La plasmatrice di realtà
Come l'addetta stampa di Donald Trump, Karoline Leavitt, sta combattendo una guerra mediatica in nome della devozione per il suo Presidente
Pennsylvania, dicembre 2025. Donald Trump sta parlando a un rally, il cui argomento è – in teoria – l’economia. Con lui, tra il pubblico, c’è Karoline Leavitt, la sua addetta stampa. All’improvviso Trump vira il discorso, guardandola e tessendone le lodi, anche estetiche, con un’acclamazione dal pubblico. “Non è fantastica? Karoline è fantastica! […] Con quel viso meraviglioso e quelle labbra che non si fermano, pop pop pop come una piccola mitragliatrice, lei non ha paura, e sapete perché non ha paura? Perché noi abbiamo la politica giusta”.
Abbiamo imparato a conoscere Karoline Leavitt da gennaio 2025, con il secondo insegnamento del suo capo alla Casa Bianca: non solo perché è la più giovane addetta stampa alla Casa Bianca della storia americana, ma perché il suo stile è veramente paragonabile alla scarica di colpi di una mitragliatrice. Con il sottofondo iconografico della donna conservatrice impeccabile ma forte, giovane, bella, fedele, combattiva, Leavitt è lo scudo di un’amministrazione che ricalca il cambio della comunicazione anche sul piano mediatico.
In un articolo del Washington Post datato marzo 2025, Kara Voght descrive l’addetta stampa della Casa Bianca come “radiosa, bionda e con le guance color mela”. Una descrizione che le si addice, a guardarla sul podio mentre si interfaccia con la stampa.
Dando un’occhiata ai suoi social, Karoline Leavitt è un pazzesco ingranaggio della costruzione propagandistica conservatrice e trumpiana che ce l’ha fatta: classe 1997, nativa del New Hampshire, la perfetta rappresentante della Gen Z al servizio del movimento MAGA e di Donald Trump. È una donna che lavora molto e nonostante tutto (è ora incinta del suo secondo figlio), e al contempo una moglie amorevole, sempre impeccabilmente vestita, pettinata, truccata. La ragazza di campagna figlia di nessuno, cresciuta a pane, cattolicesimo e Fox News che corona il sogno di conseguire la laurea. È finita poi ai piani alti dell’amministrazione durante il primo mandato di Trump: prima come impiegata all’ufficio corrispondenze della Casa Bianca, poi come assistente nel 2020 all’addetta stampa dell’epoca Kayleigh McEnany, che le assomiglia pure. Nel 2021 diventa la coordinatrice della comunicazione per l’ex deputata repubblicana di New York Elise Stefanik e nel 2022 prova l’entrata al Congresso per il suo Stato, che perde. Poi, nel gennaio 2025, il debutto come addetta stampa del Presidente.
Dietro l’aspetto angelico, grazioso e un po’ stereotipato della tipica donna voluta dalla compagine conservatrice di Karoline Leavitt, si cela una devozione al Capo che non risparmia bugie, distorsioni della realtà, insulti a giornalisti e testate e una buona dose di gaslighting. Tutto ciò è in linea con un’amministrazione la cui comunicazione ufficiale ha abbandonato i toni diplomatici per far spazio a una comunicazione aggressiva e senza peli sulla lingua. Basta pensare che al suo debutto, il 28 gennaio dello scorso anno, davanti a una platea piena di reporter che ha dolcemente salutato con un grande sorriso, ha affermato che “la fiducia degli americani nei mass media è scesa a un minimo storico” e che “milioni di americani, soprattutto i giovani, hanno abbandonato la televisione tradizionale e i giornali”.
Un’affermazione per asserire dominanza e far capire che nell’era Trump i media, soprattutto tradizionali, devono stare al loro posto perché non contano più nulla. Si è capito meglio più tardi, quando certe testate o network sono stati esclusi dalla platea. Un esempio è l’Associated Press, che ha insistito a scrivere “Golfo del Messico” e non il nome alternativo voluto dall’amministrazione Trump. È rilevante anche l’interesse di Leavitt per i nuovi canali comunicativi, usati a proprio vantaggio e coinvolti in nome de “l’approccio rivoluzionario del presidente Trump”, perché il messaggio dell’amministrazione arrivi ovunque.
Questo è il punto principale: i media tradizionali nel secondo mandato Trump hanno perso forza e la comunicazione è cambiata. Si serve ora soprattutto dei social media, degli influencer e di un linguaggio basso e populista; non solo come mezzi ma assorbendone le modalità, di cui Leavitt è l’assoluto araldo.
Il suo battagliare verbale con i giornalisti, nella press room e nei social, è aggressivo, spesso accompagnato da accuse di parzialità e faziosità e attacchi alla “stampa liberal di sinistra”, in uno show che ricorda più la sequela di commenti di un post su X o Facebook che non un appuntamento ufficiale.
In questo anno di mandato di Leavitt, particolarmente lungo considerati i cambi continui degli addetti stampa del primo mandato di Trump, ci siamo abituati a vederla rompere perfino regole di condotta pur di tenere la barra altissima. È famoso l’episodio in cui postò i messaggi privati scambiati con un reporter dell’Huffington Post, S.V. Daté, che le chiedeva un chiarimento su chi avesse proposto Budapest come sede per un possibile incontro tra Trump e Putin in tema Ucraina. La risposta è stata un maturo e istituzionale “tua mamma”, seguito dall’ennesimo attacco alla testata e alla professionalità del giornalista, intimandogli di non scrivere “ulteriori cazzate”. Il post su X era fatto per screditare ulteriormente il reporter. Bullismo istituzionalizzato? Sì.
Anche la disinformazione è arrivata nelle comunicazioni ufficiali, con Leavitt che racconta bugie nei suoi comunicati. Una di queste riguarda i 50 milioni di dollari dei contribuenti spesi per preservativi distribuiti a Gaza all’indomani della chiusura dello stop a USAID, che non aveva nessuna prova o fondamento ma è stata ribadita fino allo sfinimento. Come se volessero convincerci fosse vero, proprio come la fake news che potete trovare sul sito internet, piuttosto che sul video di TikTok fatto dall’influencer. Il riflesso perfetto e imprescindibile di quanto la post-verità sia ormai una realtà alternativa accettabile, a cui moltissimi credono.
Karoline Leavitt non è una donna alla corte di Trump straordinaria per aver inventato qualcosa. Lo è perché perfettamente aderente a un sistema e a un modello. È quel punto di intersezione tra una trad wife e Wonder Woman, devota all’ideale, al sistema e al Presidente, capace di tutto, irriducibile e che non ha paura di niente, non chiede mai scusa, non ha tentennamenti, non ha scrupoli. Ed è anche la voce della nuova comunicazione politica della destra americana, tra sarcasmo, bullismo, attacchi e mancanza di rispetto agli avversari. Tutto per provocare una reazione, per combattere delle battaglie, talvolta per distrarre il pubblico. Karoline Leavitt, così giovane, è figlia del suo tempo, si può dire: quello dove l’informazione non si riporta, non si risponde alle domande, non argomenta il dato. Si plasma la realtà a proprio piacimento e la si propone come unica alternativa, nella tempesta di una crisi comunicativa che ci trasciniamo ormai da più di una decade e che di certo ha fruttato qualcosa a chi è interessato a dirigere le correnti perché pensa di avere la politica giusta, quindi non ha paura.




