Quanto costa fare un figlio negli Stati Uniti?
Data l'assenza di un sistema pubblico nazionale a sostegno della vita di una persona, la decisione di avere figli comporta valutazioni economiche molto complesse
La decisione di avere uno o più figli comporta notevoli ripercussioni economiche in qualsiasi angolo del mondo. Negli Stati Uniti, però, almeno rispetto all’Italia, la spesa necessaria a creare (e magari allargare) una famiglia è significativamente inasprita dal costo delle cure sanitarie prima, durante e dopo il parto, e dal costo dell’istruzione superiore. Per quest’ultimo, le famiglie che se lo possono permettere iniziano a risparmiare molto presto, rendendolo di fatto un onere economico concomitante alla nascita di un bambino.
Secondo i dati della non-profit FAIR Health per il 2024, il costo medio di un parto vaginale negli Stati Uniti prima di qualsiasi copertura sanitaria è di 31.117 dollari, ovvero circa 27mila euro. Per un parto cesareo, il conto aumenta a 44.432 dollari (poco più di 38mila euro). Per fortuna, dati federali dei Centers for Disease Controls and Prevention stimano che il 96 per cento delle donne che partoriscono può contare su un’assicurazione sanitaria ottenuta tramite il datore di lavoro, il compagno o Medicaid (il programma federale di sussidio sanitario per persone indigenti) per coprire una parte delle spese.
La percentuale di copertura delle spese varia enormemente a seconda della qualità del piano assicurativo e di numerosi altri fattori, quali l’ammontare delle spese sanitarie già sostenute durante l’anno civile in cui avviene il parto (per una panoramica di come funziona l’assicurazione sanitaria negli Stati Uniti, consigliamo questo contributo dell’autrice). L’Health Care Cost Institute riporta che il costo medio per un parto, vaginale o cesareo, di cui rimane responsabile una famiglia assicurata tramite il proprio datore di lavoro (la modalità principale per ottenere copertura sanitaria negli Stati Uniti) è di 3.605 dollari, ovvero poco più di tremila euro.
Il papà di un bambino nato a febbraio a Miami, in Florida, ha condiviso con Jefferson le immagini dal sito della sua assicurazione sanitaria, che mostrano un conto stimato totale pre-assicurazione di 29.033 dollari (circa 25mila euro) per il parto vaginale della moglie. Grazie alla copertura assicurativa, il costo che questa famiglia dovrà sostenere di tasca propria è sceso a 3.400 dollari (circa tremila euro). In questa spesa non sono comprese tutte le cure prenatali che la mamma ha ricevuto durante la gravidanza, tra cui le ecografie che, nel mese precedente al parto, hanno assunto cadenza settimanale. Il papà in questione ha detto che, senza assicurazione, ogni ecografia sarebbe costata circa 800 dollari.
Una futura mamma il cui parto è previsto in questi giorni a Boulder, in Colorado, ha raccontato a Jefferson di aver ricevuto un conto preliminare di 31mila dollari, con la richiesta di prepagare la cifra che rimane a suo carico al netto dell’assicurazione (solo mille dollari, o 850 euro). Il prepagamento di un parto, richiesto a titolo di garanzia da tanti ospedali, è una pratica sempre più comune. Se alla nascita dovessero intervenire complicazioni o fosse necessario un cesareo o servizi aggiuntivi, il conto verrà aggiustato.
Sia il papà in Florida che la mamma in Colorado lavorano presso grosse multinazionali tecnologiche che offrono ottime coperture sanitarie ai loro dipendenti e alle rispettive famiglie, consentendo di ridurre il costo di un parto (e delle cure mediche in generale) in maniera significativa. Tuttavia, una buona assicurazione sanitaria non dice nulla sulla capacità di una famiglia di sostenere le spese che rimangono a suo carico, seppur decisamente inferiori al costo effettivo delle cure. Secondo la Kaiser Family Foundation, il 12 per cento dei cento milioni di persone statunitensi che si trovano in condizione di debito da spese mediche sono in debito anche per via di una gravidanza o un parto. Per alcune famiglie, la difficoltà a ripagare il debito per la nascita del primo figlio preclude la possibilità di averne un secondo.
Non esistono dati chiari su quel che accade al 4 per cento di donne che, secondo le stime federali sopracitate, partoriscono senza presentare all’ospedale alcun tipo di assicurazione. Ma è ragionevole aspettarsi che queste persone non pagheranno mai il conto (o i conti) che l’ospedale invierà loro nelle settimane successive perché, semplicemente, non possono farlo. Non saranno le uniche: eludere il pagamento di spese mediche come forma di sopravvivenza e non disonestà è pratica comunissima negli Stati Uniti. Secondo un’analisi del 2024, più della metà delle fatture emesse dagli ospedali non viene mai saldata.
Può sembrare fuori luogo, dopo una constatazione del genere, passare al tema dei risparmi per gli studi universitari che alcune famiglie sono in grado di iniziare ad accumulare sin dalla nascita di un bambino. Ma questa esperienza di vita squisitamente statunitense non è che un’altra faccia della stessa medaglia che costringe le famiglie americane a entrare in debito per dare alla luce un figlio. La sostanziale assenza di un sistema pubblico nazionale (nel caso degli Stati Uniti, non delegato ai singoli Stati) per accompagnare e sostenere la persona nel suo percorso di crescita, dal concepimento alla nascita, dall’istruzione di ogni ordine e grado fino all’entrata nel mondo del lavoro e alla pensione.
Secondo la non-profit Education Data, il 35 per cento delle famiglie statunitensi possiede un 529 plan, ovvero un conto di risparmio fiscalmente agevolato per future spese di istruzione universitarie (una piccola parte può essere usata anche per l’istruzione inferiore). Il saldo mediano nel 2022 era di 11.620 dollari (circa diecimila euro). Chiunque, non solo i genitori, può contribuire a un 529: invece di regalare giocattoli per il compleanno, tanti generosi nonni statunitensi preferiscono trasferire una somma di denaro nel 529 dei nipoti.
Così come i conti di risparmio per la pensione, anche i 529 crescono, o meglio oscillano, insieme al mercato: per massimizzare la crescita del denaro in tempo per l’inizio del college a 18 anni, quindi, conviene aprire un 529 non appena il figlio diventa un soggetto fiscale nei giorni successivi alla nascita. Va da sé che la possibilità di sovvenzionare regolarmente un 529 è un lusso inaccessibile a molte famiglie: per alcune, in cui magari i genitori non hanno frequentato il college, non è neanche una priorità.
Nel frattempo, la futura mamma in Colorado racconta che ancora prima di partorire ha già versato una caparra all’asilo nido che il figlio frequenterà una volta terminati i tre mesi di congedo dal lavoro di entrambi i genitori. Prima, però, il figlio deve nascere, e per ora non dà segni di volerlo fare.
«Il bambino non vuole uscire», ha scherzato la mamma, «perché sa quanto verrà a costare…».



