UFC Freedom 250: il tragico spettacolo dell'ultimo trumpismo
I combattimenti di MMA tenuti alla Casa Bianca ci ricordano tutto ciò che oggi rappresenta la presidenza: esibizionismo, corruzione e megalomania
Nel fare gli auguri all’amministratore dei centri dei servizi Medicare e Medicaid Mehmet Öz per i suoi 66 anni, Donald Trump ha ammesso di non essere particolarmente emozionato per il suo ottantesimo compleanno. Un numero che pare far paura al presidente il quale, nonostante la sua apparente sicumera, forse non riesce a rifuggire il timore della morte.
Può essere questo il motivo per cui, al sovvenire della data, Trump tende a festeggiare in pompa magna, riconfermando il suo potere terreno in vista di un futuro ignoto. Il 14 giugno del 2025 il presidente ha celebrato il suo compleanno —che cade, guarda caso, il Giorno della Bandiera (Flag Day) — con una costosa parata militare, dedicata, almeno formalmente, al duecentocinquantesimo anniversario della nascita dell’esercito statunitense.
Quest’anno, Trump ha avuto un’idea ancora migliore. Ha reso la Casa Bianca teatro di un evento sportivo senza precedenti: una serie di combattimenti di Mixed Martial Arts (MMA) organizzati dalla Ultimate Fighting Championship (UFC). Si tratta di UFC Freedom 250, che si è tenuto per celebrare i 250 anni della dichiarazione d’indipendenza.
Parliamo di un avvenimento di proporzioni epocali: il South Lawn della Casa Bianca ha ospitato l’Ottagono, dove hanno avuto luogo i combattimenti veri e propri di fronte a un’audience di circa quattromila persone, tra parenti di Trump, membri del cabinet come il Segretario della Salute e dei Servizi Umani Robert F. Kennedy Jr., amministratori delegati come Mark Zuckerberg di Meta e componenti dell’esercito.
Nel parco antistante, l’Ellipse, 85.000 ospiti hanno partecipato gratuitamente a tre giorni di celebrazione che includevano uno stunt di motocross, un concerto country-rock e, ovviamente, il watch party dei combattimenti. L’evento nel suo complesso è costato circa 60 milioni di dollari: una spesa sostenuta principalmente dall’UFC, che, nonostante la pubblicità e le sponsorship, è andata in perdita. Lo stesso amministratore delegato Dana White, infatti, afferma di non potersi permettere di ripetere lo spettacolo in futuro.
L’evento non ha mancato di suscitare numerose critiche che riguardano diversi aspetti che contraddistinguono l’era politica di Donald Trump.
L’esibizionismo trumpiano e la sacralità della Casa Bianca
In primo luogo c’è l’esibizionismo. Una serie di cage fights nel giardino della Casa Bianca — organizzate, sebbene in perdita, come un evento privato — può sembrare inappropriata, data la natura istituzionale del luogo.
Non aiuta certo vedere l’effetto dei festeggiamenti sui prati dell’Ellipse e del South Lawn, ridotti a un triste misto di erba gialla e terriccio, come si nota da una foto diffusa da Reuters. Si stima che i costi per riportare il verde al suo stato originale, uniti a quelli di sicurezza, di assistenza medica e di chiusura delle strade, si aggirino intorno a diversi milioni di dollari.
A un certo punto, addirittura, in un discorso a seguito di un combattimento uno dei combattenti ha ripetuto la nota teoria del complotto secondo cui Michelle Obama è biologicamente un uomo. Secondo CNN, in quel momento Trump ha abbozzato un sorriso.
Solo un’altra espressione della democrazia?
L’evento potrebbe essere scambiato per una semplice celebrazione del volere popolare. Non sono forse, qualcuno potrebbe obiettare, cambiati i tempi? Non è forse lodevole che la Casa Bianca divenga un luogo dove tutti gli americani si possano unire dietro allo sport?
Non è così. Qualcosa di simile accadde nel marzo del 1829, dopo l’inaugurazione del settimo presidente degli Stati Uniti, il democratico Andrew Jackson. Migliaia di persone affollarono la Casa Bianca per festeggiare la vittoria di un uomo che rappresentava, con tutti i suoi difetti, due nuovi paradigmi: la democrazia popolare e il conseguente populismo.
Il disordine creato fu così intenso che il presidente dovette scappare di nascosto, forse addirittura da una finestra, ed enormi contenitori di whisky furono piazzati fuori dalla Casa Bianca per attrarre i celebranti all’esterno. Ma sebbene i danni al mobilio, ai piatti e ai cristalli avessero spinto molti a chiamarlo con disprezzo una “massa disordinata”, quel gruppo di persone era un potente esempio del sopravvenire del potere del popolo: la democrazia jacksoniana ebbe inizio, simbolicamente, quel giorno.
Ma, sebbene Trump stesso abbia più volte espresso apprezzamento per Andrew Jackson, i combattimenti del 14 giugno hanno poco a che vedere con la democrazia e molto a che vedere con un’autocelebrazione che pare più il marchio di un regime autoritario che quello di un Paese democratico.
Le due chiavi di lettura più adeguate sono dunque la corruzione e la megalomania.
Come la famiglia Trump usa l’evento per fare cassa
In primo luogo, l’evento è stato un ulteriore esempio del conflitto di interessi e della disonestà che si è manifestata sin d’ora con la presidenza Trump. L’evento è stato definito “the hottest ticket in Trumpworld”, ossia “la strada migliore per entrare nel mondo di Trump”.
Tra i miliardari che hanno partecipato era presente David Ellison, l’amministratore delegato di Paramount Skydance, la cui società ha recentemente ottenuto il via libera dal Dipartimento della Giustizia per una fusione con Warner Bros. Discovery. L’evento è stato trasmesso inoltre per intero sulla piattaforma di streaming Paramount+, dove ha segnato il record per la diretta più vista nella storia del servizio.
Trump non si è inoltre fermato qui: la Trump Organization ha avviato una collaborazione con la UFC per vendere monete dorate commemorative dedicate all’evento, con i volti di Trump e Dana White impressi. I “preziosi” arrivano a costare sino a 12.000 dollari. Per non parlare dei recentissimi investimenti di Trump nel gruppo TKO, affiliato all’UFC.
Un altro tassello del mosaico di un megalomane
L’evento, inoltre, non ha mancato di mettere in mostra le manie di grandezza di Trump. In un video su TikTok, il presidente ha, a sua detta per scherzo, ipotizzato di mantenere l’impalcatura delle luci (soprannominata “The Claw”) anche dopo la conclusione dell’evento. Nella sua dichiarazione, Trump ha paragonato la struttura, che peraltro è più alta della Casa Bianca, alla Tour Eiffel che, com’è noto, non doveva inizialmente essere un’installazione permanente.
Inoltre, sebbene ufficialmente la causa sia “logistica”, l’evento è di nuovo coinciso con il compleanno di Trump, invece di avere luogo nella data dell’anniversario vero e proprio della dichiarazione d’indipendenza, il 4 luglio. Addirittura, a un certo punto, alcuni membri del pubblico hanno cantato “buon compleanno” al presidente. Il tutto coronato dalla nota canzone dei Village People YMCA, notoriamente amata da Trump.
Risulta dunque sensato accodarsi alle ampie critiche provenienti dalla politica, tra cui spiccano le dichiarazioni di Hillary Clinton. L’ex first lady afferma che la Casa Bianca non è la casa del presidente, ma è del popolo americano. “Not his house, our house” è lo slogan presente su una nuova linea di merchandise che Clinton ha lanciato per finanziare futuri candidati democratici.
Una riflessione politica su UFC Freedom 250 è necessaria
Insomma, sebbene l’evento, come spiegato da Joe Rogan, sia stato senza dubbio epocale per lo sport dell’MMA, il suo significato politico non può essere ignorato. UFC Freedom 250 è un immagine nitida delle contraddizioni del trumpismo, di un populismo che ormai sembra destinato a una deriva di autoritarismo e corruzione, lontano dalle sue antiche origini democratiche.



