La crociata transfobica dei repubblicani e le nuove leggi anti-trans negli Stati Uniti

O dell'ennesima "culture war" confezionata ad arte dai conservatori americani.

Spuntano come funghi, colpiscono una delle minoranze più vulnerabili e si assomigliano (non a caso) quasi tutte tra loro. Sono centoquarantaquattro i disegni di legge contro le persone trans che sono stati presentati in trentatré Stati americani dall’inizio dell’anno. Un record assoluto, a detta di GLAAD, storica organizzazione LGBTQ+ statunitense che da oltre un decennio monitora l’avanzamento dei diritti della comunità nel Paese.

Se il 2016 aveva visto l’ascesa e il fallimento delle cosiddette bathroom bill – leggi finalizzate ad impedire alle persone trans di utilizzare i bagni dedicati al genere con cui si identificano, obbligandole ad usare quelli per il sesso assegnato loro alla nascita – il nuovo panico morale agitato dai legislatori conservatori ha a che fare con gli sport scolastici e l’accesso alle terapie per il cambio di sesso. Nel mirino, in gran parte dei casi, ci sono specificatamente i teenager trans, che sono già una delle categorie a più alto rischio di suicidio e depressione nel Paese.

La geografia di queste leggi

Trentuno stati hanno introdotto disegni di legge che vieterebbero ai giovani trans di partecipare e competere negli sport secondo la propria identità di genere sulla base di convinzioni scientificamente dubbie, secondo cui le ragazze trans avrebbero un ingiusto vantaggio nel competere contro ragazze cisgender per via del più alto livello di testosterone. In Arkansas, Mississippi e Tennessee queste proposte sono già legge. Ci aveva provato anche l’Idaho, ma una corte federale ha deciso l’annullamento.

Mettiamo un attimo le cose nel loro contesto: diversi studi dimostrano che gli atleti trans perdono i vantaggi biologici legati al testosterone poco dopo aver cominciato la transizione. Il testosterone è un indicatore molto parziale dell’effettiva forza di una persona. E, nella gran parte degli Stati che vogliono introdurre queste leggi, non si è registrato nessun caso di giovani atleti trans che sbaragliano ingiustamente la concorrenza. Eppure, ad ascoltare gli appelli accorati dei politici conservatori che negli ultimi mesi si sono riscoperti “dalla parte delle ragazze”, sembrerebbe che ci sia uno spettro che si aggira per gli Usa: lo spettro delle ragazzine trans che rubano le borse di studio per meriti sportivi alle colleghe cis

A questi disegni di legge già stigmatizzanti se ne aggiungono altri venti che vogliono impedire l’accesso dei minori alle terapie di affermazione di genere, ovvero quelle terapie ormonali o chirurgiche volte a ridurre le caratteristiche proprie di un sesso e di indurre quelle del sesso desiderato. In Alabama, un recente disegno di legge dal nome – molto eloquente – di “The Arkansas Save Adolescents From Experimentation Act”, renderebbe reato per i fornitori di servizi medici offrire cure relative alla transizione a minori.

C’è dell’altro: Arizona, Montana e South Dakota hanno introdotto leggi che renderebbero illegali carte d’identità e altri documenti che riflettono l’identità di genere di una persona, se è diversa da quella che è stata loro assegnata alla nascita. L'Iowa intende invece rimuovere l'identità di genere come classe protetta ai sensi della propria legislazione sui diritti civili. Nello stesso Stato si vorrebbe richiedere il consenso scritto dei genitori agli insegnanti per discutere l'identità di genere mentre i loro figli sono presenti in classe, ma anche stabilire che qualsiasi curriculum che includa l'identità di genere tratti anche dei “potenziale danni e gli esiti negativi degli interventi”.

Il ritorno del determinismo biologico

In minima parte, il successo di argomentazioni di questo tipo può essere ascritto al ritorno in auge di un certo determinismo biologico anche all’interno dei movimenti femministi. Ma è difficile non vedere nell’apparizione fulminea di un così grande numero di leggi in una buona metà del Paese una crisi inventata ad arte e dall’alto: d’altronde, ad aprile un sondaggio ha rilevato che solo il 29% dei repubblicani sostiene “un disegno di legge che proibisce agli atleti studenteschi transgender di unirsi a squadre sportive che corrispondono alla loro identità di genere”.

A portare all’attenzione del partito il problema a livello statale non sono stati tanto gli elettori, quanto organizzazioni e think tank che da decenni hanno fatto della culture war la propria specialità: l’American Legislative Exchange Council, i lobbisti dell’Alliance Defending Freedom e l’Heritage Foundation. Questi gruppi di pressione hanno creato un sito da cui i politici repubblicani possono scaricare degli esempi di legge anti-trans da proporre nel proprio parlamento statale”. Come ha fatto notare Chase Strangio dell’American Civil Liberties Union al New York Times, si tratta degli stessi che, fin dai tempi di Anita Bryant, si oppongono ai diritti per la comunità LGBTQ+ e che si sono trovati con un sacco di energie e di fondi da reindirizzare su un’altra causa dopo che la Corte Suprema ha legalizzato il matrimonio per le persone dello stesso sesso nel 2015. Esattamente come negli anni Settanta, la scusa dietro cui si nascondono è quella di voler salvaguardare i bambini.

I repubblicani stanno cercando di mobilitare la loro base di destra come hanno fatto nei primi anni 2000 con le leggi contro il matrimonio per le persone dello stesso sesso

Al di là delle motivazioni religiose e morali che muovono alcuni dei promotori e dei sostenitori di queste leggi, ci sono evidenti calcoli elettorali. “Sarà chiaramente un banco di prova per come saranno le elezioni del 2022 e del 2024. [I repubblicani] stanno cercando di mobilitare la loro base di destra come hanno fatto nei primi anni 2000 con le leggi contro il matrimonio per le persone dello stesso sesso”, ha spiegato Strangio. 

Lo scontro politico

A pesare su questo calcolo è sicuramente la posizione pubblica dell’amministrazione democratica sul tema: Joe Biden a marzo è diventato il primo presidente ad emettere un proclama federale a favore della Giornata internazionale della visibilità transgender, e lo stesso giorno il Pentagono ha emesso nuove politiche per consentire agli statunitensi trans di servire apertamente nell'esercito, annullando un precedente divieto dell'amministrazione Trump. Nei mesi precedenti era stato accusato dalla destra di star cercando di “cancellare le ragazzine dallo sport scolastico” per aver emesso un ordine esecutivo in cui affermava che tutti gli studenti, compresi quelli transgender, "dovrebbero essere in grado di imparare senza preoccuparsi che venga loro negato l'accesso al bagno, allo spogliatoio o agli sport scolastici".

Anche secondo l’esperto di politica nazionale del NYT Dan Levin “questi progetti di legge e la loro attenzione verso i giovani transgender sono parte di una strategia molto più ampia da parte della destra conservatrice e sono solo l'ultima battaglia in una lunghissima storia di culture wars” che risale al 1973, quando la Corte Suprema legalizzò l’aborto. “In tutte queste battaglie, il genere e la sessualità sono stati usati come una questione di spicco dai repubblicani e dai conservatori per animare la loro base”, continua Levin. D’altronde, a detta di Penny Nance, presidentessa di Concerned Women for America, la questione della partecipazione di studenti trans negli sport scolastici potrebbe essere “la leva che riporterà le donne suburbane alle urne e aumenterà il loro sostegno ai repubblicani".

A ciò si aggiunge che, in molti degli Stati in cui sono sono stati introdotti progetti di legge anti-trans, i legislatori repubblicani temono più di essere scalzati da destra che dai democratici, spostandosi di conseguenza a destra loro stessi su questioni sociali che considerano delle facili vittorie.

Peccato che, nel fare cinici calcoli politici, decine di legislatori non si stanno facendo nessuno scrupolo ad aizzare la propria base contro una minoranza che rappresenta a malapena l’1% della popolazione e a chiedere a gran voce la negazione dei loro diritti. Il tutto, naturalmente, in nome dei bambini.

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