La questua: i soldi delle chiese per le elezioni

Non solo conservatori: il flusso di denaro che viene dalle comunità religiose per sostenere i candidati.

L’appartenenza dei cittadini americani a determinate confessioni religiose rappresenta un fattore rilevante per gli equilibri politici degli Stati Uniti.

L’influenza delle chiese, dei movimenti e delle congregazioni religiose sulla vita politica USA non si limita al solo sostegno “astratto” verso un determinato politico o partito, ma spesso si traduce anche in forme di supporto finanziario. Dalle campagne elettorali ai comizi, fino alle iniziative mediatiche per sostenere singoli provvedimenti di legge, i gruppi religiosi americani spostano consensi e quattrini in misura considerevole.

Dal punto di vista ideologico è chiaro che in un paese come gli Stati Uniti il pensiero religioso influenzi la vita e le scelte politiche (e viceversa). Parliamo di una nazione in cui la contraddizione ideologica tra i due grandi partiti, Repubblicano e Democratico, si è spesso giocata su faglie di confronto riguardanti diritti civili, aborto, eutanasia, pena di morte e tutto quello che concerne la bioetica (compresi lazzi passeggeri sulla teoria creazionista).

Si tratta, non a caso, di argomenti sui quali tutte le confessioni religiose hanno molto da dire. Per questa ragione, tra le altre, i movimenti religiosi – e in particolare le chiese – hanno tutto l’interesse a sostenere anche economicamente questo o quel politico.

I numeri

Non esiste un novero ufficiale di tutte le congregazioni presenti negli Stati Uniti, motivo per cui i sociologi della religione devono spesso fare affidamento su stime statistiche estrapolate dai sondaggi.

L'Hartford Institute ritiene che negli Stati Uniti ci siano circa 350 mila congregazioni religiose. Di queste, circa 314 mila sono chiese protestanti, e 24 mila le chiese cattoliche e ortodosse. Si tratta di un mosaico variegato e coloratissimo, come altrimenti non potrebbe essere in un Paese la cui esistenza si basa su un meltin’ pot di etnie e popoli spesso molto diversi tra loro. 

Il gruppo di ricerca Open Secrets traccia da anni il flusso di denaro che finanzia le attività politiche americane e in particolare le elezioni presidenziali. In uno studio dedicato proprio alle chiese e al sostegno da loro profuso in America, l’organizzazione fornisce una vera e propria classifica delle singole realtà religiose e dei contributi forniti a candidati federali, partiti e gruppi esterni.

Va precisato che il raggruppamento include membri del clero e individui associati a organizzazioni religiose e enti di beneficenza. I numeri, pertanto, si basano sui contributi dei donatori (individui, società e sindacati che donano direttamente dalle loro tesorerie) a gruppi esterni e Pac (comitati per raccolta fondi) ma anche su individui che donano più di 200 dollari a candidati e comitati di partito.

Chi ne trae vantaggio

Dallo studio, però, emerge un particolare non banale. Nonostante certi stereotipi secondo cui le persone di fede sono spesso vicine a posizioni conservatrici (e repubblicane) dal 1990 al 2020 il 54% dei contributi di individui legati ad associazioni religiose e al clero è andato ai dem. Nel 2014, anno particolarmente importante, addirittura il 62% dei fondi è andato ai democratici, mentre il 38% ai repubblicani, nonostante il ciclo di midterm sorrise a questi ultimi.

Nella classifica dei donatori tra le chiese americane spicca al primo posto la United Methodist Church, principale chiesa protestante del paese che domina per numero di fedeli e di luoghi di culto il panorama ecclesiastico riformato. Nel periodo 2019-2020 – quindi alla vigilia della sfida fra Donald Trump e Joe Biden per la Casa Bianca – la chiesa metodista ha donato 505.563 dollari per le attività politiche, di cui 445 mila al Partito Democratico e 46 mila al Partito Repubblicano.

Segue il Concordia Theological Seminary, un’istituzione religiosa luterana a Fort Wayne, Indiana, in cui si forma il clero affiliato al Sinodo della Chiesa luterana-Missouri.

Il terzo posto sul podio spetta alla Presbyterian Church – erede della tradizione calvinista – con 144.814 dollari di donazioni di cui 141.699 ai dem.

I soldi dei cattolici

Degno di nota il fatto che la prima realtà cattolica, la Sr Robert Church, si piazza solo al 18esimo posto. Non è facile capire a quale realtà questa dicitura si riferisca, dal momento di che di chiese dedicate a San Roberto Bellarmino ce ne sono diverse negli Stati Uniti.

Sta di fatto, però, che si tratta in tutti i casi di comunità di confessione cattolica. Per quanto concerne i dati, balza subito all’occhio il fatto che dei 61.229 dollari raccolti nel biennio 2019-2020, 60.664 sono andati ai repubblicani, il resto a gruppi esterni. Ai dem neanche un nichelino.  

Alla luce dei dati, considerando nell’ultimo caso che Biden è un cattolico praticante di ascendenze irlandesi, non è possibile inquadrare i finanziamenti delle chiese alla politica secondo schemi precostituiti e immobili. Le ragioni vanno rintracciate a livello locale, nelle attività delle singole congregazioni e nella capacità dei Pac di attirare donazioni interagendo con il tessuto confessionale.

Resta il fatto, però, che alcune realtà del cristianesimo riformato influenzano la politica in modo diverso rispetto al tradizionale finanziamento. Ad esempio attraverso i media. Basti pensare – tanto per dirne una – a Sun Myung Moon, coreano e fondatore della Unification Church, nonché ideologo e creatore del quotidiano Washington Times, attualmente tra i media outlet più conservatori e radicali nel sostenere le posizioni dell’ex presidente Trump.

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Giornalista di Esteri, focus su Medio Oriente e Stati Uniti. Studi di arabo ed ebraico. Contributor dell'Atlante geopolitico Treccani. Freelance Il Foglio, Il Fatto Quotidiano, The New Arab, Amwaj Media