Via le trivelle dall'Arctic National Wildlife Refuge

La foresta di Tongass, polmone verde dell’Alaska, è una delle più grandi foreste pluviali temperate al mondo. Cosa succederà dopo che l'amministrazione Trump le ha revocato lo status di area protetta?

Tra le varie iniziative che il presidente Joe Biden vorrebbe portare a termine per la preservazione del territorio dell'Alaska, vi è lo stop alle licenze, precedentemente fornite dall'amministrazione Trump, che consentivano alle compagnie petrolifere di trivellare il territorio dell'Arctic National Wildlife Refuge. La decisione sarà in vigore fino all'arrivo dei nuovi dati sull'eventuale mpatto ambientale delle attività esplorative, che potrebbe portare alla conferma del fermo. 

La foresta di Tongass, polmone verde dell'Alaska del sud-est, è una delle più grandi foreste pluviali temperate al mondo ed è rimasta intatta fino a novembre 2020, quando l'amministrazione uscente a guida Trump ha revocato lo status di area protetta alla foresta e ha ufficialmente dato il via al disboscamento dell'area. Il patrimonio un tempo incontaminato e considerato il polmone verde dell'Alaska, si estende per circa 70.000 km² nel sud-est dello Stato ed è protetto dal 2001 dal Roadless Area Conservation Rule, un regolamento adottato dall'amministrazione Clinton che proteggeva circa 60 milioni di acri di terreno boschivo dagli interventi stradali e limitava fortemente interventi di disboscamento e di estrazione mineraria. 

L'intervento di Trump avrebbe previsto anche l'avvio delle trivellazioni nell'area, un tempo protetta, dell'Arctic National Wildlife Refuge e la pubblicazione del bando per le candidature delle compagnie energetiche interessate ad acquistare i diritti per esplorarla e sfruttarla. 

A fine settembre il Dipartimento dell'Agricoltura ha sostenuto la possibilità di poter disapplicare le norme previste dal Roadless Area Conservation Rule, dando il via libera allo sfruttamento dell'area e mettendo a repentaglio la preservazione dell'habitat della foresta, essenziale per la sopravvivenza delle specie presenti sul territorio. 

L’inversione di marcia di Biden segna (per ora) la fine delle trivellazioni nell'area e il ripristino delle tutele previste dal Roadless Rule, ma secondo i suoi oppositori frenerebbe buona parte della crescita economica dell'economia del sud-est dell'Alaska. Tuttavia, questa è solamente una delle due facce della medaglia che rischierebbe di dar adito ad una visione distorta delle possibilità di sfruttamento economico dell'area. Se infatti si guarda al potenziale di due altri comparti fondamentali per lo Stato, ovvero la pesca e il turismo, solo quest'ultimo impiega il 18% della forza lavoro presente sul territorio.

Inoltre, secondo National Geographic, la foresta del Tongass consente attualmente il riassorbimento di circa l'8% delle emissioni di gas serra prodotte negli Stati Uniti e il potenziale di stoccaggio di carbonio potrebbe addirittura aumentare se nell'area venisse totalmente abolita ogni forma di disboscamento. Senza il ripristino del Roadless Rule, l'ecosistema che la foresta ospita e l'insieme delle specie che convivono nell'area rischierebbero di essere seriamente compromesse con danni a lungo termine per l'ecosistema e per le popolazioni native dell'Alaska. 

Basti pensare che il Tongass non solo ospita la più grande popolazione di orsi bruni del pianeta ma offre le condizioni ottimali per la riproduzione del salmone selvaggio, l'equivalente dell'80% del pescato nell'Alaska del Sud, per un valore annuale di 60 milioni di dollari. Interventi di disboscamento causerebbero enormi danni all'ecosistema, provocando il deflusso di materiali come limo e terriccio nei corsi che ospitano le uova in fase di incubazione o favorendo la formazione di dighe che disorientano i pesci nel loro percorso migratorio.

Il mondo ambientalista auspica un rientro definitivo nei parametri di tutela dell'area e ha naturalmente accolto favorevolmente la decisione presidenziale. Ciononostante, alcuni scienziati esperti di cambiamento climatico, riunitisi insieme ad altri attivisti nella neonata Tongass Coalition, sostengono la necessità di creare una riserva nazionale che permetta un maggiore stoccaggio di carbonio nella foresta e passi attraverso protezioni federali di natura permanente a protezione degli alberi secolari e delle foreste su tutto il Paese.