tutto l’interesse a farlo: Donald Trump.






