NCAA, si ricomincia: il basket universitario alla prima palla a due

Tutto pronto per la nuova stagione collegiale del basket americano, dove quest'anno a tenere alte le aspettative ci penserà un italiano.

Ci siamo quasi. Il 9 novembre prossimo negli Stati Uniti parte la stagione della pallacanestro NCAA. Finirà a inizio aprile, tra il primo e il quattro, con le Final Four a Minneapolis per le ragazze, a New Orleans per i ragazzi. L’attesa è riempita da previsioni, commenti e soprattutto ranking: il tentativo degli esperti di mettere in fila le squadre migliori. Qualcuno ha provato addirittura a individuare la scala di valori dalla prima alla trecentocinquattotesima (per i maschi).

Il basket universitario americano è fatto di storie, più di allenatrici e allenatori che di giocatrici e giocatori. Una ragione è intuitiva: mentre chi palleggia, salta e tira sui parquet dei college lo fa al massimo per quattro anni (spesso per meno) prima di passare al professionismo, chi allena lo fa per decadi, talvolta anche sulla stessa panchina.

Ma c’è di più. Nessuno come una o un coach NCAA contribuisce a creare la squadra, perché giocatrici e giocatori si reclutano. I tour nelle varie high school da parte dei coaching staff per attirare i migliori prospetti sono stati rappresentati in vari film, raccontati in vari articoli e vi posso assicurare che venirvi sia pure marginalmente in contatto è un’esperienza piuttosto intensa. Riuscire ad accaparrarsi la stella del momento può cambiare la storia, non solo sportiva, di un’università. E la stella del momento spesso sceglie dove giocare proprio di base a chi la o lo allenerà.

Coach K

Cominciamo da Mike Krzyzewski, aka “coach K”, vista la non semplicissima pronuncia del suo cognome. Settantaquattro anni, l’allenatore più vincente in attività lo ha già annunciato: la stagione che inizierà il prossimo 9 novembre sarà la sua ultima, la quarantasettesima.

Coach K è a Duke dal 1980, dopo cinque stagioni da capo allenatore trascorse all’accademia militare di West Point (dove aveva giocato e studiato, o ‘servito’, come si dice oltre-atlantico). Nessuno ha mai vinto quanto lui (1.170 vittorie, 27 titoli di conference, 35 partecipazione al torneo NCAA, 12 Final Four, 5 titoli), ma l’ultima stagione è stata una delle peggiori della sua carriera, e i suoi giocatori sanno che quest’anno non possono tradire le aspettative della stagione d’addio.

La storia del tour di congedo si lega strettamente con quella di un italiano. Un italiano? Sì. Perché tra i giocatori usciti dalle scuole superiori due sono le potenziali future prime scelte NBA, a sentire gli esperti, e uno di loro si chiama Paolo Banchero, evidenti ascendenze italiane per parte di padre, e oltre alle ascendenze anche un passaporto che fa supporre una sua carriera con la nazionale.

Coach Few

A contendere a Banchero la possibilità di essere il primo a giocare in NBA, si prevede sia Chet Holmgren, che vestirà presumibilmente per un anno solo la canotta di Gonzaga e seguirà gli insegnamenti di Mark Few, il coach più vincente senza un titolo.

Si sa, tra gli amanti degli sport a stelle strisce è diffusa l’ossessione per le statistiche: eccone alcune buone per la coppia Few/Gonzaga: la squadra è da novantasei settimane consecutive nelle top 25 del Paese (la seconda è Villanova, a quota 41), Few è stato nominato capo allenatore nel 1999 e da allora non ha mai mancato di qualificarsi al torneo finale NCAA, la cosiddetta March Madness.

C’è però un piccolo neo: non lo ha mai vinto. Nemmeno lo scorso anno, quando la stagione perfetta (vincerle tutte) è sfumata all’ultimo respiro, nella partita contro Baylor. Peccato fosse la finale, e dunque quell’unica sconfitta è costata a Gonzaga e a coach Few il titolo.

Few non allenerà nella prima partita, sospeso dalla NCAA perché pizzicato in guida in stato di ebbrezza, per di più aggravata da un comportamento non irreprensibile nei confronti degli agenti che lo hanno fermato. L’incidente ha suscitato parecchio rumore, soprattutto perché non è da Few che ci si aspettava uno scivolone simile.

In prima fila in attività di beneficenza, da tempo impegnato nella raccolta di fondi per la lotta contro il cancro, coach Few rappresenta bene la figura del buon padre di famiglia e ci si aspetta da lui un comportamento irreprensibile. Come del resto ci si aspetta che, finalmente, vinca.

Coach Mulkey

Nella Women’s NCAA non mancano certo le storie da panchina. Una certamente da raccontare è quella di Kim Mulkey, che da questa stagione allenerà le Louisiana State University Tigers, dopo ventuno stagioni a Baylor. Quando nel 2000 arrivò in Texas (a Waco, dove ha sede Baylor University), Mulkey si apprestava a guidare una squadra di livello medio basso.

Ha fatto in fretta a trasformarla in una potenza, capace di giocarsi parecchie Final Four e vincere quattro titoli. Uno di questi (2011/12), ha dovuto moltissimo al favoloso contributo di Brittney Griner, che nel suo (bellissimo) libro “In my Skin” non è che della propria allenatrice e della sua capacità di empatia parli benissimo.

Non più giovanissima, coach Mulkin proverà a ripercorrere la difficile strada da livello medio/basso ad eccellenza. A Louisiana State da lei si aspettano molto, per quest’anno già giocarsi il torneo della March Madness sarebbe abbastanza. Per le prossime stagioni si spera di alzare il livello, grazie alle capacità di Mulkin non solo di dirigere le giocatrici in palestra e in panchina, ma anche a quella di reclutare campionesse in erba invogliandole a ‘giocare per lei’.

Staremo a vedere, per il momento la cosa più bella e difficile da fare, per l’appassionato italiano, è quella di organizzare l’agenda in base all’offerta di ESPN Player. Io inizierò da Harvard-Boston College, basket femminile. Perché? Magari ve lo racconto un’altra volta…

A guest post by
Sono uno storico del cristianesimo e lavoro alla Fondazione Bruno Kessler (Trento). Per le mie ricerche ho viaggiato molto. I soggiorni americani mi hanno consentito di alimentare in dose massiccia la grande passione per gli sport a stelle e strisce.