Mi sono finto un insider NBA per 5 anni e ho azzeccato per sbaglio tutti i principali colpi di mercato degli ultimi anni

Come un finto giornalista americano è riuscito ad azzeccare i più assurdi colpi di mercato degli ultimi anni.

Mi piace cazzeggiare. A chi non è mai piaciuto? In adolescenza, di tempo per cazzeggiare ne ho avuto più del dovuto, devo essere sincero. In mezzo alla scuola, ai compiti e alla palestra, c’era anche l’irresistibile mondo dei social network a togliermi una parte non trascurabile del mio tempo libero.

Il basket, in particolare quello USA, era il mio principale interesse, oltre alla politica. Ho iniziato a seguire l’NBA, da bambino, una quindicina di anni fa. Sono cresciuto insieme alla pallacanestro a stelle e a strisce e con me è cambiata anche l’NBA.

Mentre creavo i miei primi profili social, vedevo i principali account Twitter di giocatori e giornalisti NBA giganteggiare con tweet virali e provavo tanta invidia. Il 2016 è stato l’anno d’oro dei social. Le elezioni americane hanno polarizzato il dibattito e dato spazio a soggetti che avrebbero meritato di rimanere oscurati (infatti oggi lo sono diventati).

Fu lì che allora emerse l’idea di immergersi a capofitto in quella che ancora appariva come una comunità incontaminata dalla cattiveria dei commentatori politici, una comunità che conoscevo relativamente bene. Fu lì che nacque José Bulsheet.

Originariamente sarebbe dovuto essere un giornalista credibile, con notizie verosimili e contatti verosimili, ma dopo aver cominciato a smanettare la situazione è rapidamente andata fuori controllo. Un profilo più assurdo di questo non poteva esistere. Forse oggi ci siamo abituati, ma 5 anni fa era piuttosto raro vedere un ispano-americano con tendenze politiche così destrorse.

E dunque José nasce a Las Venturas, nel fittizio Stato americano di San Andreas. Ha 5 figli, lavora per l’emittente locale CCSD (Che Cazzo Stai Dicendo Network) ed è un repubblicano, fiero sostenitore di Donald Trump.

José ha un nemico in particolare che porta il nome di Adrian Wojnarowski, il guru delle notizie provenienti dalla Lega. Il giornalista di ESPN è uno dei più seguiti in assoluto su Twitter e talvolta è stato oggetto di banali e stupide imitazioni con account omonimi che cercavano di far ridere, ma non ci riuscivano.

La ratio dietro ai post e ai tweet da scrivere era questa: più l’assurdità della notizia si conciliava con la probabilità che quanto scritto accadesse, migliore sarebbe stato il risultato finale. E così è sempre stato. C’è voluto un po’ di tempo prima di accorgersene, ma un numero incredibilmente alto di finti rumor di mercato che ho dato negli anni si sono rivelati veri.

Non è un miracolo, sia ben chiaro. Facendo un rapido calcolo delle probabilità, ci sono 30 squadre e poco più di 500 giocatori sotto contratto in NBA, non è poi così complesso. Quello che diversi, tra imitatori e bot, hanno cercato di fare nel corso degli anni è stato creare più finti rumor possibili in modo da indovinarne almeno uno, spesso senza vena comica. Non era il caso di José.

Le notizie di José erano circoscritte a un particolare argomento. Se tutto d’un tratto un giocatore fosse diventato di attualità, io avrei pensato al modo più ridicolo e convincente per accostarlo a un’altra squadra, ovviamente il tutto accompagnato da fotomontaggi osceni (all’epoca erano popolarissimi i graphic designer che pubblicavano photoshop di giocatori famosi con addosso la maglia di un altro team).

Alcuni post sono soltanto dementi, devo ammetterlo. Ma questo era il tenore dell’umorismo “nonsense but amazing” della pagina Facebook Il Clipperista, che ho creato insieme a Giovanni, Alessandro, Daniele e altri che non nominerò per paura di dimenticarli. In seno al Clipperista è nato José Bulsheet.

Sarebbe riduttivo parlare di una semplice pagina di meme, così come sarebbe riduttivo definire José un finto insider. Noi credevamo di poter cambiare e far evolvere la comunità cestistica italiana su Facebook, uno degli ambienti più tossici di tutto il Facebook-verse che nessuno si azzardava di criticare, poiché ritenuto intoccabile come coloro che muovevano le masse di appassionati che li seguivano, costretti a farcirsi del letame che gli veniva offerto.

José era un tentativo di ironizzare su quel tipo di comunicazione e in parte posso dire di esserci riuscito. Successivamente però, probabilmente per eterogenesi dei fini, sono successe delle cose slegate da quel processo, che ancora oggi mi lasciano a metà tra lo stupefatto e l’orgoglioso. Stupefatto perché mentre creavo quelle notizie false mai avrei pensato di trovarmi in una realtà dove si sarebbero trasformate in vere. Orgoglioso perché me ne occupavo io.

Cosa resta, di questa esperienza? Anzitutto, José Bulsheet è ancora tra di noi e non andrà da nessuna parte. Certo, il tempo libero per inventarsi movimenti di mercato NBA non è lo stesso di qualche anno fa, ma lui vive e vigila ancora su tutti noi. Resta, inoltre, la capacità di saper fare ironia con leggerezza, senza prendersi troppo sul serio. Ma soprattutto, restano i colpi che ho azzeccato con 1/10 dell’impegno di chi vive per dare queste notizie.

Ecco la lista completa: