Un ex presidente influencer: la pensione dorata
 di Barack Obama

Con un Oscar già in tasca, la nuova vita da
produttore accanto a Michelle: raccontare gli Stati Uniti e a spiegare
la democrazia ai più piccoli.

Il percorso che porta una celebrity alla Casa Bianca è un sentiero percorribile anche al contrario. La pensione di un ex Presidente degli Stati Uniti non deve necessariamente essere silenzio e pittura, vino e camino in Vermont, libri, fondazioni e librerie presidenziali, ma anche la miccia di una nuova carriera e lo Studio Ovale non un punto di arrivo, il coronamento di un percorso professionale, ma un trampolino di lancio.

Obama aveva promesso a David Letterman che avrebbero giocato insieme a domino, una volta pensionati, e invece si è ritrovato a urlare «that’s what I do» a seguito di un magnifico canestro in una palestra del Michigan durante la campagna elettorale di Joe Biden, che rassegnato e incupito aveva commentato «All net», solo reti. Solo reti per un ex Presidente che non riesce a stare nell’ombra neanche quando sono gli altri a dover reggere la baracca. Infatti pochi giorni fa Nancy Pelosi, a conferma di quanto Freud non fosse un dilettante, ha definito l’agenda Biden, l’Agenda Obama.

Tutto questo mentre Obama spunta la lista delle commissioni che un ex presidente deve portare a termine: un libro, gestire la propria fondazione, inaugurare la libreria presidenziale, continuare a influenzare le generazioni future, ricordare i bei tempi andati. Tutto questo con una piccola deviazione: la Higher Ground Productions, la casa di produzione che ha fondato nel 2018 insieme alla moglie Michelle, già vincitrice di un Oscar lo scorso anno per il documentario American Factory.

È come se George Clooney e la moglie Amal fossero già stati alla Casa Bianca e i coniugi Obama gli avessero soffiato sotto al naso l’idea di fondare una casa di produzione che educasse i più piccoli, raccontasse gli Stati Uniti e sensibilizzasse vecchi e giovani. All’attivo, infatti, ci sono tre serie televisive per bambini rilasciate su Netflix: il programma di cucina Waffles+Mochi, a cui ha preso parte la stessa Michelle, We are People, una serie animata in dieci puntate che vuole spiegare ai più piccoli la democrazia americana e che vanta un Lin-Manuel Miranda, autore e protagonista del musical Hamilton, intento a spiegare i tre poteri di un Stato rappando, e Ada Twist, Scientist, la serie animata tratta dall’omonimo libro per bambini dedicato alla scienza.

Tutte e tre alla voce an educational Neflix original series, a conferma di quanto Obama aveva già spiegato a Letterman in Non c’è bisogno di presentazioni, di cui è stato l’ospite zero, a proposito di cosa volesse fare da grande dopo aver governato gli Stati Uniti per otto anni: formare la nuova classe politica americana partendo proprio dai bambini. Poiché i social network, lo strumento principe – a quel tempo nobile – del quale si è servito per arrivare allo Studio Ovale sono ormai compromessi, un po’ datati e trasformati in una campo di battaglia pieno di fango persino dal Presidente che poi ne ha preso il posto, Donald Trump, Obama ha deciso di sfruttare le potenzialità delle nuove app di streaming e dei podcast, registrando un puntata insieme a Bruce Springsteen dal titolo Renegades: Born in the Usa e concedendosi il lusso di sbarcare a Hollywood producendo due film, sempre rilasciati su Netflix, ormai partner ufficiale della casa di produzione.

Obama, uno e trino, è il primo ospite scelto da Letterman per il suo nuovo programma, l’ex Presidente a cui Bruce Springsteen non sa dire di no e il produttore con cui attori, sceneggiatori e cantanti vogliono lavorare. Questo non per via del suo curriculum, ma per la sua presentabilità, l’ultimo baluardo rimasto a difesa della persona.

Ciò che conta non è solo operare costantemente al di sopra della stanghetta della sufficienza, e non sbagliare una parola, un’uscita, una cravatta, una foto, una dedica d’amore a Michelle, ma essere così talentuosi da bloccare il livello di quell’asticella. Solo così possono perdonarti e dimenticare le piccole deviazioni di percorso come il pasticcio della mega festa dei tuoi sessant’anni organizzata in piena pandemia. Obama, libero dal peso delle responsabilità istituzionali, si è trasformato nella celebrity impegnata e influente che ha sempre desiderato essere, percorso che passa dall’avere delle foto impeccabili e un Oscar per un documentario impegnato in bacheca.

La presentabilità naturalmente dipende anche dalle persone di cui ti circondi e dalla metà con cui ti accompagni. Fossati cantava che è proprio da finale di carriera accompagnarsi a donne di medesima statura, ma nel caso di Obama quella donna di lì è stata anche un detonatore di successo e forse uno dei motivi principali per cui oggi l’ex Presidente ha diecimila carriere, tutte sotto i riflettori. Ogni volta che deve rispondere a una domanda sul proprio privato, e spesso quando twitta, il vezzo con cui esordisce è «Michelle and I», come se fossero un’entità unica che si alimenta del carisma dei singoli. Michelle è stata una delle protagoniste delle serie prodotte, autrice e protagonista del primo podcast prodotto dalla Higher Ground e una dei due proprietari della casa di produzione. Senza di lei Obama sarebbe stato meno straordinario.

E mentre la FX manda in onda la terza stagione di American Crime Story dedicata al caso Lewinsky e all’impeachment di Bill Clinton, in cui la Lewinsky figura come produttrice esecutiva, i coniugi Obama, freschi di 28 anni di matrimonio, persino senza un alone – a quantopare – insegnano ai bambini la democrazia americana e la scienza su Netflix.

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Giornalista al QdS Scrivo di politica e società