L’allontanamento di Kristi Noem dal DHS: quando il troppo è troppo
La corruzione e gli scandali legati alla figura dell'ex segretaria per la sicurezza nazionale hanno segnato un limite invalicabile anche per l’Amministrazione Trump
L’Accademia della Crusca definirebbe il sempiterno proverbio “il troppo stroppia” come “ogni eccesso è negativo. [...] Il proverbio che significa propriamente che l’eccesso guasta tutta la quantità, la deforma, la sciupa o corrompe, viene inteso comunemente come se la quantità stessa non ne permettesse la gestione, l’utilizzo, il contenimento intendendo il verbo derivato da “troppo””.
Il detto sembra calzare perfettamente la concatenazione di eventi controversi che ha portato, a inizio marzo, il presidente Trump a rimuovere Kristi Noem dal suo ruolo di guida del Dipartimento di Sicurezza Interna (DHS). Per quanto Trump abbia annunciato la decisione con modalità certamente discutibili - scrivendolo, infatti, su Truth Social poco prima che Noem si presentasse a un evento ufficiale a Nashville - è parso evidente che l’Amministrazione non potesse agire altrimenti.
Già a febbraio, infatti, la portavoce di Noem, Tricia McLaughlin, si era trovava a dover abbandonare il proprio ruolo al DHS, dopo essere arrivata a definire Renee Good e Alex Petti, le due vittime delle azioni violenti dell’ICE in Minnesota, esempi di “terrorismo interno”. Dicitura non particolarmente apprezzata dai Trumpiani stessi, visto lo sdegno dimostrato dallo stesso Senatore Repubblicano John Kennedy riguardo alla dichiarazione.
E non sono solo i sostenitori di Trump ad aver reso esplicite le proprie perplessità rispetto all’operato radicale del Dipartimento di Sicurezza Interna, dato il risultato di un recente sondaggio Reuters / Ipsos secondo cui ben il 58% degli statunitensi riterrebbe che la repressione dell’immigrazione operata sotto la guida di Noem sia andata ben oltre il limite dell’accettabilità.
Tuttavia, non è stata solamente l’indignazione popolare a guidare l’addio di McLaughlin prima, e di Noem poi, ma la ormai evidente corruzione dilagante all’interno del Dipartimento. A rendere necessaria l’epurazione, la totalmente ingiustificata spesa di 220 milioni di dollari per una massiva campagna promozionale del Dipartimento, di cui Noem è stata la sostanziale protagonista. In sella a un cavallo di fronte al Monte Rushmore, la ormai ex Segretaria alla Sicurezza Interna proclamava “viola le nostre leggi, e ti puniremo”.
Di quella somma, 143 milioni di dollari sono stati destinati a una compagnia creata solamente 11 giorni prima che la stessa si aggiudicasse il contratto per realizzare la campagna. Nei due giorni di audizioni congressuali tenutesi per indagare il flusso di denaro, tanto Democratici quanto Repubblicani hanno preteso risposte che Noem non ha saputo (o non ha voluto) fornire.
La misteriosa compagnia in questione - una certa Safe America Media - ha affidato poi il progetto in subappalto a Strategy Group, il cui CEO non è niente meno che il marito di Tricia McLaughlin. Noem ha negato, tra le altre cose, di sapere come Safe America Media fosse finita a subappaltare il progetto a Strategy Group, creando un evidente conflitto di interesse con il suo stesso Dipartimento.
In una esclusiva per Reuters, persino il Presidente Trump ha negato di aver mai autorizzato Noem a procedere con una simile spesa, dichiarando che della campagna pubblicitaria, “non ne ha mai saputo nulla”.
E non si tratta nemmeno della prima volta in cui la gestione del denaro pubblico da parte di Noem si propone come discutibile. Già, infatti, nel corso del suo Governatorato in South Dakota, Noem aveva incassato, e conseguentemente mancato di dichiarare, 80 mila dollari raccolti tramite una ambigua organizzazione no-profit legata alla figura della Governatrice stessa. Operazione certamente non passata inosservata, ma nemmeno approfonditamente indagata.
Durante, invece, le recenti audizioni congressuali, Democratici e Repubblicani hanno questionato perché non fosse stata regolarmente indetta una gara al fine di appaltare il progetto pubblicitario da 220 mila dollari, circostanza, a sentire Noem, impossibile da soddisfare: secondo l’ex Segretaria, infatti, il pericolo rappresentato dall’immigrazione illegale costitutiva in quel momento un’emergenza tale da poter aprire la candidatura solo a un ristretto numero di compagnie. Tra cui, casualmente, quella connessa a McLaughlin.
A scagliarsi maggiormente contro Noem in Congresso, due voci: da un lato quella del Senatore Kennedy, che ha definito la politica del South Dakota, “più morta del pollo fritto”. Kennedy ha aspramente criticato la destinazione di ulteriori 220 milioni di dollari a una campagna pubblicitaria fatta su misura per Noem, e a fronte del già sproporzionato budget del DHS da 108 bilioni di dollari l’anno. Dall’altro lato, il Senatore Democratico Peter Welch, il volto dietro le richieste, avanzate già a novembre 2025, di una approfondita indagine congressuale sulle spese ad opera di Noem.
Non solo è stato Welch, per primo, a notare dal sito web dell’Amministrazione dedicato alla spesa pubblica, la scelta della giustificazione dell’ “urgenza” come motivazione dietro la procedura senza gara, ma il Senatore Democratico ha anche sottolineato come l’ente finanziatore identificato fosse l’Ufficio Affari Pubblici del DHS - guidato da McLaughlin fino alle sue dimissioni.
Le dimissioni di Noem, però - arrivate secondo alcuni, troppo tardi - non sembrano aver frenato la sete di verità del Congresso rispetto al reale livello di corruzione dell’ex Segretaria. Il Deputato Democratico Robert Garcia starebbe, per l’appunto, sollevando interrogativi su come ben 5 compagnie, tutte interamente gestite da un ex dipendente del Dipartimento di Stato e donatore Repubblicano, William Walters, si siano viste garantire costosi contratti per supportare l’agenda di Kristi Noem.
Garcia ha prontamente scritto a Walters per sapere come fosse possibile che le realtà gestite da quest’ultimo, completamente estranee al tema dell’immigrazione, si fossero assicurate diversi contratti governativi, tra cui uno dal valore netto di quasi 1 bilione di dollari e, un altro, per garantire a Noem l’uso di un jet privato - apparentemente fondamentale nelle operazioni di controllo dei confini.
Walters, ad oggi, non ha ancora saputo fornire una accurata spiegazione.
Andando sempre più a fondo nella questione della gestione dei soldi pubblici da parte di Noem, i Democratici stanno scoperchiando il vaso di Pandora della sua corruzione. A fronte di questo, non basta averla rimossa dall’incarico, il Partito dell’Asino vuole di più. Non è sufficiente nemmeno l’umiliazione vissuta negli ultimi giorni a fronte dello scandalo sessuale che ha coinvolto il marito dell’ex Segretaria, Byron Noem. I Democratici chiedono a gran voce che a Kristi Noem venga vietato di ricoprire una qualsiasi carica pubblica in futuro, e vogliono venga processata per aver mentito sotto giuramento.
Insomma, i Dem vorrebbero proprio mettere in pratica gli insegnamenti della Noem-cavallerizza stagliatasi di fronte al Monte Rushmore: viola le nostre leggi, e noi ti puniremo.



