
Trascorsi due anni dall’ingresso alla Casa Bianca, ogni Presidente americano si trova di fronte a un importante e temuto confronto con il proprio elettorato: le elezioni di midterm o, per i non avvezzi ai termini anglofoni, le elezioni di metà mandato che quest’anno si terranno il prossimo 3 novembre.
Il sistema costituzionale degli Stati Uniti, infatti, prevede che alla metà del mandato presidenziale, la cui durata è di quattro anni, l’intero Paese venga richiamato alle urne per rinnovare il Congresso. Le midterm, oltre a essere un passaggio importante per il funzionamento dell’intero sistema americano, rappresentano per gli analisti una cartina tornasole sull’operato dell’amministrazione in carica andando, inoltre, a influenzare direttamente i poteri del Presidente da qui alla fine del proprio mandato.
Per comprendere al meglio l’intero sistema governativo, così come la rilevanza di queste elezioni, occorre innanzitutto chiarire qual è il funzionamento e quali sono i poteri del Congresso.
Il Congresso altro non è che l’organo legislativo degli Stati Uniti il cui compito, così come lo è per il Parlamento italiano, è quello di scrivere e approvare la legislazione federale, ossia quella valida in tutto il Paese. Il Congresso ha poi altri compiti come quello di decidere il bilancio, attraverso le tasse federali o la gestione dei fondi pubblici e, soprattutto, valutare e supervisionare l’operato del Presidente degli Stati Uniti avendo il potere di avviare la procedura di impeachment. Quest’ultima consente al Congresso, al verificarsi di determinati e gravi motivi, di mettere in stato di accusa il Presidente o altri funzionari federali e, in caso di condanna, portare alla loro rimozione.
Come funziona il Congresso degli Stati Uniti?
Il Congresso è caratterizzato dal bicameralismo: è composto dalla Camera Dei Rappresentanti, la così detta camera bassa, pensata per dare voce e ascolto direttamente al popolo; e dal Senato, detto invece camera alta, il cui scopo è quello di dare pari rappresentanza a tutti gli Stati.
La Camera dei rappresentanti si compone di 435 membri la cui carica ha durata di due anni. Il numero di deputati, rappresentativi di ogni singolo Stato, varia in relazione alla densità della popolazione dello stesso. La Camera ha il potere di iniziativa legislativa esclusivo in materie fiscali e finanziarie oltre al potere di dare avvio all’iniziativa di impeachment.
La componente rappresentativa di ogni stato, per quanto riguarda il Senato, è invece egualitaria: i senatori sono 100, di cui 2 per ogni Stato e il loro mandato ha durata di 6 anni. Al fine di garantire la stabilità del Congresso, l’elezione dei senatori è scaglionata e ogni 2 anni viene rinnovato unicamente un terzo dei suoi componenti. Il Senato oltre all’iniziativa legislativa ha anche compiti di controllo. A esso infatti compete l’approvazione di ministri, dei funzionari federali e dei Giudici della Corte Suprema. Per quanto riguarda la procedura di impeachment, invece, il Senato è chiamato alla funzione giudicante dovendo svolgere il processo vero e proprio a seguito della formale accusa da parte della Camera.
Così come avviene nel Parlamento italiano, il sistema bicamerale prevede che per l’approvazione di una legge sia necessario un duplice passaggio o meglio una duplice approvazione per la Camera, prima, e per il Senato, poi. Nel caso in cui una legge, già approvata dalla Camera, venga poi modificata dal Senato, questa stessa legge dovrà prima ripassare alla Camera per una nuova votazione.
Cosa si vota alle midterm?
Con le elezioni di midterm, allora, il popolo americano è chiamato a votare direttamente i componenti del Congresso e, in particolare, il rinnovo di tutti i 435 seggi della Camera e un terzo del Senato, quindi 34 Senatori.
Sia per la Camera sia per il Senato vige un sistema elettorale maggioritario uninominale puro. Per la Camera dei Rappresentanti ogni Stato è diviso in distretti territoriali, i cui confini sono tracciati ogni 10 anni dal medesimo Stato, composti all’incirca da un identico numero di abitanti. Ogni distretto assegna un solo seggio. Non esiste alcun quorum né ballottaggio, semplicemente vince il candidato che ottiene la maggioranza relativa.
Come anticipato, queste elezioni sono destinate ad avere un forte riscontro politico. Se il partito all’opposizione conquista anche solo una delle due camere il rischio, per il Presidente, è quello di perdere il controllo della propria agenda politica. Infatti, dato il sistema bicamerale che sorregge il Congresso, nel caso in cui lo stesso fosse diviso all’esito delle prossime elezioni di midterm, con la prevalenza di un partito alla Camera e di un altro al Senato, l’attività legislativa dello stesso sarebbe quasi interamente bloccata. Se, invece, il partito di opposizione conquistasse il Senato, al predetto blocco legislativo per il presidente Trump si affiancherebbe l’ulteriore problematica della nomina di nuovi Giudici federali o dei membri della Corte Suprema.
Qual è il ruolo politico delle midterm?
Storicamente le elezioni di midterm non portano mai un esito confortante per il Presidente in carica e, anzi, nella storia recente gli unici Presidenti che sono stati in grado di guadagnare seggi durante queste elezioni sono stati Bill Clinton, nel 1998, e George W. Bush nel 2002. A parte queste rare eccezioni il partito del Presidente in carica solitamente perde seggi al Congresso, in numero maggiore alla Camera rispetto al Senato.
Le radici di tale tendenza sono facili da immaginare parametrandole, ad esempio, al nostro Paese. Non è infatti un segreto che qualsiasi Presidente, nel corso del proprio mandato, provochi un diffuso malcontento nella popolazione. Ciò avviene anche nelle elezioni di midterm dove, seppur formalmente la votazione riguarda il Congresso, i cittadini di fatto sono chiamati a un giudizio sull’attività del Presidente in carica.
Vi è poi un fattore psicologico che riguarda gli elettori del partito sconfitto alle precedenti elezioni, generalmente più motivati a esprimere il proprio scontento, rispetto agli elettori della maggioranza in carica i quali, al contrario, possono essere delusi dalle promesse non mantenute e scegliere di astenersi. In buona sostanza mancando la corsa diretta per la Casa Bianca l’interesse, anche mediatico, cala e i votanti si riducono principalmente ai soggetti più politicizzati o, appunto, scontenti.
Le elezioni di midterm, oltre a dare una visione sull’attuale gradimento del Presidente in carica, fungono anche da preparazione alle elezioni presidenziali che avverranno tra due anni. Il voto, infatti, rivela quali messaggi e quali politiche hanno fatto presa sulla massa. Da un lato permettono un giudizio sulla figura del Presidente e, dall’altro, forniscono una visione sui singoli parlamentari eletti in modo da capire quali messaggi e quale modalità comunicativa ha fatto più presa sul popolo, anticipando quindi possibili candidati alle prossime elezioni.
Un esito favorevole al Presidente, con il mantenimento della maggioranza in Congresso, di fatto gli spianerebbe la strada per una ricandidatura o per la nomina di una figura “erede”. Al contrario, un’evidente sconfitta porterebbe il partito a individuare una nuova figura quale prossimo candidato o, comunque, incentiverebbe la spinta per un cambio di rotta in merito alle politiche intraprese dal Presidente in carica.
In definitiva le elezioni di midterm non sono una semplice fermata intermedia dei due anni di governo, ma un terreno di scontro che, con largo anticipo, inizia a gettare le basi per le prossime elezioni presidenziali.


