Cosa prevede il piano bipartisan USA sul rinnovamento infrastrutturale?

Democratici e repubblicani insieme per salvare le infrastrutture statunitensi.

Un accordo bipartisan per salvare le infrastrutture statunitensi e mettere al riparo il Paese (anche) dal cambiamento climatico è stato raggiunto al Congresso degli Stati Uniti lo scorso 28 luglio. Sembra fantascienza, eppure è quanto è accaduto nelle ultime settimane con l'approvazione di un piano da tremila miliardi di dollari per risanare il sistema delle infrastrutture sul territorio statunitense.

Il testo, ora in attesa di essere approvato al Senato con il beneplacito di entrambi gli schieramenti, è estremamente ambizioso. Il piano avrà una durata di otto anni e prevedrà investimenti primari per 110 miliardi nella costruzione di nuove strade e ponti, più un ulteriore finanziamento di 66 miliardi per rimettere in sesto lo storico servizio ferroviario Amtrak e modernizzare il sistema ferroviario nazionale.

In questa direzione rientrano gli investimenti per il trasporto urbano e per l'ottimizzazione dell'accessibilità dei più anziani e delle persone con disabilità agli stessi. Altri 25 miliardi andranno al risanamento delle strutture aeroportuali per ridurre l'impatto delle emissioni di gas climalteranti rilasciate dagli aerei. Non mancheranno anche finanziamenti per la costruzione di infrastrutture digitali più solide, tra cui l'ampliamento della banda larga in tutto il Paese.

La novità principale è sicuramente rappresentata dal riconoscimento che il cambiamento climatico rappresenta, ad oggi, una minaccia seria e non trascurabile per gli Stati Uniti che, impreparati a sorreggere la portata dei disastri ambientali susseguitesi negli ultimi due mesi, sono stati messi in ginocchio da Nord a Sud.

Il disegno di legge prevede l'erogazione di fondi specificatamente indirizzati a far fronte alla crisi climatica e alla ricostruzione delle città e dei territori devastati dagli incendi e, all'altro estremo, dalle piogge torrenziali. Non è un caso, dunque, che entrambi gli schieramenti, spesso agli antipodi sulle questioni che riguardano la tutela ambientale, abbiano riconosciuto il dramma che moltissime zone del paese hanno vissuto nell'ultimo mese.

Non bisogna neppure dimenticarsi di quelle zone dove lunghi periodi di siccità hanno costretto centinaia di agricoltori a fermare le proprie attività in mancanza di acqua per poter irrigare i loro terreni. Si stima infatti che la perdita economica dovuta all'avanzare del riscaldamento globale e alle conseguenze che esso comporta hanno causato danni complessivi all'economia statunitense per circa il 10% del PIL del Paese.

La congiunzione di interessi che ha portato alla conclusione di un accordo bipartisan, dimostra che, nonostante la resistenza dei repubblicani all'introduzione di norme che limitino il più possibile le emissioni di CO2 sul territorio statunitense e la produzione delle industrie più inquinanti, entrambe le forza mirano a preservare la popolazione, ugualmente coinvolta, sia negli Stati rossi che negli Stati blu.

In cosa consiste il piano? Uno dei primi obiettivi sarà quello di progettare sistemi di prevenzione di disastri ambientali e soprattutto strutture in grado di supportare il rischio di fenomeni di questa entità, tramite politiche di prevenzione oltre che strategie di mitigazione e adattamento.

Prevenire e non curare, in poche parole. Anche se non tutti sono convinti che questo piano funzionerà: secondo gli esperti, infatti, si tratterebbe comunque di un numero di investimenti insufficiente per far fronte all'emergenza.

La maggior parte degli investimenti andrebbe a programmi già avviati a livello federale o ad agenzie che già sono parzialmente sovvenzionate dal governo federale, come l'Army Corps of Engineers, che usufruirebbe di ulteriori 11,6 miliardi di dollari per la progettazione e costruzione di progetti sostenibili, in particolare per il controllo delle inondazioni e il drenaggio dei corsi fluviali, in quelle aree maggiormente soggette a piogge torrenziali.

Stesso discorso per il servizio forestale, The USDA Forest Service, che otterrebbe miliardi di dollari per mettere in atto operazioni di rimozione della vegetazione altamente infiammabile e per la creazione di zone cuscinetto in grado di mitigare l'effetto di propagazione degli incendi.

Parte dei fondi saranno stanziati alla Federal Emergency Management Agency (che vedrà il suo budget annuale triplicato) per ridurre i danni ambientali ed economici causati dalle inondazioni tramite l'acquisto di case a rischio di alluvione, per elevarne il valore.

Altri fondi saranno utilizzati per fornire sovvenzioni ai proprietari di case in aree considerate particolarmente a rischio o a nuclei familiari particolarmente svantaggiati. Un dato cruciale di cui tenere conto, quando si considera l'effetto del cambiamento climatico sul territorio statunitense, è l'insorgere e l'aggravarsi di disuguaglianze socioeconomiche nelle diverse aree del Paese. L'innalzamento delle temperature medie, secondo un recente studio pubblicato su Science, comporterà in media, per ogni grado celsius aggiuntivo, un costo pari all'1,2% del PIL statunitense; un costo che non sarà egualmente distribuito tra gli Stati del Nord e del Sud ma andrà prevalentemente a beneficio dei primi.

Non solo disparità tra Stati ma una vera e proprio barriera tra ricchi e poveri. Dall'analisi condotta dagli scienziati, infatti, risulta che l'impatto negativo che il cambiamento climatico potrebbe avere su settori quali agricoltura, energia e lavoro potrebbe riguardare il 30% dei cittadini, ovvero la percentuale più povera della popolazione statunitense, che vedrebbe una diminuzione del proprio reddito tra il 2% e il 20%.

Tra le altre agenzie e programmi che dovrebbero beneficiare del piano, la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) otterrebbe 100 milioni di dollari all’anno, una cifra cinque volte superiore al budget attuale. Questi finanziamenti verrebbero utilizzati per riuscire a ripristinare gli habitat costieri e proteggere le comunità che vivono nelle regioni più a rischio di inondazioni.

Sempre nel settore idrico, il Bureau of Reclamation, che si occupa della gestione delle forniture idriche negli Stati Uniti occidentali, riceverebbe 20 milioni di dollari l'anno dal Congresso per progetti di desalinizzazione in grado di contrastare la siccità in quell’area del Paese, cui si aggiungerebbero 65 milioni di dollari per il recupero dell'acqua piovana.

Uno degli interventi più innovativi riguarderebbe il Dipartimento dei Trasporti che riceverebbe 9 miliardi di dollari per avviare un piano di aiuti per gli Stati che consenta loro di realizzare autostrade resistenti al cambiamento climatico. Una delle strategie cui si starebbe pensando è quella di deviare alcune strade fuori dalle aree più soggette a inondazioni, costruendo nuovi ponti o vie alternative.

Sempre nell’ottica di tutelare i territori più vulnerabili, il piano prevede di assegnare 216 milioni di dollari al Bureau of Indian Affairs per aiutare le comunità native, colpite in modo sproporzionato dagli effetti dell'emergenza climatica. Più della metà di quel finanziamento sarebbe destinato a quelle comunità indigene che dovranno essere allontanate dalle aree più pericolose e ricollocate, una parte sarà destinata all’assistenza sanitaria per le stesse (il provvedimento sarebbe previsto da un emendamento approvato il 4 agosto dal Senato).

Su quest’ultimo punto, in particolare, il Congresso mira a investire 3,5 miliardi nella costruzione di servizi sanitari per i nativi grazie ai programmi Clean Water State Revolving Fund (CWSRF) e Drinking Water State Revolving Fund (DWSRF). A giovarne saranno soprattutto le comunità rurali dell’Alaska che necessitano di acqua potabile e servizi igienici adeguati. Basti pensare che su 190 comunità rurali native, 32 di queste non hanno ancora accesso ad acqua potabile e a impianti di fognature.

L'ambizione, dunque, non manca; spetta ora ai due schieramenti politici trovare un accordo definitivo in Senato e approvare, entro la fine del mese, la versione definitiva del programma. Altrimenti si tratterà dell'ennesima occasione sprecata di fronte a un'emergenza che non accenna a fermarsi e, a trionfare, sarà ancora l'antagonismo tra le due anime del Paese.