Flash #99: L'Halftime Show "tutto americano" che (non) ha fatto concorrenza a Bad Bunny
Mentre il cantante registrava ascolti da record all'evento ufficiale di Apple Music durante il Super Bowl LX, Turning Point USA mandava in onda la sua versione conservatrice a stelle e strisce
I dati ufficiali, da poco rilasciati, confermano che l’Halftime Show della sessantesima edizione del Super Bowl, che ha visto come protagonisti Bad Bunny, Lady Gaga e Ricky Martin, è stato seguito da circa 128,2 milioni di persone, diventando il quarto Halftime Show più seguito della storia — il record è attualmente detenuto da Kendrick Lamar, che nel 2025 aveva attratto 133,5 milioni di spettatori.
Eppure, nella notte tra l’8 e il 9 febbraio 6,1 milioni di persone hanno scelto un intrattenimento piuttosto diverso: l’Halftime Show messo in scena da Turning Point USA, l’organizzazione ultraconservatrice fondata dal defunto Charlie Kirk.
L’All-American Halftime Show — questo il nome ufficiale dell’evento — era stato annunciato da Turning Point già lo scorso ottobre, poco dopo che Roc Nation, la società di intrattenimento fondata da Jay-Z, responsabile della selezione degli artisti dell’Halftime Show insieme ad Apple Music – aveva annunciato che Bad Bunny si sarebbe esibito al Super Bowl LX.
La notizia non era stata accolta positivamente dall’amministrazione Trump e dai suoi seguaci MAGA, i quali — per scarsa conoscenza geografica e politica o, molto probabilmente, per razzismo internalizzato — sembrano non accettare che Porto Rico, Paese d’origine di Bad Bunny e riferimento culturale centrale nella sua musica, sia a tutti gli effetti un territorio degli Stati Uniti d’America, rendendo quindi Bad Bunny, volenti o nolenti, un “vero americano”. Tuttavia, per Trump e per i MAGA, il fatto che l’artista canti esclusivamente in spagnolo e si sia esposto più volte contro l’amministrazione corrente per le sue politiche anti-immigratorie fa di lui feccia, il fantoccio di un americano.
Ed è così che all’All-American Halftime Show, tenutosi in concomitanza con l’evento ufficiale del Super Bowl LX, sono state celebrate “la fede, la famiglia e la libertà”, come recita lo slogan ufficiale: gli artisti hanno cantato musica country e religiosa americana, mentre la folla sfoggiava i tipici cappellini rossi MAGA. La location dell’evento non è stata rivelata ufficialmente, ma sembra fosse ad Atlanta, in Georgia.
Il concerto, durato circa mezz’ora, si è aperto con un brevissimo tributo a Charlie Kirk, seguito dall’esecuzione dell’inno nazionale con la chitarra elettrica. Poi, ad esibirsi sono stati, in ordine, Brantley Gilbert, Gabby Barrett, Lee Brice e Kid Rock. La natura politica e di protesta dello spettacolo è emersa dal set, indondato di luce blu e rossa — un rimando esplicito alla bandiera americana — e dai testi delle canzoni. Gilbert, per esempio, ha cantato Real American, un brano country-rock patriottico, mentre Brice si è esibito con Country Nowadays, in cui lamenta l’impossibilità di esprimere e di vivere secondo i valori dell’America tradizionalista in un Paese “woke”. Kid Rock, attesissimo, ha chiuso con una ballata cristiana, Til You Can’t. Lo spettacolo si è concluso con un tributo più lungo ed elaborato a Kirk: una serie di immagini che lo ritraevano insieme alla moglie Erika o mentre presenziava a eventi di Turning Point nelle università.

Ad assistere di persona all’evento c’era il vicepresidente Vance, insieme alla moglie; a mancare era proprio Donald Trump, nonostante la portavoce della Casa Bianca Karoline Levitt avesse dichiarato la settimana scorsa che il Presidente avrebbe preferito di gran lunga assistere a una performance di Kid Rock che non a una di Bad Bunny. Alla fine non è stato così: nella sua residenza a Mar-a-Lago Trump, che si era rifiutato di presenziare al Super Bowl LX, avrebbe organizzato una festa per guardare l’evento in televisione, incluso l’Halftime Show ufficiale, di cui si è profusamente lamentato sul suo social Truth. Che nemmeno il presidente sia riuscito a trattenersi di fronte all’encanto latinoamericano?



