Per i 250 anni dell'Indipendenza, i MAGA cambiano la Storia
Trump vuole sabotare i fondamenti ideologici degli USA, questa volta attraverso il National Endowment for the Humanities

Tra pochi mesi, gli Stati Uniti festeggeranno i 250 anni dalla dichiarazione di indipendenza: un quarto di millennio di storia americana per il quale l’amministrazione Trump ha emanato, all’inizio di quest’anno, un ordine esecutivo che regola come le agenzie federali dovranno adempiere a queste celebrazioni. Un ruolo importante dovrebbe ricoprirlo il National Endowment for the Humanities (NEH), l’agenzia federale indipendente che si occupa di supportare la ricerca, la preservazione e l’insegnamento delle materie umanistiche negli Stati Uniti. Dal 2019, l’agenzia ha lanciato l’iniziativa A More Perfect Union, un progetto dedicato a una maggiore comprensione della storia e della cultura americana attraverso il loro studio e la divulgazione al grande pubblico. Un programma encomiabile, se non fosse per due fattori: i tagli sempre maggiori stabiliti dalla presidenza Trump e il dirottamento del lavoro dell’agenzia verso un’agenda revisionista in linea con l’ideologia MAGA.

Le materie umanistiche sono sempre più povere
La vicenda dei tagli nello studio delle lingue, della storia, della letteratura e della filosofia nel mondo della ricerca americana ha radici ormai lontane nel tempo, che raggiungono almeno il 2008 e le politiche che seguirono la crisi finanziaria. Di fronte alla recessione, sia il Partito Repubblicano che quello Democratico colpirono con estrema durezza tutto il sistema universitario, che subì licenziamenti e la riduzione dei fondi per la ricerca e l’insegnamento, se non la chiusura di interi dipartimenti. Alcune materie si rivelarono però più “degne” di altre: mentre gli studi umanistici venivano tagliati e sconsigliati agli studenti, le materie scientifiche, informatiche e finanziarie erano percepite come più utili alla ripartenza dell’economia e furono favorite dai legislatori.
Il processo è continuato negli anni successivi, generando dei risultati chiari se si guarda ai numeri. Se per esempio andiamo al 2023, il budget del National Endowment for the Humanities era di circa 207 milioni di dollari, contro i 9,88 miliardi di budget del suo corrispondente scientifico, la National Science Foundation, o i circa 45 miliardi del National Institutes of Health. Anche se osserviamo il passato ci rendiamo conto della differenza: nel 2024, il budget utilizzabile per i finanziamenti alla ricerca da parte del NEH era di 78 milioni, che se aggiustati all’inflazione corrispondevano a meno della metà del budget del 1980.
La seconda amministrazione Trump è riuscita a peggiorare una situazione già grave fin dal suo insediamento. Nell’aprile 2025, un team del Dipartimento per l’Efficienza Governativa (DOGE) guidato da Elon Musk fece diverse visite al NEH, proponendo a Trump tagli drastici: il licenziamento del 70-80 per cento dello staff e la cancellazione di tutti i finanziamenti (per un totale di 1.400 progetti e 100 milioni di dollari) avviati durante l’amministrazione Biden e non ancora portati a termine. Dopo la messa in atto di questi suggerimenti, associazioni come l’American Council of Learned Societies (ACLS), l’American Historical Association (AHA), e la Modern Language Association of America (MLA) fecero causa al DOGE. Il 7 maggio 2026, il giudice distrettuale di New York Colleen McMahon ha dato loro ragione, dichiarando i tagli incostituzionali. Questo però non basterà a cancellare i danni provocati tra 2025 e 2026, ai quali si somma un cambiamento nell’anima stessa dell’istituzione.
Come Trump sta trasformando il NEH
Il National Endowment for Humanities sta diventando di più un incubatore delle idee politiche e culturali alla base del trumpismo. È una trasformazione che, dall’inizio del 2025, corre parallela all’offensiva avviata dall’amministrazione contro le università. In parte, questo attacco riflette l’impegno del presidente a combattere la cosiddetta wokeness e l’«indottrinamento di sinistra» nell’istruzione superiore. La visione alla base è più ampia: gli Stati Uniti dovrebbero tornare ai valori conservatori del passato abbandonando le politiche di diversità, equità e inclusione, viste dalla destra conservatrice come una minaccia ai fondamenti culturali del Paese. In particolare, sono state penalizzate le istituzioni che offrivano corsi sugli studi di genere o che promuovevano ricerche sul colonialismo o sul razzismo. Non si tratta soltanto di sanzioni economiche, ma anche di azioni legali. Un esempio è offerto dall’ordine esecutivo n. 14188 del 29 gennaio 2025, con il quale Trump ha autorizzato l’uso di tutti gli strumenti possibili per perseguire gli universitari che partecipavano alle manifestazioni pro-Palestina, considerate espressioni di antisemitismo e antiamericanismo.
Invece, attraverso il NEH, l’attacco MAGA alla cultura avviene in modo più sottile e silenzioso. I pochi fondi destinati a questa istituzione storica sono dedicati per la maggior parte a programmi di ricerca allineati con l’ideologia del Presidente. Per esempio, un bando pubblicato il 15 aprile 2025, intitolato Celebrate America!, ha stanziato circa 6 milioni e 250mila dollari per 250 progetti volti a celebrare i 250 anni della dichiarazione di indipendenza. I temi al centro di questo finanziamento riguardavano la “fondazione della nazione americana, [su] figure storiche di spicco e [su] eventi fondamentali che riflettono le eccezionali conquiste degli Stati Uniti.” Il 23 luglio 2025, sempre in occasione delle celebrazioni, il NEH ha annunciato altre opportunità di finanziamento tra i 75mila e i 750mila dollari per programmi pubblici dedicati alla storia e al valore militare americani, al sogno americano e alla libertà economica, oltre che al ruolo degli Stati Uniti sulla scena mondiale. Più recentemente, infine, il 21 aprile 2026 un nuovo bando intitolato Sviluppo dei programmi didattici: civiltà occidentale ha messo a disposizione 750mila dollari per lo sviluppo di curricula universitari che esplorino la cultura della civiltà occidentale e la storia degli Stati Uniti e del loro sistema politico, oltre che elargire lezioni di educazione civica.
Non è difficile vedere come la natura di questi progetti sia apologetica nei confronti di un Occidente che si trova sempre al centro dello sviluppo storico, politico e sociale della civiltà umana. Dall’altro lato, è la celebrazione di una società, quella americana, che dovrebbe spiccare sulle altre in termini di superiorità morale e valoriale e allo studio della quale, per questo motivo, va data priorità. È questo il frutto di una politica nazionalista e americano-centrica che, secondo Trump, dovrebbe restituire agli Stati Uniti una presunta grandezza originaria.
Eppure, nonostante il suo nuovo volto MAGA, il National Endowment for Humanities sembra destinato a sparire. Al momento, per l’anno fiscale 2027 se ne prevede infatti lo smantellamento, programmato a partire dall’ottobre 2026 e per il quale sono stati destinati circa 38 milioni di dollari. Di questi, 8,4 milioni serviranno per continuare il contributo dell’agenzia al National Garden of American Heroes. Si tratta di un giardino di sculture il cui progetto fu ideato da Trump già nel 2020 per celebrare gli eroi della nazione, e per il quale erano stati stanziati dei fondi nel luglio 2025 con il One Big Beautiful Bill Act.
A questo punto, è doveroso fare una riflessione su ciò che tutto questo significa per l’America e per gli americani. La storia nazionale degli Stati Uniti si è sempre fondata, almeno a parole, sui valori scolpiti nella Costituzione — primo fra tutti, la libertà. La narrativa della “terra dei liberi”, dove i sogni si realizzano e tutto è possibile, è sempre stata però attraversata da profonde contraddizioni: la terra dei liberi, sì, ma costruita anche sulle catene della schiavitù. Nel corso di 250 anni, questo racconto si è trasformato più volte per adattarsi alle complessità del cambiamento.
Oggi, a causa di Donald Trump e del movimento MAGA, quella narrativa sembra essersi esaurita: non riesce più a perseguire l’obiettivo per cui era stata consapevolmente costruita, ovvero unire la nazione e darle uno scopo comune. Mentre gli Stati Uniti hanno disperatamente bisogno di una nuova storia capace di tenere insieme il Paese, il presidente Trump ne sta scrivendo la propria versione attraverso il controllo delle istituzioni culturali. Purtroppo, non è la storia di cui gli americani hanno bisogno.




