Nel maggio dello scorso anno avevano fatto discutere i pesanti attacchi attacchi, lanciati su un podcast, del Segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr. ai giornali scientifici, tra cui i tre più famosi e consultati: The Lancet, il New England Journal of Medicine (NEJM) e il Journal of the American Medical Association (JAMA). Kennedy li aveva accusati di essere “corrotti”, in quanto pubblicano studi finanziati e approvati dalle case farmaceutiche, suggerendo quindi un loro controllo diretto su tutta la pubblicazione medico-scientifica.
Rivolgendosi poi direttamente agli scienziati dei National Institutes of Health (NIH), agenzia federale e principale finanziatore della ricerca sanitaria mondiale, RFK Jr. ha intimato che, se queste riviste non fossero cambiate radicalmente, sarebbe stato loro impedito di pubblicare, favorendo “riviste interne”, ossia controllate dal governo.
Queste dichiarazioni arrivavano quasi contemporaneamente alla pubblicazione di un rapporto della commissione Make America Healthy Again (MAHA), promosso da Casa Bianca e Dipartimento della Sanità sull’aumento delle malattie croniche tra i bambini, che è stato giudicato dagli esperti come inaccurato e pieno di inesattezze, ma che cita almeno per il 5 per cento del totale delle fonti quei tre giornali scientifici, come riportato da MedPage Today. Il rapporto accusa i medici di essere troppo influenzati dall’industria farmaceutica e, per questo motivo, di prescrivere troppi farmaci: questo sarebbe alla base dell’incremento delle malattie croniche nella popolazione pediatrica. L’American Medical Association (AMA) è stata accusata di essere responsabile per aver scoraggiato i sanitari a esprimere opinioni contrarie allo standard e gli scienziati a studiare eventuali reazioni avverse ai vaccini.
Poco dopo, il Dipartimento di Giustizia aveva inviato delle lettere a JAMA e NEJM per indagare sulla loro presunta parzialità. Una mossa che sa di lettera minatoria e intimidatoria, in cui veniva messo in dubbio il rigore scientifico delle riviste, senza però fare esempi concreti di una mancanza di imparzialità. Molti esperti legali hanno definito il fatto “senza precedenti”, ricordando che il Primo Emendamento protegge anche questo tipo di pubblicazioni.
A febbraio 2025, qualche mese prima delle dichiarazioni di Kennedy, il futuro direttore dei NIH Jay Bhattacharya ha aiutato a fondare un giornale scientifico alternativo alle pubblicazioni mainstream, il Journal of the Academy of Public Health, accusato di avere tra i fondatori personalità anti-establishment associate a disinformazione durante la pandemia. Lo stesso Bhattacharya era tra i firmatari della Great Barrington Declaration, un documento del 2020 che si opponeva ai lockdown e incoraggiava la costruzione dell’immunità di gregge facendo circolare il Sars-CoV-2 tra la popolazione più giovane.
Le dichiarazioni di Kennedy sono poi cadute nel vuoto ma hanno lasciato una coltre di minaccia. A essa si accompagnano i tagli ai fondi per la ricerca da parte della seconda amministrazione Trump, i licenziamenti del personale dei CDC, FDA e NIH e il tentativo di far passare attraverso canali ufficiali idee non scientificamente accurate basate su disinformazione e cherry picking. Queste ultime idee hanno portato a dichiarazioni più o meno bislacche, come quelle sulla presunta correlazione tra paracetamolo e autismo o sulla mancata efficacia dei vaccini, di cui abbiamo già scritto.
I giornali finiti nel mirino di RFK Jr. lo scorso anno sono tra i capisaldi della letteratura scientifica. Il NEJM pubblica dal 1812, JAMA dal 1883 e The Lancet (che è britannico) da più di duecento anni. Per chi è nel settore, sono delle certezze su cui si regge la ricerca scientifica mondiale. Tutti e tre vantano un rigorosissimo processo di peer-review, la revisione tra pari, che consiste in una valutazione oggettiva e indipendente del lavoro proposto da parte di esperti nel settore di riferimento. Tra tutti i lavori scientifici che arrivano al giornale, solo pochi vengono poi pubblicati.
È pur vero che in passato ci sono stati studi che hanno eluso questi sistemi, tra cui il famigerato studio Wakefield sulla correlazione tra vaccino MPR e autismo, pubblicato proprio su The Lancet nel 1998. Lo studio era sì stato pubblicato da un giornale autorevole, ma una successiva inchiesta del Sunday Times aveva rivelato la falsificazione di dati in un campione molto piccolo (12 bambini) e gravi conflitti di interesse di Wakefield, finanziato da avvocati che miravano a far causa proprio alle case farmaceutiche. Curioso come un caso simile di corruzione sia invece ancora la bandiera portante delle idee di figure come RFK Jr.
Ci sono anche casi di mock studies, spesso satirici o senza senso, in cui gli autori si muovono di proposito per rivelare eventuali falle nel peer-review o scovare i giornali cosiddetti predatory, che chiedono ingenti somme per la pubblicazione di un proprio studio. La maggior parte degli articoli, però, ha comprovata validità, soprattutto in giornali rilevanti come quelli sopracitati, che quando necessario agiscono tempestivamente per eliminare studi dubbi e pericolosi
È successo a giugno di quest’anno, quando la rivista Toxicology Reports ha ritirato uno studio che ipotizzava un legame tra vaccini e sindrome della morte improvvisa del lattante (SIDS). I redattori, infatti, hanno stabilito che i gravi difetti dello studio fossero tali da nuocere ai pazienti e rappresentare un pericolo per la salute pubblica. RFK Jr. ha mandato una lettera chiedendo spiegazioni alla rivista e ha divulgato i nomi degli esperti che hanno condotto la revisione (che di norma devono restare anonimi). Anche questo è stato letto come un tentativo di bullismo e di violare il Primo Emendamento da parte di Kennedy.
Come ricordato su AJMC, gli attacchi a questi giornali scientifici compromettono la ricerca pubblicata negli Stati Uniti. Suggerendo giornali direttamente controllati dal governo, Kennedy tenta di favorire una situazione in cui la buona scienza è solo quella di un autore o un gruppo di ricerca il cui lavoro scientifico viene approvato da persone vicine all’amministrazione. Il problema, però, è che i giornali scientifici non funzionano come la stampa quotidiana o le pubblicazioni periodiche: una volta che uno studio viene immesso nel sistema, questo viene poi citato perché utilizzato come base per altri studi a livello mondiale. E gli studi clinici sono, ad esempio, quello su cui si basano le decisioni su percorsi sanitari, trattamenti, terapie e misure di sanità pubblica che coinvolgono non solo gli Stati Uniti, ma tutti noi. Ci permettono di discernere ciò che è efficace e sicuro da ciò che è inefficace e pericoloso. A volte ci danno lo strumento per capire questioni di vita e morte.
La scienza beneficia del Primo Emendamento perché questo impedisce al governo di influenzare o bloccare la diffusione di informazioni. L’amministrazione corrente ha però interesse nel mettersi in mezzo perché il potere sulle informazioni scientifiche apre porte verso altri scopi. Pensiamo solo al blocco della ricerca su questioni sanitarie legate alla comunità LGBTQ+ o sulle patologie che colpiscono determinate etnie. È utile ricordare che, poco dopo il secondo insediamento di Trump, era comparsa una lista di parole proibite per le richieste di finanziamento per le ricerche scientifiche.
Una crisi che si riflette a cascata su chi lavora invece nella stampa specialistica, coloro che ogni giorno leggono questi studi e li traducono in modo fruibile per i non addetti ai lavori. Categoria di cui fa parte anche la sottoscritta. Ci si chiede se le informazioni che escono dalla ricerca americana saranno a questo punto di comprovata serietà e se non stiamo a nostra volta facendo del dolo a potenziali pazienti, violando un codice deontologico.
La scienza, e le pubblicazioni annesse, devono essere libere e assoggettate solo all’oggettività e al rigore; non a sedicenti paladini della libertà di parola e opinione, ma con la censura facile se non si dice quello che la loro realtà suggerisce sia la verità assoluta.



