Flash #96: Mary Peltola vuole conquistare il Senato con lo slogan Alaska First
La democratica ha deciso di ricandidarsi, dopo l'esperienza alla Camera nel 2022. Ora vuole conquistare il Senato con una campagna elettorale atipica.
Mary Peltola, democratica classe 1973, ha dichiarato ufficialmente pochi giorni fa che si candiderà alla corsa per il Senato degli Stati Uniti. Nata ad Anchorage e con tanta esperienza politica alle spalle, è pronta a dare battaglia per l’Alaska.
The Last Frontier non è certo un campo di battaglia semplice per i Dem, anche se ci sono segnali che lasciano la sfida aperta. Peltola dovrà nuovamente emergere in uno Stato repubblicano come pochi altri, che da quando vota per le presidenziali, cioè dal 1960, ha sempre espresso la preferenza per il candidato del GOP, a eccezione del 1964, quando fu Lyndon B. Johnson a conquistare i grandi elettori. Alla Camera e al Senato vengono eletti repubblicani rispettivamente dagli anni Settanta e Ottanta, con un’eccezione per entrambe. Fu proprio Mary Peltola a conquistare il seggio come deputata nel 2022, perdendolo poi alle elezioni di novembre 2024.
Ecco, allora, che proprio la candidata dei democratici è la prima grande speranza per il partito di conquistare una poltrona, con l’obiettivo dichiarato di togliere la maggioranza al Presidente. Peltola ribadisce spesso il legame con la sua terra, che da grande ha servito sia lì che a Washington. Quando era alla Camera ha sostenuto un imponente progetto di trivellazione petrolifera della ConocoPhillips. Da qualche anno l’economia dell’Alaska si basa sul petrolio e sul suo commercio, davanti alla pesca e a poco altro. Il territorio poco ospitale non ha favorito la diversificazione produttiva, anche se di recente sta aumentando il turismo, grazie soprattutto alla natura. La candidata ha lanciato la sua campagna con un video molto esplicativo, dove parla di sé, dei problemi dell’Alaska e delle soluzioni che vuole apportare. Fin qui nulla di nuovo. Peltola, però, condurrà una campagna elettorale ben diversa da quelle democratiche che abbiamo visto negli ultimi anni. La particolarità dello Stato fa sì che i candidati adottino strategie diverse.
Nella parte alta del sito web della campagna campeggia uno dei due slogan di Peltola: Alaska First. Claim che ripete più volte nel video di lancio, per mettere in chiaro che il suo Stato è in difficoltà e nessuno nella capitale se ne prenderà cura. “Nessuno dei Lower 48 verrà a salvarci, ma lo so nel profondo: non c’è gruppo di persone più pronto a salvarci degli abitanti dell’Alaska”. Un appello ai suoi concittadini e un attacco diretto a quei Lower 48, gli Stati Uniti contigui, e ai loro rappresentanti che sono interessati solo al proprio guadagno. La strada da seguire è quella di Ted Stevens (senatore repubblicano dal 1968 al 2009) e di Don Young (deputato repubblicano dal 1973 al 2022) che, secondo Peltola, si sono sempre battuti per gli interessi del loro Stato e dei suoi abitanti, anche scontrandosi con i colleghi di Washington. La democratica critica spesso nel lancio della campagna il sistema corrotto della capitale. La sua opposizione è racchiusa nel secondo slogan: Fish, Family, Freedom. Nella pratica si tratta di abbassare i costi dei generi alimentari e dell’energia, salvare la pesca e costruire nuove case che gli alaskani possano permettersi.
La prima nativa dell’Alaska a sedere al Congresso ha dalla sua parte un buon indice di gradimento, anche migliore a quello del senatore Dan Sullivan, che sfiderà il 3 novembre 2026. Una battaglia non facile contro un repubblicano in carica dal 2015, anche se un primo sondaggio mostra la Peltola in vantaggio (48%-46%). Un altro segnale di fiducia arriva dal Cook Political Report, che a seguito della candidatura ha spostato la corsa da Solid a Lean Republican, quindi da sicuro a tendente per il GOP. Nelle prime ventiquattro ore ha già raccolto 1.5 milioni di dollari, un bottino che si compone per il 96% di donazioni da 100 dollari o meno. Si sono già date da fare per la campagna anche Alexandria Ocasio-Cortez e Kamala Harris. Mancherà, invece, il sostegno di Lisa Murkowski, influente senatrice repubblicana dell’Alaska, che, in virtù della sua posizione moderata, si è spesso marcata dal suo partito e ha appoggiato la stessa Peltola nelle corse alla Camera del 2022 e 2024.
Il quadro politico dell’Alaska è particolare rispetto agli altri Stati. L’affiliazione degli elettori mostra i repubblicani quasi al 25% e i democratici solo al 13.5%, ma chi è in testa sono i “non affiliati” al 56.5%. Una popolazione che non si identifica con un partito, anche se storicamente è etichettabile come rossa. Un altro elemento di scompiglio è il sistema elettorale. E’ previsto il voto preferenziale, sia alle primarie che nelle elezioni generali. Il 18 agosto, dunque, tutti i candidati che vogliono ottenere il seggio si sfidano in primarie uniche, dove solo i primi quattro classificati accedono allo scontro di novembre. Nell’election day, dunque, gli elettori esprimono una preferenza, ordinando i candidati da uno a quattro. Al primo scrutinio, se nessuno risulta vincitore, si elimina il quarto classificato e si ridistribuiscono i voti. Così via finché non c’è un vincitore. La stessa Peltola riuscì a trarre vantaggio da questo sistema nel 2022, quando c’erano due candidati repubblicani che si erano spartiti i voti tra loro. Sarà interessante seguire l’Alaska a novembre per capire se Mary Peltola riuscirà a riportare un seggio ai democratici che manca da dieci anni.



