Un assist alle compagnie petrolifere

Il peggior incubo per gli ambientalisti statunitensi (e non) è realtà: ripartono le trivellazioni al largo del Golfo del Messico

Lo scorso giugno il giudice federale della Louisiana, Terry Doughty, chiamato a giudizio per una causa intentata da tredici Stati, ha bloccato il provvedimento, adottato dall'amministrazione Biden all'indomani delle elezioni, che sanciva la moratoria sulla vendita dei contratti di locazione per le trivellazioni, giudicandolo in contrasto con la legislazione vigente.

La causa, presentata a marzo dello scorso anno dal procuratore generale della Louisiana Jeff Landry, al fianco dei procuratori generali degli altri dodici Stati (tutte personalità vicine al GOP), verteva sugli effetti, giudicati catastrofici, che lo stop alle estrazioni avrebbe causato all'economia dei rispettivi Stati. Considerazione ripresa dal giudice Doughty nella sentenza emanata a giugno, cui si aggiungono anche valutazioni relative alla limitazione dei poteri del Presidente stesso, cui non spetterebbe bloccare i contratti di locazione sulle terre federali, soprattutto se tutelati dalla legge.

È questa, dunque, la vera prima battuta d'arresto dell'amministrazione Biden sul fronte della lotta al cambiamento climatico. La sospensione dei contratti di locazione che Biden in campagna elettorale aveva promesso di mettere in atto una volta eletto, attirandosi le simpatie del mondo ambientalista, era stata indubbiamente una delle decisioni più importanti del neo Presidente. Simpatie destinate evidentemente a non perdurare, data la già difficile relazione del Presidente con le organizzazioni del mondo ambientalista, spesso contrarie alle sue posizioni, giudicate troppo prudenti.

Ora, a distanza di alcuni mesi, l'amministrazione Biden, che nel frattempo ha impugnato la decisione del giudice Doughty, si è decisa (o, per meglio dire, è stata costretta) a concedere in locazione quasi tutti i terreni disponibili nel Golfo del Messico, che corrispondono a circa 80 milioni di acri. Si stima che la vendita potrebbe portare in totale alla produzione di 1,1 miliardi di barili di greggio e di circa 125 miliardi di metri cubi di gas naturale. Numeri che inevitabilmente avvicinano l'amministrazione Biden, nonostante ogni buon proposito, all'amministrazione Trump, che detenne gli stessi livelli di produzione nelle piattaforme di estrazione in-shore e off-shore.

La risposta degli attivisti è stata immediata: il 31 agosto Earthjustice (organizzazione no-profit che si occupa di diritto ambientale), rivolgendosi alla Corte federale del Distretto di Columbia per conto dei gruppi ambientalisti Healthy Gulf, Sierra Club, Friends of the Earth e il Center for Biological Diversity, ha fatto causa al Segretario degli Interni Deb Haaland e al Bureau of Ocean Energy Management, per aver autorizzato l'avviso di vendita del contratto di locazione 257.

La preoccupazione del mondo ambientalista non è dovuta solamente, per intenderci, all'atto dell'estrazione in sé ma agli effetti che l'uragano Ida ha causato nel Golfo del Messico e in particolare in Louisiana, dove centinaia di edifici sono stati rasi al suolo e circa un milione di persone sono rimaste senza elettricità. Ida, dicono gli attivisti, ha mostrato ancora una volta quali sono gli effetti del cambiamento climatico: l'uragano è passato in solo un'ora dalla categoria 3 alla 4, lasciando attoniti gli esperti, che iniziano ad avanzare le prime ipotesi su come il cambiamento climatico abbia contribuito, anche in questo caso, ad aumentarne la potenza (ne avevamo parlato qui).

Una delle motivazioni che ha portato le organizzazioni a passare alle azioni legali è l'analisi condotta dal Bureau of Ocean Energy Management sulle condizioni dei fondali della costa Sud e Ovest del Paese, da tempo giudicata obsoleta e inadeguata a dar conto degli effetti delle trivellazioni sugli ecosistemi marini che abitano quei luoghi. Il documento, conosciuto con il nome di "Record of Decision" ed emanato nel 2017, nel pieno dell'era del negazionismo trumpiano, avrebbe consentito all'industria petrolifera di continuare a trarre profitto dalle estrazioni.

Secondo Devorah Ancel del Sierra Club, «l'amministrazione ha l'obbligo di valutare le nuove informazioni sul cambiamento climatico prima di intraprendere un'azione così sconsiderata. Non farlo è completamente fuori luogo rispetto all'impegno assunto dal presidente Biden per affrontare in modo significativo la crisi climatica». La partita, per ora, è ancora aperta.