Lavoro contro capitale: i finanziamenti dei sindacati

Il mondo del lavoro e il finanziamento elettorale tra crisi della rappresentanza sindacale e concentrazione della ricchezza. Com'è cambiato il sindacato americano nel decennio post Citizen United.

La sentenza Citizen United v. Federal Election Commission del 2010 è sicuramente una di quelle che segna una svolta nel suo ambito di applicazione.

Rovesciando la Austin v. Michigan State Chamber of Commerce del 1990, che vietava le spese indipendenti delle corporation per le elezioni statali, e parte della McConnell v. FEC del 2003, che manteneva il divieto per le corporations di svolgere campagne di comunicazione elettorale, la sentenza Citizen United – dopo un iter giurisdizionale iniziato nel 2008 – ha di fatto aperto i canali del finanziamento elettorale alle corporations, ai sindacati e alle associazioni di individui.

La Corte Suprema ha ritenuto che il denaro fosse un'espressione della libertà di parola sancita dal Primo Emendamento della Costituzione e, pertanto, vietare a delle associazioni di individui – corporations e sindacati in particolare – di poter esprimere attraverso il finanziamento di campagne di comunicazione politica le proprie preferenze sarebbe in contrasto con la carta costituzionale.

Le reazioni a questa sentenza non sono di certo mancate e sono state assai contrastanti. Tra le voci contrarie vale la pena ricordare quella dell'allora Presidente Barack Obama, che definì la sentenza una «grande vittoria per le grandi società petrolifere, le banche di Wall Street, le compagnie delle assicurazioni sanitarie e altri potenti gruppi d’interesse».

L'ex Presidente non aveva certo tutti i torti in quanto, come dimostrano i dati del Center for Responsive Politics, dalle elezioni del 2012 in poi i cosiddetti PACs e Super PACs hanno visto crescere enormemente le proprie donazioni da parte dell'1% più ricco, passando dal 76% del 2012 a quasi il 96% nel 2020.

In una pubblicazione del 2013 per Social Research, Sheila Krumholz, Executive Director del Center for Responsive Politics, ha sottolineato come, oltre ai PACs, vi sono una vasta gamma di altri Outside Groups che godono di ampi finanziamenti, i quali li rendono estremamente influenti nonché non tenuti a rispondere delle proprie azioni nello stesso modo dei candidati. Infine, la fonte di questi fondi è spesso sconosciuta e mired in shadow.

Tra gli Outside Groups, la sentenza Citizen United ha inoltre spianato la strada anche ai Dark Money Groups, i quali non sono tenuti a rendere trasparenti le fonti delle proprie donazioni. A differenza di quanto ha sostenuto l’ex giudice della Corte Suprema, Anthony Kennedy, questo sistema di finanziamenti da grandi corporations e dal mondo finanziario, conclude Krumholz, pone anche:

La questione della corruzione dei legislatori: devono dipendere dalla bontà degli estranei e c'è un prezzo da pagare per questo, in termini di quanto possano essere ambiziosi e cosa possono realisticamente raggiungere.

Il ruolo dei sindacati

Nel nuovo contesto post-Citizen United, quale è stato il ruolo del sindacato e del mondo del lavoro nel finanziamento delle campagne elettorali presidenziali?

Storicamente, il mondo sindacale è stato sempre un fermo e convinto sostenitore del Partito Democratico; come spiega il professore Arnaldo Testi, i sindacati «appoggiano ufficialmente i suoi candidati alle cariche pubbliche, donano soldi alle loro campagne elettorali, mobilitano a loro favore gli iscritti e i militanti. Lo fanno anche nelle primarie, schierandosi per i contendenti alla nomination.»

Sebbene i lavoratori sindacalizzati rappresentino poco più del 10% della classe operaia americana, sono senza dubbio uno degli attori sociali maggiormente mobilitati durante le elezioni. Come spiega il politologo di Yale Paul Frymer:

Il movimento sindacale è una grande parte del Partito Democratico. Non c'è un'altra coalizione che si mobilita come questa. Sono il più grande movimento per i diritti civili del paese.

Il ruolo del mondo del lavoro

Se il sostegno sindacale al Partito Democratico e ai suoi candidati è un fattore storicamente ben saldo, meno lo è stato il ruolo del mondo del lavoro nel finanziarlo, soprattutto nell'ultimo decennio. Vediamo qualche dato.

In questo grafico, elaborato dal Center for Responsive Politics, si nota come il mondo del lavoro organizzato abbia visto crescere, seppur in un rapporto profondamente diseguale rispetto al mondo delle corporations, il suo contributo al finanziamento elettorale. La sproporzione a favore dei finanziamenti forniti dai grandi gruppi capitalistici di circa 16 a 1 rispetto a quella del mondo sindacale ci riporta alla nostra analisi iniziale e al commento dell'allora Presidente Barack Obama.

Nonostante ciò, i sindacati dalle elezioni del 2012 hanno costantemente aumentato i loro fondi destinati alle campagne elettorali presidenziali. Da un finanziamento totale – comprensivo quindi anche dei PACs e super PACs e degli altri Outside Groups – di circa 143 milioni di dollari nel 2012, si è passati nel giro di due tornate elettorali presidenziali ad una cifra di quasi 244 milioni di dollari, un incremento percentuale di poco superiore al 70%.

Settore industriale e pubblico: una miniera d’oro per gli Outside Groups

Se si osservano due dei più grandi gruppi sindacali del Paese, quelli industriali e quelli del settore pubblico, il trend rimane lo stesso, sebbene con qualche differenza tra i due. Le cosiddette Industrial Unions hanno visto più che raddoppiare le loro spese a sostegno, in larghissima maggioranza, dei democratici, passando dai circa 14 milioni di dollari nel 2008 al quasi 30 milioni nel 2020.

Il contributo dei sindacati industriali durante l'ultimo decennio si è attestato tra i 25 e 30 milioni di dollari, registrando un incremento percentuale massimo di circa il 114%. Un destino simile lo hanno avuto anche i sindacati del settore pubblico ma con ben più alti margini di aumento. Questi ultimi, infatti, sono passati da un finanziamento complessivo nel 2008 di poco più di 19 milioni di dollari ai quasi 93 milioni del 2020, con un incremento percentuale di quasi il 380%.

Questo crescente flusso di fondi derivanti dalle casse del mondo del lavoro e del sindacato si è diretto sempre più verso gli Outside Groups menzionati in apertura, sebbene i flussi verso i PACs e ai singoli sia rimasto pressocché stabile, come illustra quest'altro grafico sempre del Center for Responsive Politics.

Gli Stati Uniti dopo Citizen United

Dalla sentenza Citizen United, la politica negli Stati Uniti ha visto arrivare sempre maggiori flussi di denaro, in larghissima maggioranza provenienti dal mondo finanziario e delle grandi corporations. Le organizzazioni dei lavoratori, sebbene abbiano anch'esse visto un aumento notevole delle loro spese a sostegno dei candidati durante le tornate elettorali, non godono di ottima salute.

Come illustra Bruno Cartosio nel suo La Grande Frattura, dalla distruzione del sindacato negli anni '70 sino al 2007, gli americani hanno subìto una crescita del 40% delle diseguaglianze nelle paghe orarie e di circa un terzo nelle diseguaglianze generali. La concentrazione della ricchezza nelle mani di sempre meno individui con precisi interessi di classe si è manifestata anche nel finanziamento politico.

Con la sentenza Citizen United si è aperta una grande frattura, per riprendere la terminologia di Cartosio, tra la capacità di spesa del mondo dei grandi gruppi capitalistici e quella del mondo del lavoro. Questa frattura rappresenta sicuramente un problema non di poco conto per la democrazia americana, una frattura che va unita con le altre grandi fratture della società statunitense, dalle diseguaglianze alla questione razziale, dalla polarizzazione politica alla violenza della polizia. Solo tentando di ricomporre queste grandi fratture si potrà pensare di ridare nuova linfa vitale al sogno americano.

Tutti i dati contenuti nel presente articolo provengono dal Center for Responsive Politics, www.opensecrets.org

I dati relativi agli incrementi percentuali sono invece ad opera dell'autore.

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A guest post by
Ph.D in Storia degli Stati Uniti presso l'Università degli Studi Roma Tre. Sono tra i fondatori del portale Fatti per la Storia. I miei campi di ricerca spaziano dalla storia del movimento operaio alla questione razziale tra Ottocento e Novecento.