Nell’agosto del 2025, dopo diverso tempo lontano dai principali palcoscenici politici, la First Lady Melania Trump è tornata con una serie di importanti apparizioni pubbliche, incentrate sul tema dell’intelligenza artificiale.
È stato nel corso di un incontro ufficiale alla Casa Bianca della Task Force on Artificial Intelligence Education, infatti, che Melania ha tenuto il primo discorso pubblico dal 13 luglio 2025 avendo optato, dall’inizio del secondo mandato di Donald Trump, per un profilo basso, lontano dal 1600 di Pennsylvania Avenue.
“The robots are here”, ha dichiarato la First Lady con una retorica quasi distopica. Seppure il tema dell’AI desti legittime preoccupazioni anche — e soprattutto — tra gli esperti del settore, il tono dell’intervento è stato mantenuto positivo perché, secondo Mrs. Trump, si tratta del “più grande motore di progresso nella storia degli Stati Uniti d’America”.
In quell’occasione sono state gettate le basi di un’importante operazione politica che unisce oggi la First Lady e il tema dell’utilizzo dell’AI: come rendere accettabile qualcosa di genericamente rischioso e difficile da comprendere? La risposta è semplice: umanizzandolo.
Sin dai suoi primi interventi pubblici sul tema, Melania Trump ha legato il tema dell’uso dell’AI all’educazione dei minori, con la metafora di un bambino da crescere di cui gli statunitensi si devono collettivamente assumere la responsabilità educativa.
Un’apparizione che, di fatto, ha preparato il terreno per il suo ruolo di guida della Artificial Intelligence Challenge voluta dal Presidente e rivolta a studenti ed educatori, dalla scuola dell’infanzia sino alla scuola superiore.
Qual’è però la formazione della First Lady sul tema? Le uniche prove rintracciabili di un pregresso rapporto tra Melania e l’AI sono la creazione di un audiolibro tratto dalle memorie di Mrs. Trump attraverso il ricorso all’intelligenza artificiale e il suo supporto al Take It Down Act, norma che cerca di mettere un freno alla condivisione non consensuale di materiale intimo e di deep fakes in rete. In quell’occasione la retorica della First Lady rispetto all’intelligenza artificiale appariva differente e meno propositiva: Melania Trump aveva definito all’epoca i social media e l’AI delle “caramelle digitali” per le nuove generazioni, suggerendo dinamiche di fascinazione dalle possibili conseguenze nefaste.
Come anticipato, la temporanea negatività è stata presto abbandonata in favore di una narrazione sfavillante del ruolo cruciale dell’intelligenza artificiale nell’educazione dei minori: avviando una diretta collaborazione con Zoom e con il suo CEO, Eric Yuan, Mrs. Trump è tornata ad intervenire sul tema, definendo il tempo presente come “l’era dell’immaginazione” e della curiosità, il cui motore principale è una benefica AI a misura di giovani.
Perché, quindi, se “i robot sono qui”, non aprire loro le porte della Casa Bianca? È quanto accaduto lo scorso marzo, quando Melania Trump si è fatta anticipare e introdurre da un robot umanoide prodotto negli Stati Uniti. Il robot in questione era Figure 03, e ha avuto l’onore di inaugurare il summit del Presidente sul tema dell’AI nell’educazione dei giovani.
Secondo Melania si tratta di un momento epocale per il Paese, che dovrebbe iniziare a dirigersi verso l’introduzione di robot umanoidi come Figure 03 in ogni aula scolastica degli Stati Uniti, dato che questi robot rappresentano il “futuro dell’AI nella forma degli esseri umani”.
A partire da queste premesse, si è assistito a un inesorabile crescendo di apparizioni pubbliche della First Lady legate al rapporto tra studenti e AI: è stata lei a presenziare, infatti, agli AI Challenge National Champion Awards, che hanno visto concorrere più di ventimila studenti delle scuole superiori, che hanno presentato progetti sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale in ambito sanitario, di sicurezza pubblica e indagini criminali.
Il protagonismo di Melania sul tema non è passato inosservato, generando un’ilarità diffusa sui media cartacei e televisivi: da chi suggerisce che i discorsi sull’AI di Melania nascano da stimoli dati in pasto a ChatGPT a chi, come Jimmy Kimmel, arriva a teorizzare ironicamente che la stessa First Lady sia un prodotto dell’intelligenza artificiale.
La propaganda edulcorata di Mrs. Trump non si ferma tra le stanze della Casa Bianca. La First Lady la sta portando nelle scuole: a settembre, Melania ha visitato una scuola elementare in una cittadina rurale del North Carolina, Jefferson: ha donato alla Mountain View Elementary School abbonamenti per piattaforme AI e computer adatti al loro utilizzo.
Il rarissimo viaggio in solitaria della First Lady è capitato in un momento cruciale: negli stessi giorni, infatti, Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, ha richiesto a gran voce un rallentamento globale nello sviluppo dell’intelligenza artificiale, in una lunga opinione scritta che ha ricevuto l’appoggio di diversi altri leader del settore.
In quel momento c’è stato un lieve cambio di regime narrativo: in una delle ultime apparizioni a FOX Business, Melania Trump ha insistito sul rimanere “all’erta” nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale, smorzando i toni rispetto alle dichiarazioni precedenti. Questo apparente ritorno alle origini non ha motivazioni chiare: non è dato sapere se si tratti di un passo indietro dovuto anche agli appelli allarmistici dei principali personaggi del mondo dell’AI.
Ciò che è certo è che le parole di Melania non corrispondono ai toni del presidente Trump che, diversamente dalla sua First Lady, continua a idealizzare quella che ormai chiama “Super Intelligenza”.
In un simile panorama, se davvero “i robot sono qui”, resta da capire chi ne stia davvero dettando l’agenda tra le mura della Casa Bianca: l’entusiasmo sfrenato dei mercati e del Presidente, o la prudenza di una First Lady che, dopo aver provato a diventare la migliore amica dell’algoritmo, sembra aver di nuovo ricordato che perfino le “caramelle digitali” possono rivelarsi indigeste.



