Il 10 luglio 2025 Angela Paxton, Senatrice repubblicana del parlamento del Texas, chiede il divorzio dal marito, anch’egli repubblicano. Lo annuncia sui social con parole che in Italia nessun politico userebbe: «Ho cercato con sincerità la riconciliazione. Ma alla luce di recenti scoperte, non credo che onori Dio restare in questo matrimonio. Ho chiesto il divorzio su basi bibliche». Le basi bibliche sono i passi del Vangelo di Matteo che ammettono il ripudio in un solo caso, l’adulterio. Il marito è Ken Paxton, dal 2015 Procuratore Generale del Texas, cioè l’avvocato dello Stato, una carica che in America si conquista alle urne. La stessa Angela, nel settembre 2023, sedeva nell’aula del Senato texano durante il processo di impeachment contro di lui, presente perché Senatrice e privata del voto perché moglie, ad ascoltare i testimoni raccontare la relazione extraconiugale che il marito aveva confessato ai collaboratori nel 2018. Dieci mesi dopo, il 26 maggio 2026, gli elettori repubblicani del Texas hanno scelto Ken Paxton come candidato al Senato degli Stati Uniti con il 63,8% dei voti, eliminando John Cornyn, Senatore da 24 anni che aveva costruito l’ultimo mese di campagna su quella storia, con uno spot in cui si diceva che «Ken Paxton ha l’etica del proprietario di uno strip club». Il risultato è che al 30 settembre 2026 il democratico James Talarico guida la media dei sondaggi di tre punti in uno Stato che non affida una carica statale a un democratico dal 1994.
Per capire come si sia arrivati fin qui conviene dire cosa si vota. Il 3 novembre 2026 gli americani rinnovano il Congresso a metà del mandato presidenziale e il Texas elegge uno dei suoi due senatori federali, in un’assemblea di cento membri dove ogni seggio pesa sulla maggioranza. Ogni partito sceglie il candidato con una primaria aperta agli elettori, tenuta il 3 marzo 2026. Se nessuno supera il 50% i primi due vanno al ballottaggio, che si è tenuto il 26 maggio. Nel 2024 il Texas aveva rieletto il Senatore repubblicano Ted Cruz con 8,5 punti di margine. I passaggi decisivi di questa storia, però, sono avvenuti tutti dentro il partito repubblicano e cominciano con la biografia giudiziaria del suo candidato.
Nell’estate 2015, pochi mesi dopo l’insediamento, Paxton viene incriminato per frode in titoli, un caso chiuso nel marzo 2024 con un accordo senza ammissione di colpa. Nell’ottobre 2020 otto alti dirigenti del suo ufficio lo denunciano all’FBI per corruzione a favore di un costruttore che, secondo loro, aveva pagato lavori in casa sua e assunto la donna della relazione. Da quella denuncia nasce l’impeachment, la procedura con cui il parlamento mette in stato d’accusa un funzionario eletto: il 27 maggio 2023 la Camera vota 20 capi d’accusa e il 16 settembre il Senato lo assolve, perché per condannare servivano 21 voti e il massimo raggiunto è stato 14. In mezzo c’è la scena che in Texas tutti ricordano: il 26 settembre 2022 un ufficiale giudiziario arriva a casa sua con una convocazione in tribunale, Paxton sente il proprio nome, «si gira e corre di nuovo dentro casa» e fugge sul pickup che la moglie ha messo in moto in vialetto.
Con questo curriculum, l’8 aprile 2025 Paxton sfida Cornyn, che il giorno dopo dichiara di non voler consegnare «il seggio che fu di Sam Houston a uno come lui». Diventa la primaria più costosa della storia americana, circa 135 milioni di dollari in tredici mesi, spesi nove a uno contro Paxton. Il 3 marzo 2026 Cornyn arriva primo con il 42% contro il 40,5% e la faida continua fino al ballottaggio, con la figlia di Paxton che risponde agli spot sul divorzio in video: «mio padre è davvero una brava persona, ama Dio». Il 19 maggio 2026 Trump si schiera con Paxton scrivendo che Cornyn «non mi ha sostenuto quando i tempi erano duri». La scelta ha una logica: Cornyn nel 2022 aveva negoziato con i democratici la legge sulle armi dopo la strage nella scuola di Uvalde e aveva votato gli aiuti all’Ucraina, mentre Paxton come Procuratore Generale aveva fatto causa a tutto ciò che Trump gli chiedeva, a cominciare dal risultato delle presidenziali del 2020. Paxton vince con 888.196 voti contro 503.438 ed è il primo sfidante a battere un Senatore texano in carica dal 1970. Cornyn concede citando San Paolo, «ho combattuto la buona battaglia, ho conservato la fede». Una settimana dopo spiega a Washington che Paxton è «un delinquente inadatto alla carica che metterà a rischio il seggio a novembre» e alla domanda se farà campagna per lui risponde con una parola sola: no.
Dall’altra parte del campo c’è James Talarico, 37 anni, ex insegnante di scuola media, deputato del parlamento texano dal 2018 e dal maggio 2025 titolare di un master in teologia all’Austin Presbyterian Theological Seminary, dove resta iscritto per diventare pastore. Il 18 luglio 2025 esce la puntata del podcast di Joe Rogan, il più ascoltato d’America, chiusa con «James Talarico, devi candidarti alla presidenza». Il 9 settembre 2025 si candida e raccoglie un milione di dollari in 24 ore. Il colpo di scena arriva il 16 febbraio 2026, quando Stephen Colbert, conduttore del talk show serale della CBS, annuncia in diretta che Talarico «doveva essere qui, ma gli avvocati della nostra rete ci hanno detto che non potevamo averlo in trasmissione», per via di una regola federale che obbliga le emittenti a concedere lo stesso spazio a tutti i candidati. L’intervista finisce su YouTube e frutta 2,5 milioni di dollari in un giorno. Il 3 marzo Talarico vince al primo turno con il 52,5% contro Jasmine Crockett, deputata nera di Dallas, con un elettorato spaccato come i sondaggi avevano già mostrato: il 71% degli elettori neri con Crockett e meno del 13% con lui. Crockett a luglio definirà quella primaria «una gara razzista» e rifiuterà di fare campagna per lui. Talarico ha risposto ai propri sostenitori con «tenete il nome della deputata Crockett fuori dalla vostra bocca, vincere questo seggio è compito mio». Ha promesso inoltre 25 milioni di dollari per la mobilitazione degli elettori neri di Houston e Dallas, dove il seggio si decide.
Da maggio in poi il terreno dello scontro fra i due è diventato religioso. Paxton dice di essere in corsa «perché Dio mi ha liberato», Talarico ripete che «non puoi amare Dio e odiare le altre persone». Il materiale d’attacco lo ha fornito Talarico stesso nell’aprile 2021, dicendo in aula che «Dio è non binario» e che i sessi biologici sono sei: gli spot di Paxton lo chiamano «Six-gender Jimmy» e dal 9 settembre 2026 un video generato con intelligenza artificiale mostra un Talarico sintetico che legge da una finta Bibbia. Il 13 settembre un candidato repubblicano statale ha pubblicato una foto di studenti di origine sudasiatica allo stadio come segno di un Texas che peggiora, Cornyn ha chiesto al partito di condannare «il razzismo», Talarico ha chiesto a Paxton di fare lo stesso e Paxton ha risposto condannando «James Talarico che prega per superare la propria bianchezza, qualunque cosa significhi».
Sotto lo scontro sulla fede ci sono i temi su cui i texani dicono di votare: il 32% indica il costo della vita come prima preoccupazione e il 57% è contrario ai grandi data center in costruzione nello Stato. Su questo terreno Paxton si è fatto male da solo, quando a fine agosto a San Antonio ha parlato di caro vita con al polso un orologio Hublot d’oro da 41.000 dollari. Sul piano dei soldi la partita è più leggibile. Nel secondo trimestre 2026 Talarico ha raccolto 30 milioni di dollari, record assoluto per un candidato al Senato, contro i 9,3 di Paxton. Al 28 settembre la sua campagna aveva speso 56,4 milioni. A tenere in piedi Paxton sono i comitati esterni, i super PAC, che raccolgono denaro senza limiti purché non si coordinino con il candidato. Il comitato collegato alla leadership repubblicana del Senato, lo stesso che in primavera aveva speso decine di milioni contro Paxton, ha prenotato per lui 51,3 milioni di spazi televisivi l’11 settembre e ha portato la prenotazione a 119 milioni entro il 25 settembre, perché la televisione in Texas, ha spiegato il capogruppo John Thune, costa «circa 8 milioni di dollari a settimana». Sul piano dei dibattiti, invece, la partita non è mai cominciata. Il 16 luglio Talarico ha accettato tre inviti televisivi e il consigliere di Paxton ha promesso «televisione da non perdere», poi le tre date sono scadute senza risposta da un candidato che non sale su un palco di dibattito dal 2014. Il 24 settembre Talarico ha rilanciato proponendo un confronto su Fox News, l’emittente di riferimento dell’elettorato repubblicano, «nella tana del leone, perché so in cosa credo». Il 29 settembre Fox News ha accettato di ospitarlo a condizione che partecipino entrambi. Al 30 settembre Paxton non ha risposto.
I sondaggi raccontano una parità mai vista: l’ultimo, condotto dal 19 al 22 settembre, dà Talarico 49 e Paxton 44, con gli elettori indipendenti per Talarico 58 a 26 e gli ispanici, che nel 2024 avevano votato Trump, spostati verso il democratico. Il Texas resta però uno stato repubblicano. Nel sondaggio dell’Università del Texas che dava Talarico avanti di tre, alla domanda su quale partito votare per la Camera gli elettori rispondevano repubblicano 48 contro democratico 44, sette punti che misurano quanti repubblicani non hanno ancora digerito Paxton e potrebbero tornare a casa. Questa lettura lascia scoperto il candidato, perché nella corsa per Governatore, con lo stesso elettorato e nelle stesse settimane, Greg Abbott guida su Gina Hinojosa 50 a 46. Il giorno in cui il marito ha vinto il ballottaggio, Angela Paxton ha inviato ai sostenitori le sue indicazioni di voto: tre nomi, per Procuratore Generale, commissione ferroviaria e Corte d’appello penale. La corsa al Senato non era menzionata. Il 19 ottobre in Texas si apre il voto anticipato. Fox News ha uno studio pronto e un solo candidato che ha detto sì.




