Una California che (non) ci si può permettere
La sanità universale torna al centro della corsa governatoriale californiana, tra promesse elettorali e realtà politiche che non cambiano
“Una California che ti puoi permettere” è la scritta che campeggia sul bus della campagna elettorale di uno dei candidati per le primarie dem in California, il miliardario Tom Steyer, mentre posa sorridente circondato da un gruppo di infermiere in sgargianti divise rosse. Un dejà vu: una foto simile è comparsa otto anni fa, ma con Gavin Newsom, il governatore uscente del Golden State. Le infermiere in rossi di quegli scatti appartengono alla California Nurses Association. La California Nurses Association è il sindacato di categoria più grande dello Stato e principale promotore di CalCare, una proposta di single-payer healthcare (sanità a pagatore unico) che in California ha una storia lunga e accidentata e, come sta dimostrando la campagna elettorale, è ancora terreno di battaglia per i democratici.
Un miraggio, quello di una sanità universale, che sta diventando un tema centrale progressista e che secondo gli analisti in California, a pochi mesi dalle midterm e dalle elezioni governatoriali, è una prova del nove.
Vi abbiamo parlato già quattro anni fa su Jefferson di come l’assistenza sanitaria a pagatore unico fosse meno impopolare rispetto al passato, soprattutto tra i democratici. Questo modello prevede un ente unico (lo Stato) che raccoglie i fondi e paga le spese mediche di tutti, senza l’uso di assicurazioni private. È simile a quello del vicino Canada, al nostro SSN o al NHS britannico, che sono anche erogatori dei servizi sanitari.
Gavin Newsom ne aveva fatto il suo cavallo di battaglia nel 2018. “Sono stufo dei politici che dicono di essere favorevoli all’assistenza sanitaria a pagatore unico, ma che è troppo presto, troppo costoso o che è un problema di qualcun altro”. Come si può immaginare, nulla di fatto. Gavin Newsom non ha mantenuto la sua promessa virando su altre misure sanitarie, complici anche i 400 miliardi di dollari all’anno stimati per sostenere la single-payer healthcare. Eppure la promessa disattesa è tornata in auge con la proposta di CalCare che, nonostante i continui fallimenti legislativi, è più viva che mai.
Perché la sanità è così importante in California?
Un sondaggio di quest’anno commissionato dalla California Nurses Association ha rilevato che quasi due terzi degli elettori (64 per cento) affermano che il sistema sanitario californiano necessita di riforme. Il 42 per cento pensa che è sempre più difficile permettersi l’assistenza sanitaria e il 33 per cento ha rinunciato o ha rimandato le cure a causi dei costi elevati. Tra gli elettori democratici californiani, l’86 per cento sostiene un sistema di sanità a pagatore unico. La metà di tutti gli elettori e il 76 per cento dei democratici sono propensi a sostenere un candidato governatore con una proposta per un sistema sanitario a pagamento unico.
Sondaggi meno di parte stanno mettendo in luce la preoccupazione e l’ansia degli americani per i costi sanitari sempre più alti e la paura di non poterli sostenere: un argomento che aveva già iniziato prendere piede alle elezioni presidenziali del 2024 e oggi si rinforza all’alba delle midterm. Un terzo degli adulti negli Stati Uniti ha dovuto fare una scelta per permettersi le spese mediche, tra cui guidare meno, saltare i pasti, ridurre le medicine o chiedere prestiti.
La California, nello specifico, è in deficit per il quarto anno di fila e i suoi programmi di copertura sanitaria rafforzati e estesi da Newsom come Medi-Cal sono minacciati dai tagli dell’amministrazione Trump. Si stima che, per via delle scadenze dei sussidi federali, quest’anno mezzo milione di californiani perderanno Medi-Cal, con una previsione di 1,8 milioni di persone lasciate senza copertura in futuro. Altre centinaia di migliaia perderanno la copertura tramite Covered California, il mercato assicurativo dello Stato che consente a individui e piccole imprese di acquistare un’assicurazione sanitaria privata a tariffe agevolate. Tra le persone più colpite, ovviamente, i membri delle minoranze: immigrati, persone LGBTQ+, disabili e famiglie meno abbienti.
E qui entra in gioco CalCare. Promossa appunto dal sindacato degli infermieri californiani, la prima proposta di legge, la AB 1400, è stata depositata nel 2021 dal deputato democratico dell’assemblea della California Ash Kalra, salvo poi essere ritirata. La sua storia tortuosa arriva fino ad aprile di quest’anno, con l’ennesimo fallimento di una nuova proposta sempre da parte di Kalra, la AB 1900, che non è nemmeno arrivata in Assemblea.
Il bivio
In una situazione simile, un sistema sanitario a pagatore unico è una promessa appetibile, nonostante il suo fattuale fallimento. Cavalcarla è dunque un modo per guadagnare voti.
Quasi tutti i candidati democratici alla corsa governatoriale in California hanno dichiarato la loro disponibilità a trovare un sistema per implementare la sanità a pagatore unico. Tom Steyer, che citavamo sopra, ha ottenuto l’endorsement del sindacato degli infermieri dopo aver fatto della sanità il pilastro centrale della sua campagna elettorale, nonostante la sua opposizione nel 2020. Ha evidentemente cambiato idea, dichiarando che non sarà facile implementare la single-payer healthcare ma supportando comunque la proposta di Kalra e guadagnandosi anche il suo endorsement.
Katie Porter, ex deputata per la California, era scettica all’inizio non per motivi ideologici ma per via della fattibilità di una single-payer healthcare, salvo poi cambiare idea e impegnarsi a portare, se eletta, il sistema a pagatore unico. I fanalini di coda dei sondaggi Antonio Villaraigosa e il sindaco di San Jose Matt Mahan non sostengono invece la single-payer healthcare..
Xavier Becerra, il candidato dem favorito dopo il ritiro di Eric Swalwell e che andrà quasi sicuramente a sfidare il contendente repubblicano a novembre, è forse il più interessante da questo punto di vista. L’ex Segretario alla salute dell’amministrazione Biden supporta la sanità pubblica universale da ben trent’anni. Tuttavia, ha di recente ammorbidito la sua posizione sostenendo Medicare For All — l’estensione della copertura federale primaria di Medicare a tutti e non solo agli over 65 — e dichiarando di avere altre priorità, tra cui salvare Medi-Cal dai tagli federali. Dietro la giravolta parrebbe esserci la ricerca dell’endorsement della lobby dei medici, la California Medical Association, da sempre contraria a CalCare.
Quello di Becerra sembra un autogoal, considerata l’arena di dibattito democratico in California. Tuttavia, come fa notare Larry Levitt, esperto di sanità di KFF ed ex policy adviser della Casa Bianca, non tutti gli elettori capiscono che significa il concetto di single-payer healthcare, a volte confondendolo con appunto Medicare for All, uno slogan ricorrente e con una storia ben precisa.
Sembra quasi che i candidati sfruttino quest’ignoranza elettorale come magnete. Quello che interessa agli elettori è che la sanità sia accessibile, non importa come la si chiama. L’importante, quando si è in campagna elettorale, è ottenere l’endorsement giusto. Il sogno di una single-payer healthcare, così come dimostra CalCare, è morto in partenza, come molti analisti sostengono. Il precedente di Gavin Newsom insegna, così come la necessità di avere un’approvazione a livello federale che, come possiamo immaginare, non arriverà mai da Donald Trump.
A proposito di Donald Trump, l’argomento della sanità pubblica ha toccato anche casa GOP. Come c’è da aspettarsi, i candidati repubblicani rifiutano la sola idea di sanità pubblica. Un esempio su tutti è Steve Hilton, il favorito e il candidato sostenuto da Donald Trump. Britannico trapiantato negli States e imprenditore della Silicon Valley, commentatore politico di Fox News ed ex advisor di David Cameron, Hilton porta avanti l’agenda del Presidente con la sua (forse) esperienza personale: se i californiani accettassero un sistema a pagatore unico dovrebbero pagare più tasse, altissime, per una sanità scadente, come nel suo nativo Regno Unito con l’NHS. Piuttosto, dice, bisognerebbe tagliare la sanità gratuita ai migranti (illegali) e ricacciarli indietro. Scontato.
Al di là degli slogan elettorali, trasformare un intero sistema richiede appunto fondi e molto tempo, in un progetto a lungo termine. Ce lo insegna il Vermont, l’unico Stato che ha fatto passare una legge per la single-payer healthcare ma che l’ha poi ritirata perché non si trovavano i fondi necessari.
La sanità californiana è a un bivio tra la promessa elettorale e la realtà: una mancata aderenza che è normale nel processo politico, ma che qui ha una valenza maggiore. C’è oggettivamente un problema, ma la realtà indica un percorso lungo e difficile che, se si fosse fortunati, potrebbe convertirsi in un piano di due decadi. I democratici devono difendere il loro bastione, blu dal 2006, ma che non è immune all’erosione di OBBB di Trump. Nessuno lo è, e per molti non è più una California che ci si può permettere. Questo i dem, purtroppo, lo sanno bene; così bene da risalire su un vecchio carro sapendo benissimo dove andrà a finire. Da nessuna parte.



