
Roma è una città particolare: bella ma complicata, promettente ma senza speranza, piena di cultura e, allo stesso tempo, trascurata. I suoi cittadini nutrono nei suoi confronti un sentimento ambivalente: un autentico odi et amo. Ma c’è chi, più di altri, ogni mattina lotta per renderla migliore e farla vivere al massimo delle sue potenzialità. Tra questi ci sono i ragazzi del Piccolo America, che da oltre un decennio riportano il cinema nelle piazze e i giovani nelle sale. Un’impresa non da poco, in una città che tende a convertire i propri cinema in centri commerciali o a ricoprirli di asfalto per farne dei parcheggi.
Questo progetto, nato dall’occupazione di un cinema in abbandono e diventato prima una manifestazione simbolo dell’estate romana e poi un punto di riferimento stabile grazie al Cinema Troisi, non è passato inosservato nemmeno a Hollywood. Ed è così che, in un’afosa sera di luglio, Roma ha accolto in piazza San Cosimato nientemeno che Robert De Niro. Proprio così: Noodles di C’era una volta in America, Travis Bickle di Taxi Driver, il giovane Don Vito Corleone, ha calcato i sampietrini di Trastevere per incontrare il suo pubblico romano. Puntualissimo all’appuntamento delle 21.15, si è trovato di fronte a una piazza gremita di gente. Quando Valerio Carocci, uno dei fondatori del Piccolo America nonché organizzatore del Cinema in Piazza, gli ha chiesto se volesse dire qualcosa al suo pubblico, lui ha risposto: “Pensavo che sarebbe stato un incontro intimo”.
Tanti, tantissimi ragazzi: forse alcuni capitati lì per caso, altri mossi dalla curiosità di vedere dal vivo il volto di tanti poster iconici, i più mossi dall’amore per il cinema. I più adulti erano emozionati dalla presenza un mostro sacro del cinema americano, simbolo di quella stagione passata alla storia come la New Hollywood. C’era anche qualche genitore che teneva il proprio figlio sulle spalle, per renderlo partecipe di un momento storico per la vita culturale della città.
L’invito a Robert De Niro non è stato casuale. Venuto a conoscenza della realtà del Piccolo America grazie ai suoi amici Martin Scorsese e Paolo Sorrentino, già ospiti del Cinema Troisi, l’attore è stato invitato a introdurre la proiezione di Novecento di Bernardo Bertolucci, nel cinquantesimo anniversario dall’uscita del film cult. Il colossal del 1976 racconta l’ascesa e il declino del fascismo in Italia attraverso la storia di due personaggi socialmente contrapposti. Nel film, un De Niro trentatreenne interpreta Alfredo, uno dei due protagonisti.
A De Niro viene chiesto del suo primo incontro con Bertolucci. L’attore ha ricordato di aver conosciuto il regista a un concerto di Bob Dylan a New York, quando era già noto per il suo ruolo ne Il Padrino di Francis Ford Coppola. Ha definito il defunto regista “very simpatico”. Ha parlato dei mesi passati in Italia insieme al cast internazionale per la realizzazione del film e di quanto fosse grato dell’occasione avuta per conoscere il Paese nelle sue tradizioni.
Mentre il grande ospite parla, la folla sembra spingersi verso il palco, anche a causa di un impianto audio non proprio all’altezza di una piazza così piena, che ha reso difficile al pubblico capire le domande e le risposte. Alcuni si sono inginocchiati sulle selle dei motorini, altri si sono arrampicati sui pali della luce per non perdere neanche una parola dell’intervista all’icona della settima arte che, seduto lì su una sedia da regista, sfoderava uno dei sorrisi più famosi del silver screen. De Niro ci tiene a raccontare Bertolucci non tanto come un militante politico, quanto come un regista che cercava di presentare al pubblico la propria visione di giusto e sbagliato, in questo caso raccontando la violenza e l’oppressione del fascismo.
Carocci chiede poi alla piazza chi abbia meno di trent’anni. La maggior parte delle mani si alza. A quel punto si rivolge a “Bob”, chiedendogli di dare un consiglio ai giovani. Senza esitazione, De Niro risponde di fidarsi del proprio istinto e delle proprie sensazioni, sottolineando l’importanza di saper riconoscere quando qualcosa è sbagliato, capire quale impatto possa avere su sé stessi e sugli altri e agire di conseguenza, soprattutto in questo momento storico.
Un discorso che richiama temi molto cari all’attore. Negli ultimi anni, De Niro ha infatti portato avanti una dura battaglia contro la presidenza Trump, arrivando ad affermare che l’amore per gli Stati Uniti oggi è simile a quello di un coniuge vittima di abusi che continua ad amare chi lo maltratta.
Forse non è un caso che Robert De Niro sia arrivato a piazza San Cosimato. La sua storia e quella del Piccolo America, seppur nate in contesti molto diversi, si incontrano nello stesso punto: nell’idea che il cinema non sia solo intrattenimento, ma anche uno strumento per interrogarsi sul presente e immaginare il futuro.
Per questa ragione, l’incontro tra De Niro e il Piccolo America è stato naturale. Dietro quella piazza piena non c’era soltanto l’omaggio a una leggenda del cinema, ma la celebrazione dell’idea che la cultura, per sopravvivere, ha bisogno di persone disposte a proteggerla, affrontando ostacoli, critiche e difficoltà.


