Mary Cassatt e l'arte come motore di cambiamento
Una donna forte con le idee chiare fin da giovane, pioniera dell'Impressionismo negli Stati Uniti, un'artista che è riuscita a farsi valere in un mondo difficile e maschilista come quello dell'arte
Mary Cassatt nasce a Allegheny City, in Pennsylvania nel 1844. Viene al mondo in una famiglia di banchieri e agenti di cambio, molto colta e benestante, che considera i viaggi parte integrante della formazione. Per questo motivo durante la sua infanzia e adolescenza trascorre diversi anni in Europa, dove impara il tedesco, il francese e prende le prime lezioni di musica e disegno.
A soli quindici anni, andando contro al volere della famiglia, inizia a studiare pittura presso la Pennsylvania Academy of the Fine Arts di Philadelphia, con l’intento di diventare un’artista professionista. Durante gli studi si sente oppressa da ritmi lenti dell’accademia e sviluppa una forte insofferenza verso la superiorità dimostrata nei suoi confronti dagli insegnanti e dagli studenti maschi. Decide quindi di lasciare il corso e di dedicarsi allo studio dei grandi maestri europei da sola.
Nel 1866, superando le obiezioni del padre, si trasferisce in Francia, scegliendo Parigi come residenza permanente. In questo periodo la scena artistica francese sta profondamente mutando: artisti dalle idee radicali come Manet e Courbet tentano di distaccarsi dalla tradizione accademica e sulla scena iniziano ad affacciarsi gli Impressionisti, che con il loro movimento per nulla convenzionale catturano l’impressione fugace e soggettiva della realtà con attenzione particolare alla luce e al colore. Mary Cassatt rimane affascinata dalla sperimentazione e dall’uso di colori vivaci ispirati all’aria aperta: diventa così la prima e quasi unica donna ad avvicinarsi all’Impressionismo, riuscendo a portare il movimento negli Stati Uniti.
Con gli Impressionisti si sente a proprio agio. Ammira Degas, che la influenzerà nell’uso innovativo dei pastelli, tecnica che le permetterà di creare molti dei suoi quadri più celebri. I due lavorano fianco a fianco per diverso tempo e la tecnica di disegno di Cassatt migliora notevolmente sotto la guida dell’artista francese.
Verso la fine dell’Ottocento, però, il suo stile si evolve e si distacca dall’Impressionismo in favore di un approccio più semplice e diretto. Dopo il 1886, Cassatt non si identifica più in alcun movimento artistico: darà una svolta alla sua carriera iniziando a sperimentare con una varietà di tecniche diverse.
L’iniziale popolarità di Mary Cassatt è sicuramente riconducibile alle scene che sceglie di rappresentare: ritrae la vita di donne e madri in modo autentico, con una tensione e una veridicità che vanno oltre alla cornice. I soggetti risplendono, carichi di emotività ma senza sconfinare in un eccessivo romanticismo. La sua pittura si pone come testimonianza della complessa condizione femminile del suo tempo, documentata con scene di vita quotidiana e con profonda attenzione ai dettagli.
Il periodo che va dal 1890 al 1900 è sicuramente il momento più creativo e proficuo della sua carriera: Cassatt ha raggiunto la maturità e ha imparato a manifestare le proprie opinioni in maniera più diplomatica e meno tagliente, diventando un modello per i giovani artisti statunitensi.
Sarà un viaggio in Egitto nel 1910 a rallentare la sua carriera, definitivamente interrotta nel 1914 per la perdita quasi totale della vista. Nonostante la cecità, Cassatt non si perde d’animo e trova comunque la forza di abbracciare appieno il movimento femminista per il suffragio femminile, denunciando il maschilismo e presentando nel 1915 diciotto opere a un’esposizione organizzata per supportare la causa.
Mary Cassatt muore nel 1926 a Château de Beaufresne, vicino a Parigi, dopo una vita completamente dedita alla pittura, per la quale è andata contro a tutti con grande determinazione, sfidando le convenzioni del suo tempo e lottando per i diritti delle donne, tentando di fare della sua arte il miglior veicolo per un drastico cambiamento sociale.
BIBLIOGRAFIA:
E. Ravenni, L’arte al femminile dall’Impressionismo all’ultimo Novecento, Roma, 1998, Edizione Riuniti.





