A Cedar Rapids, nello stato dell’Iowa, sette persone su dieci che si rivolgono all’Eastern Iowa Health Center hanno Medicaid. Si tratta di pazienti in una situazione di estrema precarietà economica che, subito dopo le elezioni di metà mandato e i tagli dei repubblicani a Medicaid nella One Big Beautiful Bill, potrebbero trovarsi in una situazione disastrosa.
L’Iowa, da almeno un decennio in mano ai repubblicani, è il secondo Stato per incidenza di tumori, con diagnosi che aumentano mentre il trend nazionale sta scendendo. Diagnosi che possono pesare direttamente sulle tasche dei cittadini, soprattutto con i costi sanitari out-of-pocket. Anche questo è uno dei temi su cui si decideranno le midterm della prossima settimana.
Lo diciamo dalle elezioni del 2024: la sanità è diventata un tema centrale nel discorso politico statunitense, uno di quegli argomenti cari agli elettori. Insieme al costo del carburante e dei generi alimentari, le spese sanitarie sono entrate a far parte di quello che chiamiamo costo della vita o, ancora meglio, “accessibilità”. Infatti, secondo KFF, i costi sanitari direttamente a carico del cittadino e il carburante sono al momento le prime preoccupazioni economiche degli elettori americani, seguiti subito dopo dai costi alimentari. Dopo l’approvazione della One Big Beautiful Bill (OBBB), proprio come a Cedar Rapids molti statunitensi potrebbero trovarsi senza copertura sanitaria, il che significa incertezza e paura per il futuro.
Snocciolando un po’ di numeri, le statistiche ci restituiscono un quadro in cui il 26 per cento degli adulti è “molto preoccupato” di non potersi permettere le cure mediche per sé e la propria famiglia, con un altro 36 per cento che si dichiara “abbastanza preoccupato”. Chi si preoccupa “molto” per i carburanti e i trasporti è il 27 per cento degli intervistati, per il cibo e le bollette il 21 per cento ciascuna, per affitto e mutuo il 19 per cento.
C’è una caratteristica peculiare dei costi sanitari, come ha ricordato Drew Altman, presidente e CEO di KFF: sono imprevedibili. Non si può mai sapere se si avrà un incidente o se si riceverà una diagnosi infausta. Per alcuni statunitensi è difficile procurarsi i farmaci, anche quelli salvavita. Nel paniere di una famiglia qualsiasi, dunque, i costi sanitari sono un costo che si spera di non dover sostenere. Il sistema sanitario e assicurativo e il concetto di autorizzazione preventiva sono altri elementi che si aggiungono alla frustrazione dell’elettorato statunitense in queste midterm.
Si tratta anche di costi che vengono spesso tagliati rispetto agli altri: gli americani scelgono così come spendere il proprio denaro anche quando hanno una copertura sanitaria. Infatti, si conta un 28 per cento di intervistati che nell’ultimo anno ha rinunciato o rimandato delle cure necessarie per via dei costi. Le percentuali salgono tra le persone non assicurate, i giovani sotto i 30 anni, gli ispanici, chi percepisce redditi più bassi e le donne. Tra gli assicurati tra i 18 e i 64 anni, la percentuale delle cure rimandate è del 30 per cento. Anche la comunità LGBTQ+ soffre particolarmente della situazione, con il 43 per cento che ha rinunciato alle cure a causa dei costi troppo alti. Tra le persone transgender, la percentuale sale al 56 per cento.
In questa situazione, sono alte le percentuali anche di chi ha dichiarato un peggioramento della propria salute per aver saltato o ritardato le cure, soprattutto sapendo che le bollette mediche che arrivano a casa hanno cifre molto alte e pagarle potrebbe voler dire rinunciare a spese di base o indebitarsi. Tra le persone più colpite ci sono quelle con malattie pregresse o con più patologie, per cui rinunciare alla cura può significare mettere pericolo la propria vita. In questa situazione, è difficile anche fare prevenzione. Ammalarsi dopo, in maniera più grave, comporta dei costi maggiori per le tasche del cittadino, al momento non sostenibili.
Per quanto riguarda i farmaci, il 43 per cento degli statunitensi non li ha presi in modo conforme alla prescrizione per ragioni sempre legate al costo (sostituendo la cura con un farmaco da banco), ha dimezzato o saltato le dosi o addirittura non l’ha mai ritirato né assunto. Un trend che è in crescita, salito dal 31 per cento del 2023 al 43 per cento di quest’anno. I più colpiti sono ancora una volta le persone a basso reddito, i non assicurati, le donne, gli afroamericani e gli ispanici.
Nonostante molti elettori siano a favore di cambiamenti significativi nel sistema sanitario statunitense, seppur con modalità differenti, i democratici hanno un netto vantaggio sui repubblicani in merito ai costi sanitari. Non solo perché il partito dell’asinello ne ha fatto un tema cardine, ma soprattutto per quanto riguarda la fiducia dell’elettorato. Sempre secondo i numeri di KFF, alla domanda su quale partito potrebbe gestire meglio questioni come il costo della sanità, le risposte hanno dato un 42 per cento per i Dem contro il 22 per cento al GOP. Gli elettori democratici sembrano inoltre essere più entusiasti e portati a votare a questa tornata di metà mandato rispetto ai repubblicani, comprese le aree rurali, dove l’accessibilità sanitaria è in pericolo da molto tempo nonostante i ristori previsti da OBBB.
Per quanto di difficile realizzazione, anche la proposta più progressista di Medicare-for-all sta pian piano guadagnando attenzione. Già dieci anni fa era un argomento di nicchia, fatto proprio da politici più radicali come il Senatore del Vermont Bernie Sanders. I repubblicani stanno invece puntando sulle politiche MAHA (Make America Healthy Again) del Segretario alla Sanità Robert Kennedy Jr e sulla lotta alle frodi e agli sprechi, sostenendo inoltre che quelli a Medicaid non sono tagli ma politiche per obbligare la gente a lavorare.
Il dato interessante è quello degli indipendenti: il Partito Democratico gode di un vantaggio rispetto a quello repubblicano sulla gestione dei costi dell’assistenza sanitaria, ma una quota consistente di elettori indipendenti non ha fiducia in nessuno dei due.
Intanto, a Cedar Rapids, l’Eastern Iowa Health Center si prepara. Tra pochi giorni le urne diranno chi ha convinto gli elettori anche sulla sanità, ma le scadenze fissate dalla legge non si cancellano da un giorno all’altro: difficilmente un cambio di maggioranza basterà a risolvere subito un problema di queste dimensioni.



