È stato davvero uno tsunami, alla fine. Un’onda blu in grado di trascinare nella risacca un altissimo numero di volti noti del partito repubblicano. Da Vivek Ramaswamy, sconfitto anche grazie a campagna elettorale discutibile; passando per Darline Graham, spinta dal Presidente a sostituire il fratello defunto; fino ad arrivare al controverso e quasi ineleggibile Ken Paxton. Le perdite subite dal GOP sono state devastanti.
Finisce così l’era della trifecta, del controllo di Donald Trump su tutti gli organi istituzionali degli Stati Uniti, ed inizia un periodo difficile per “l’anatra zoppa” che nei prossimi due anni dovrà, finalmente, sottostare alle regole della democrazia.
Grazie ad una campagna elettorale profondamente incentrata su sé stesso, sulla sua strana ossessione per le costruzioni e per il lato B di politici e popstar, inclusa una bizzarra chiusura davanti al simbolo dei suoi successi presidenziali, nientemeno che lo ‘stagno’ del Lincoln Memorial, Donald Trump è riuscito a far perdere al suo partito il North Carolina, il South Carolina, la Georgia, l’Iowa, e addirittura Stati iperconservatori come l’Ohio, il Kansas e il Texas. L’onda blu ha pure travolto figure storiche come Susan Collins, imbattuta per quasi 30 anni, che ha dovuto concedere la vittoria al Troy Jackson, che a sua volta aveva sostituito in extremis il discusso Graham Platner. Al momento della stesura di questo articolo, il GOP ha perso 7 seggi del Senato, con il Mississippi in un testa a testa all’ultimo voto, e oltree 25 alla Camera. Brucia in particolar modo la perdita di cinque Stati tra cui in particolare spicca la roccaforte repubblicana del Texas, che ha scelto di mandare Greg Abbott a casa eleggendo al suo posto Gina Hinojosa.
All’Anatra rimangono quindi le briciole: una quasi vittoria in Alaska e una piccola gioia a Palau. Qualche consolazione gliela fornisce la Casa Bianca, che prende le sue difese dichiarando che “il Presidente Trump non era sulla scheda elettorale, a dimostrazione che repubblicani si presentano quando lui è candidato”.
Lo stesso, dopo aver sbottato addosso a Fox News incolpando il network per i risultati elettorali, ha infine riconosciuto la sconfitta, dichiarando di essere disponibile a collaborare con entrambe le camere. Subito dopo, ha scaricato la colpa sui candidati repubblicani, colpevoli di non essere stati all’altezza del loro compito: “Il fatto di non essere stato sulla scheda è stato il singolo fattore più importante,” ha affermato.
Di sicuro, gli umori presidenziali nei prossimi giorni non saranno dei migliori, specialmente dopo la realizzazione di quanto il suo potere quasi assoluto sia ormai sfumato per sempre. L’onda blu ha dato infatti nelle mani del Partito Democratico la capacità di mettere sotto accusa i membri dell’amministrazione, come il segretario alla Difesa Pete Hegseth, bloccare nuove nomine, e paralizzare del tutto la sua agenda politica. Un’occasione da non perdere, considerata tutta la corruzione in cui il Presidente ha sguazzato per ben due anni. Se tutto va bene, tutto ciò che l’Anatra Zoppa potrà fare sarà gongolarsi delle sue finte vittorie nello stagno del Lincoln Memorial.



