La teoria della Terra cava? Ha generato ottima letteratura

Come le tesi parascientifiche di un cialtrone hanno contribuito ai capisaldi della letteratura mondiale.

Il nome di John Cleves Symmes, ex capitano della U.S. Army durante la guerra del 1812 e nipote dell'omonimo delegato al Congresso Continentale, suggerirà ben poco alla maggior parte dei lettori. Eppure tutti sono inciampati almeno una volta nella famigerata teoria di cui è il misconosciuto (ri)fondatore, quella della Terra Cava: avanzata invero per la prima volta nel XVII secolo nientemeno che dal grande astronomo Edmond Halley; variamente confutata ed altrettanto variamente ripresa nel corso del XIX e XX secolo dai circoli esoterici e teosofici di mezzo mondo; elegantemente accennata da un autore a suo modo di culto come Ferdynand Ossendowski in Bestie, uomini, dei, e così coniugata con un certo orientalismo di maniera che sin dai primi del Novecento aveva eletto l’Asia Centrale a principale oggetto di interesse, essa costituisce ancor oggi un segmento importante di subculture, sette religiose e teorie del complotto.

Non solo: la Terra Cava ha preso stabilmente dimora anche nell’immaginario popolare grazie ad un vasto assortimento di fumetti, film e serie tv che spaziano dai mondi perduti à la Conan Doyle sino agli UFO nazisti in Antartide: e i ghiacci polari costituiscono parte integrante di questa storia sin dai suoi esordi.

Symmes iniziò a diffondere la “propria” teoria attorno al 1817, dapprima nella corrispondenza privata indirizzata a congiunti ed amici, quindi a partire dal 1820 anche in pubblico: ma si può pacificamente concludere che sino a questo momento l’attività del nostro, fattosi oramai conferenziere nell’area di Cincinnati, fosse accolta da reazioni che andavano dallo scetticismo al ridicolo.

Fu solo attorno al 1824 che lo scrittore statunitense Jeremiah Reynolds, convertitosi al verbo di Symmes, decise di scendere in lizza per dimostrare la fondatezza delle idee del suo mentore, il quale aveva previsto l'esistenza - presso i due poli - di convenienti tunnel di accesso al cuore cavo del pianeta. Reynolds doveva essere ben più abile pubblicista e oratore per arrivare, già l'anno successivo, ad organizzare un tour di conferenze capace di toccare le città di Philadelphia, Baltimore, Boston e New York; le idee di Symmes avevano infine travalicato gli angusti limiti dello Stato dell’Ohio, consacrando la Hollow Earth Theory presso il grande pubblico americano. 

In capo a quattro anni di indefessi sforzi ne nacque una spedizione finanziata da privati – il neoeletto presidente Andrew Jackson aveva saggiamente bocciato l’ipotesi di un concorso governativo – che nel 1829 salpò da New York alla volta dell'Antartide. Questa sconclusionata impresa navale, che trascorse la massima parte del tempo comodamente accampata a Valparaíso, stante l'ostinato rifiuto degli equipaggi a farsi condurre a morte certa fra i ghiacci da un ingegnoso dilettante come Reynolds, fu motivo di ispirazione per due fra i più grandi romanzi statunitensi del XIX secolo.

Le pittoresche rodomontate di Reynolds, che tornato in patria millantò esperienze mirabolanti che mai aveva mai vissuto, ispirarono infatti Edgar Allan Poe nel redigere il suo The Narrative of A. Gordon Pym of Nantucket, pubblicato per la prima volta in volume nel 1838. Come e quando Poe fosse entrato per la prima volta in contatto con le idee di Symmes è ancora oggetto di congetture: all’epoca del grande ciclo di conferenze di Reynolds, nel 1825, egli non era che un ragazzo; ma si sa per certo che articoli di quest’ultimo fecero la propria comparsa sulle colonne del Southern Literary Messenger fra il 1836 ed il 1837, all’epoca in cui Poe figurava fra i redattori del giornale. Un secolo dopo il Gordon Pym avrebbe a sua volta ispirato At the Mountains of Madness (1936) di Howard Phillips Lovecraft, in un periodo in cui l’interesse dell’opinione pubblica statunitense per l’Antartide era stato nuovamente galvanizzato dalle due spedizioni esplorative del 1928-30 e del 1934, organizzate e capitanate dal contrammiraglio Richard E. Byrd.

Come noto, dall’Antartico primevo e incubico di H.P. Lovecraft si dipartono numerose e fortunate suggestioni letterarie e cinematografiche: in merito a queste ultime si va da una pietra miliare del genere horror, come The Thing di John Carpenter (1982), sino al grandioso (ed ormai quasi ventennale) progetto di Guillermo del Toro di dirigere una fedele trasposizione del romanzo lovecraftiano; ambizione, quest’ultima, destinata forse a non vedere mai la luce del sole. Il colpo esploso da Reynolds continua a rimbombare nella cultura contemporanea a quasi due secoli di distanza.

Le diramazioni delle improbabili idee di Symmes nella cultura statunitense – e in ultima analisi mondiale – non si arrestano qui. Durante il lungo soggiorno forzato in Cile, Reynolds ebbe modo di frequentare attivamente la locale comunità di balenieri, costituendo Valparaíso un importante scalo per i bastimenti statunitensi provenienti da Nantucket, nonché un grande centro baleniero di suo proprio diritto.

Al ritorno in patria, fra le varie storie raccolte e pubblicate da Reynolds, una - di particolare suggestione - si fece strada nell'immaginazione dei lettori: nel numero di maggio del 1839 della rivista The Knickerbocker egli diede alle stampe Mocha Dick: Or The White Whale of the Pacific, resoconto su di un capodoglio albino di prodigiosa forza e grandezza che avrebbe imperversato nelle acque del Pacifico Meridionale al largo dell'isola cilena di Mocha.

L'articolo sarebbe stato letto avidamente da un Herman Melville allora ventenne ed in procinto di ottenere il suo primo impiego a bordo; e nei successivi dodici anni avrebbe costituito una delle principali fonti di ispirazione per il suo Moby-Dick; or, The Whale assieme, come noto, al resoconto dell'affondamento della baleniera Essex (speronata da un capodoglio nel Pacifico Meridionale), pubblicato dal primo ufficiale Owen Chase nel 1821. Fu così che, procedendo per insondabili connessioni, le tesi parascientifiche ed allucinate di Symmes, propagandate da un cialtrone come Reynolds, portarono il loro contributo alla maturazione di uno dei capisaldi della letteratura mondiale. A volte anche i cialtroni operano miracoli.