La Somali Fraud: cos’è la frode che secondo i MAGA minaccia il Minnesota
Per l’amministrazione Trump, la gigantesca frode in Minnesota ha un unico responsabile: la comunità somalo-americana. All’ICE il compito di cancellarne la presenza dalla demografia degli Stati Uniti
Le immagini che arrivano dalle città di Minneapolis e Saint Paul, nello Stato del Minnesota, stanno fatto il giro del mondo per la loro crudeltà. Gli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) – che molti commentatori paragonano alla nazista Gestapo – pattugliano le strade, le case, le scuole, gli ospedali e le attività commerciali alla ricerca dei cosiddetti immigrati illegali, individui che non avrebbero alcun diritto a rimanere negli Stati Uniti e che sarebbero responsabili di crimini violenti. Sappiamo però che la realtà è diversa: a finire nelle mani dell’ICE sono soprattutto individui senza alcuna condanna penale (73 per cento) , ma anche cittadini americani.
Ad oggi, gli agenti ICE in Minnesota contano circa duemila unità. A cosa è dovuta questa presenza massiccia? La risposta a questa domanda ha molte sfaccettature, e analizzare soltanto un fattore rispetto a un altro ha poco senso . Possiamo però provare a ricostruire alcune delle possibili spiegazioni.
Innanzitutto, il Minnesota è uno Stato blu, cioè governato da una maggioranza democratica. Anche se non esistono dati che dimostrino una maggiore presenza dell’ICE negli Stati democratici rispetto a quelli repubblicani, si potrebbe ipotizzare che il livello di violenza raggiunto nei primi – in particolare, nelle cosiddette “città santuario” come Minneapolis, New York e Los Angeles – sia legato al fatto che le amministrazioni locali, proprio in virtù delle loro politiche di protezione dei migranti, non cooperino con l’ICE come avviene altrove (per esempio in Texas). I dati mostrano infatti che, in luoghi come il Minnesota, gli arresti avvengono nel 70 per cento dei casi pubblicamente, all’interno della comunità anziché nelle carceri, come accade negli Stati rossi, dove la collaborazione tra polizia locale e ICE è molto più stretta. Queste differenze non giustificano il livello di violenza degli agenti negli Stati a maggioranza dem, che può essere letto anche come una forma di punizione politica nei confronti di chi non ha votato Trump nel 2024.
A questo si aggiunge un ulteriore elemento politico. Il governatore del Minnesota, Tim Walz, aveva sfidato Trump alle presidenziali del 2024 come candidato alla vicepresidenza insieme a Kamala Harris nel ticket democratico. In questa chiave, la pressione esercitata da Trump sul Minnesota potrebbe essere interpretata anche come una vendetta personale per l’“affronto” politico subito. In parte, l’attacco del presidente americano sembra aver ottenuto qualche risultato. All’inizio di gennaio, infatti, Walz ha rinunciato a ricandidarsi a governatore alle elezioni del novembre prossimo: una decisione che molti collegano al recente scandalo di frode che ha coinvolto la sua amministrazione. È qui che entra in scena quella che l’amministrazione Trump ha ribattezzato Somali Fraud.
Cosa s’intende per Somali Fraud?
Il nome stesso ha un carattere profondamente razzista. L’amministrazione Trump, il movimento MAGA e infine i media hanno iniziato a chiamare Somali Fraud una serie di schemi fraudolenti legati a programmi di assistenza sociale gestiti dal Minnesota e finanziati da Medicaid. Queste frodi sono iniziate nel 2018 e hanno coinvolto diverse compagnie private che hanno richiesto miliardi di dollari in fondi federali, destinandone però solo una parte ai servizi dichiarati e trattenendo il resto per uso personale.
Lo scandalo è emerso tra il 2020 e il 2021, quando il Dipartimento dell’Educazione del Minnesota ha bloccato le richieste di fondi dell’associazione Feeding Our Future. L’associazione era in teoria impegnata nell’acquisto di pasti per bambini e ragazzi in età scolastica tramite numerosi centri affiliati, soprattutto durante la pandemia da Covid-19. Secondo i procuratori federali, l’associazione e i suoi partner hanno richiesto il rimborso di fatture emesse per sfamare decine di migliaia di bambini, ma gran parte dei pasti non era mai stata erogata e gli imprenditori hanno intascato i contributi federali per spenderli in beni di lusso. Nonostante ci fossero stati sospetti sin dal 2018, l’attività di Feeding Our Future si è fermata solo nel 2022, quando i raid dell’FBI hanno portato alla sospensione dei pagamenti e all’apertura di un’indagine federale sotto l’amministrazione Biden. L’indagine ha portato alla luce una frode di 250 milioni di dollari. Tra il 2022 e il 2024 sono state accusate 78 persone, tra cui la fondatrice di Feeding Our Future Aimee Bock e il suo collaboratore Salim Said. Entrambi sono stati poi condannati.
Nello stesso periodo, nell’ambito delle indagini su Feeding Our Future, sono emersi altri schemi fraudolenti legati ai servizi destinati alle persone più fragili: centri di apprendimento per bambini autistici, programmi di alloggio per persone in difficoltà e aziende di assistenza sanitaria domiciliare. Anche questi erano programmi finanziati da Medicaid e gestiti dallo Stato del Minnesota e, secondo il primo assistente procuratore generale degli Stati Uniti Joe Thompson, avrebbero sottratto circa 18 milioni di dollari di fondi federali dal 2018.
Qual è, dunque, il legame con la comunità somalo-americana? Ancora una volta, tutto inizia dal caso di Feeding Our Future: una parte degli accusati è di origine somala, così come negli altri casi di fronde accaduti negli ultimi anni. Tuttavia, il dato non sorprende se letto alla luce della demografia: il Minnesota, e in particolare l’area di Minneapolis e Saint Paul, ospita la più grande diaspora somala degli Stati Uniti, pari a circa 108.000 persone, di cui 84.000 nelle due città. Il coinvolgimento di somali americani in attività fraudolente non ha quindi alcuna rilevanza statistica. Come spesso accade, però, è la percezione a determinare la realtà politica. È ciò che è successo con la pubblicazione di un video dello youtuber e attivista MAGA Nick Shirley, nel dicembre del 2025.
Nick Shirley e la frode del childcare somalo-americano
Nel video, Shirley visita diversi centri per l’infanzia e sedi di servizi sociali nell’area di Minneapolis e Saint Paul, riprendendo esterni e talvolta interni degli edifici. Mostra strutture che, a suo dire, appaiono vuote o inattive, intervista in modo improvvisato alcuni passanti e si sorprende nel constatare che il personale di questi centri non voglia confrontarsi con lui. Da tutti questi elementi, Shirley conclude che queste attività costituirebbero la prova di una frode sistematica: società che fingono di offrire servizi per l’infanzia, richiedono fondi federali e poi intascano il denaro senza fornire alcuna prestazione reale.
In realtà, alcuni dei centri citati erano già sotto l’attenzione delle autorità. È il caso del Quality Learning Centre, preso di mira nel video anche per un errore ortografico nell’insegna. Il locale appare chiuso e Shirley conclude che l’attività non esista. Dopo la pubblicazione del video e in seguito alla visita a sorpresa degli investigatori, il manager della struttura ha dichiarato che il centro non era aperto quella mattina — come tanti altri ripresi nel video di Shirley, che operano tra il pomeriggio e la sera — e che non era stata commessa alcuna frode. Sebbene la licenza del Quality Learning Centre sia stata più volte a rischio negli anni per irregolarità amministrative e di sicurezza, non è mai stata formalizzata alcuna accusa federale di frode e la situazione resta invariata
Le accuse di Shirley, già autore di contenuti antimusulmani e antimigratori, vengono rapidamente amplificate dal movimento MAGA e dall’amministrazione Trump, alla quale lo youtuber è politicamente vicino. Figure come JD Vance, Kash Patel ed Elon Musk ricondividono il video, contribuendo a consolidare una narrazione precisa: la comunità somala-americana del Minnesota sarebbe responsabile della frode che ha svuotato le casse pubbliche dello Stato. La colpevolizzazione si sposta rapidamente dai singoli individui a un intero gruppo etnico, descritto come un blocco politico, culturale e religioso ostile agli Stati Uniti e intenzionato a sovvertirne l’ordine dall’interno.
A rafforzare questa narrazione contribuisce anche un articolo pubblicato nel novembre 2025 sul City Journal, un quotidiano conservatore: secondo alcune fonti dell’antiterrorismo federale, una parte dei fondi sottratti tramite la frode somala sarebbe finita nelle mani dell’organizzazione jihadista somala Al-Shabaab. Un’affermazione senza alcuna prova.
La reazione di Trump: il crackdown sull’immigrazione e Operation Metro Surge
La risposta del presidente Trump non ha evitato toni denigratori e razzisti. Durante una riunione di gabinetto all’inizio di dicembre 2025, Trump ha dichiarato di non volere la comunità somala nel Paese, aggiungendo che gli Stati Uniti “prenderebbero la strada sbagliata se continuassero ad accogliere rifiuti nel Paese” e definendo la Somalia come uno Stato che “non ha nulla, non ha proprio nulla. La gente non fa altro che uccidersi a vicenda. Non c’è alcuna struttura”. Le conseguenze sono state immediate: insicurezza diffusa, paura di ritorsioni e attività commerciali gestite da somali-americani temporaneamente chiuse tra Minneapolis e Saint Paul, mentre molti membri della comunità hanno iniziato a non uscire di casa senza portare con sé documenti identificativi.
Inoltre, il 13 gennaio 2026 l’amministrazione Trump ha deciso di revocare lo status di protezione temporanea (noto in inglese come TPS) di cui alcuni immigrati somali godevano dal 1991, quando erano arrivati negli Stati Uniti per fuggire dalla guerra civile. Il TPS garantiva la possibilità di vivere e lavorare legalmente nel Paese finché le condizioni in Somalia non fossero migliorate.
Dopo la diffusione del video di Shirley, il Dipartimento della Salute e dei Servizi Sociali ha inoltre bloccato i finanziamenti federali per l’assistenza all’infanzia in tutti i cinquanta Stati, finché gli enti coinvolti non dimostreranno di non essere parte di schemi fraudolenti. Una decisione che colpisce duramente il sistema della childcare americana e, soprattutto, le famiglie che ne dipendono nella vita quotidiana.

La risposta più rumorosa alla Somali Fraud resta però Operation Metro Surge, l’operazione iniziata il primo dicembre del 2025 con cui Trump ha ampliato la presenza dell’ICE in Minnesota. È così che il presidente ha trasformato la frode perpetrata da alcuni cittadini somalo-americani in un pretesto per portare avanti un progetto anti-immigratorio, razzista e alimentato dal suprematismo bianco. Ed è così che a Minneapolis e a Saint Paul parlare una lingua diversa dall’inglese è diventato pericoloso: gli agenti entrano nelle case senza mandato, usano i bambini come esca per arrestare gli adulti, picchiano manifestanti innocenti e uccidono a sangue freddo chiunque abbia il coraggio di dire “no”.
È così che Donald Trump ha portato il “suo esercito personale” — come Bruce Springsteen lo chiama nella sua nuova canzone Streets of Minneapolis — nelle case degli americani e di chi, dell’America, avrebbe voluto fare la propria casa.





