L'isola che sprofonda

L'isola di Tangier, in Virginia, potrebbe scomparire entro il 2051 a causa del cambiamento climatico.

Una piccola isola in Virginia potrebbe diventare inabitabile nell’arco dei prossimi 30 anni. Come nei peggiori film apocalittici, l’isola di Tangier, nella baia di Chesapeake, polo privilegiato di osservazione per chi da anni studia il fenomeno dell’innalzamento del livello dei mari, sta lentamente soccombendo al cambiamento climatico. Nella città di Tangier resistono ancora molte famiglie, che - neppure se lo volessero (lo stipendio medio è di $42.000 annui) - non possono spostarsi dall’isola per i costi di vita troppo elevati nelle altre zone dello Stato e del Paese.

In quest'isoletta a Sud-est degli Stati Uniti si avvera quello che succede ormai negli arcipelaghi dimenticati del Pacifico e dell’Asia del Sud, dove la furia del cambiamento climatico ha causato la morte migliaia di persone e la distruzione di intere città e villaggi. La testimonianza dei due ricercatori David Schulte e Zehao Wu, padre e figlio, che proprio della baia di Chesapeake hanno fatto il centro delle proprie ricerche, sono il punto di partenza di questo racconto.

Il lavoro, pubblicato la scorsa settimana su Frontiers in Climate, ci restituisce uno scenario spaventoso: dal 1967, metà delle zone abitabili di Chesapeake Bay sono andate perse per sempre. E se non verranno adottate misure drastiche e immediate, sarà impossibile salvare l’area entro il 2051. 

Ma salvaguardare il clima e soprattutto gli esseri umani ha un costo: per contrastare l’aumento dell’erosione del suolo e mettere al riparo la popolazione, servono circa 200 milioni di dollari. Tentare il tutto per tutto per salvare un puntino in mezzo al mare, per molti sarebbe una richiesta insensata. Non lo è per chi vive in quell'isola da generazioni e sa che provare a resistere è l'unica soluzione.

La storia, si sa, non è generosa con chi non impara dal passato. A chi osserva il collasso dell’isola di Tangier, basterebbe osservare quanto è accaduto alla città di Pattonsbourgh, nel Missouri, colpita per decenni da fortissime inondazioni e scomparsa gradualmente dopo l'alluvione del 1993. Qui i cittadini hanno provato a resistere a oltranza prima di essere costretti a trasferirsi in massa e lasciare tutto quello che avevano costruito, lasciandosi alle spalle una città ormai fantasma.

La ricerca di Schulte e Wu mette in risalto come la diminuzione della porzione di terra su cui poggia la città di Tangier (diminuita da 32,8 a 12,8 ettari tra il 1967 e il 2019), sia direttamente legata all'innalzamento del livello delle acque locali e all’erosione dovuta alle forti piogge, fenomeni presentatesi in concomitanza con l'aumento della popolazione locale dopo gli anni '30 del secolo scorso. L'isola fu colonizzata nel tardo Settecento da coloni europei che qui volevano stabilire, sui suoi altipiani boscosi, una comunità agricola capace di autosostenersi. Sappiamo poi che l’ecosistema marino di Tangier ha fatto della pesca l'industria simbolo dell'isola. Oggi però quest'area ospita prevalentemente ambienti umidi di estuari (inabitabili) e poche creste sabbiose dove già sono situate le aree abitabili dell'isola. 

Questo ecosistema non è adatto alla vita come la conosciamo oggi. La maggior parte degli alberi dell'isola sono morti a causa dell'intrusione di acque salate nei terreni e non c'è spazio per nessuna attività agricola perché i terreni non sono più fertili (e, letteralmente, sono sommersi dall'acqua). Quello che sta succedendo all'isola di Tangier non è nulla di nuovo, lo scioglimento dei ghiacciai avvenuto al termine dell'era glaciale ha favorito per millenni l'inondazione di molte terre emerse. E, come un tempo, oggi, lo scioglimento della calotta glaciale Laurentide incombe sull'isola di Tangier.

Tuttavia, uno studio pubblicato da Schulte nel 2015 su Nature, ha anche allertato degli effetti del riscaldamento globale sull'isola, che ha definitivamente accelerato l'attività di erosione delle zone emerse (dovuta alle piogge) e l'aumento del livello del mare. Non si tratta solo di un fenomeno naturale e, per questo, inevitabile ma della conseguenza diretta della crisi climatica causata dall'uomo, minaccia per l'uomo stesso e per l'ecosistema che per secoli ha abitato. Quest'area della baia di Chesapeake ospita centinaia di specie marine e uccelli migratori, che proprio nelle zone umide trovano ristoro.

All'indomani della pubblicazione dello studio di Schulte, la storia di Tangier fece il giro degli Stati Uniti, incontrando inevitabilmente il negazionismo climatico dilagante e l'indifferenza del Presidente Trump, noncurante degli effetti del cambiamento climatico sull'isola. Ironia della sorte, i primi a non credere nel cambiamento climatico e ad aver votato in massa per Trump, sono proprio gli abitanti dell'isola, prevalentemente pescatori che di fronte all'evidenza guardano al profitto. E il profitto parla chiaro: la dirompente forza dei fenomeni climatici non ha minato le loro attività, la pesca è sempre florida (per ora), pertanto non c'è bisogno di credere che tra qualche anno l'isola sparirà.

La storia dell'isola di Tangier e quella di altre comunità simili, difficilmente avranno un lieto fine. Siamo di fronte al primo capitolo di una saga molto dolorosa che ci coinvolgerà tutti, da chi è costretto a sperimentare ogni giorno sulla propria pelle gli effetti del cambiamento climatico a chi, come la maggior parte di noi, osserva attonito fotogrammi di case sommerse dalla comodità del proprio divano.

Non ci sono vincitori e vinti di fronte all'intransigenza dell'uomo per le proprie colpe, perché una sconfitta di una singola comunità dall'altra parte del pianeta, è una sconfitta dell'umanità tutta. Luoghi come l'isola di Tangier, così lontani da casa nostra, ci costringono al calcolo utilitaristico di chi dovrà e potrà salvarsi e chi invece verrà lasciato indietro in mancanza di tempo e mezzi tecnici, mentre il denaro verrà indirizzato altrove, dove regna il profitto.

E quando l'ultimo dollaro sarà speso e della nostra cultura rimarrà solamente un lontano ricordo, qualcuno dall'alto di un palazzo sul Jumbo (cantava Rino), si lascerà alle spalle la Terra e tutto quello che ne è stato.