Eric Deters è una vera gallina da spennare. Ex avvocato, caduto in disgrazia dopo che la sua licenza è stata revocata nel 2013 dalla Corte Suprema del Kentucky per ripetute violazioni del codice etico e deontologico, ha poi perso la licenza definitivamente nel 2021: oggi è co-proprietario di una catena di pizzerie, Snappy Tomato. Ha provato la carriera politica due volte, fallendo entrambe: la prima come Governatore del Kentucky nel 2023 e la seconda nel 2024 per la Camera come rappresentante del quarto distretto congressuale dello Stato, perdendo le primarie contro Thomas Massie.
Fervido sostenitore di Donald Trump, è un suo donatore di lunga data, oltre che l’organizzatore del Patriots Day Freedom Fest, il festival con Kid Rock e compagnia cancellato lo scorso settembre dopo aver venduto solo la straordinaria cifra di sei biglietti VIP.
Eric Deters è una di quelle persone che orbitano intorno alla seconda amministrazione Trump, cercando disperatamente una porta per poter entrare nel club esclusivo e poter ottenere qualcosa. Un fedelissimo disposto a tutto, anche a spendere cifre così alte da far girare la testa ai comuni mortali pur di avere un po’ di attenzione dalla famiglia presidenziale e dal suo circolo interno, oltre che un paio di favori che gli farebbero comodo. Innanzitutto poter risolvere qualche problemino con le tasse, mettendosi direttamente in contatto con l’ex Commissario dell’IRS Billy Long e con il Dipartimento di Giustizia. Deters vorrebbe che il medico dell’Ohio Abubakar Atiq Durrani, accusato di aver frodato le compagnie assicurative eseguendo interventi alla colonna vertebrale non necessari, anche sui bambini, fosse estradato dal Pakistan. Una causa che Deters ha preso molto a cuore, fornendo consulenza ai legali che rappresentano i pazienti vittime di Durrani.
Non solo favori istituzionali: Deters ha qualche sogno personale nel cassetto. Vorrebbe essere ospite da Tucker Carlson e ha composto (con l’intelligenza artificiale) una canzone intitolata Kentucky Outlaw perché fosse ascoltata — e magari suonata — da Kid Rock in persona. Insomma, un “pennuto” eccentrico, tra guai, peripezie e qualche desiderio e perfetto, come si diceva, per cadere in una rete di grift e corruzione.
Entra in scena Kimberly Guilfoyle, ex conduttrice di Fox News, ex fidanzata di Donald Trump Jr ed ex ambasciatrice degli Stati Uniti per la Grecia. Un membro decadente dell’amministrazione, è passata velocemente dal far parte della famiglia che occupa la Casa Bianca all’essere spedita in Europa, con un ruolo che è quasi una buona uscita più che un vero e proprio merito. Oltre al loro sostegno estremo al movimento MAGA, cosa accomune questi due personaggi?
Torniamo indietro, fino a luglio 2025. Kimberly Guilfoyle sta per affrontare l’udienza di conferma al Senato come ambasciatrice in Grecia, ma c’è un problema — uno di quelli grossi, che se uscisse allo scoperto potrebbe costarle il ruolo. Ha un debito di centomila dollari sulla sua carta di credito American Express. Da lì nasce l’idea di contattare Deters, con cui era in contatto da tempo, come ha rivelato un’inchiesta esclusiva del Wall Street Journal lo scorso 7 ottobre. “Honey please I need you to get this done for me today” (“Tesoro, per favore, devi farmi questo favore oggi”), scrive Guilfoyle su Signal a Deters, allegando un PDF di istruzioni su come effettuare il pagamento e una rassicurazione che questo non sarà tracciato.
Come riporta il Wall Street Journal nello stesso articolo, non era la prima volta che Deters pagava Guilfoyle o altri membri della famiglia Trump: trecentomila dollari a lei per i suoi interventi al Freedom Fest in Kentucky, duecentomila e centomila dollari rispettivamente a Donald Jr ed Eric Trump. Secondo documenti ufficiali, poi, Deters ha donato al PAC del Presidente 125.000 dollari.
Dunque, Guilfoyle conosceva molto bene il suo pennuto da spennare e sapeva che la sua influenza e vicinanza alla famiglia Trump erano un’ottima leva su di lui. Nei messaggi pubblicati dal Wall Street Journal, Guilfoyle rassicurava Deters: se avesse fatto quest’operazione, lei sarebbe stata il suo “ride or die” con Trump per sempre, ossia quella persona garante, sponsor, per avvicinarsi al Presidente una volta per tutte.
Nonostante questo, e nonostante le rassicurazioni di aver messo una buona parola provando ad accontentare le sue richieste, Deters non vedeva risultati. Oltre a non pagare sul momento il buco dell’American Express di Guilfoyle, è stato proprio lui a denunciare quella che nessuno ha avuto timore a chiamare corruzione, forse perché si è reso conto a modo suo di essere stato truffato. Soprattutto quando, dopo la sua nomina ad ambasciatrice, Guilfoyle ha iniziato a rispondere sempre meno alle sue richieste, chiedendogli di non mettere più nero su bianco dei loro trascorsi e dei pagamenti ricevuti. “Mi stai letteralmente costando la mia carica di ambasciatrice, basta scrivere!”, chiedeva Guilfoyle a Deters in un messaggio poco dopo la sua nomina.
Fin dal suo fidanzamento con Donald Jr a metà del primo mandato di Trump Kimberly Guilfoyle si è imposta come icona MAGA per eccellenza, e su quest’immagine ha provato a lucrare. Cosmetici, un centro di medicina estetica, una società di consulenza politica e pubbliche relazioni, perfino un marchio di champagne di nome American Dream, con cene organizzate a Mar-a-Lago con ospiti esclusivi che altro non erano che honey trap per attrarre investimenti. Non è andata molto bene, e questo a Trump non è piaciuto. Pare infatti si sia lamentato che Guilfoyle usasse Mar-a-Lago per raccogliere investimenti per sé stessa e non per lui, come avrebbe dovuto fare.
Dopo la rottura con l’erede dei Trump, è iniziata una discesa che nemmeno la nomina in Grecia è riuscita a fermare. Poco dopo, infatti, Kimberly Guilfoyle è finita nel mirino a causa di attività di discutibile integrità durante il suo servizio diplomatico. I membri democratici delle commissioni Affari esteri di Senato e Camera avevano sollecitato il Dipartimento di Stato, guidato da Marco Rubio, per esaminare il suo operato dopo che era stata scoperta a promuovere un’azienda greca il cui lobbista l’ha accompagnata in alcuni viaggi nei Balcani.
Quando è stato interpellato sulla vicenda Trump ha fatto spallucce, disconoscendola come ex membro della sua famiglia e chiedendo le sue dimissioni, che sono poi arrivate nei giorni successivi. E l’ormai ex ambasciatrice ha fatto causa a Deters per diffamazione, con lui che minacciava di rilasciare prove ancora più scottanti sulla corruzione dell’amministrazione attuale, per poi far sparire il tutto dietro a una cortina di fumo.
Il caso Guilfoyle ha messo ancora più in luce quello che è in realtà un segreto di Pulcinella: c’è un sistema di corruzione e compravendita di favori ben rodato nel secondo mandato Trump. Una presidenza costruita intorno al grifting, una vera e propria truffa per incassare denaro sfruttando una posizione di potere. Proprio la scorsa settimana, il New York Times ha rivelato che la famiglia di un banchiere miliardario venezuelano accusato per frode ha negoziato un accordo di lavoro con l’ex avvocato di Trump Alina Habba per 50 milioni di dollari in quattro anni, poco prima che Donald Trump gli concedesse la grazia.
Una storia come quella di Deters e Guilfoyle è solo la punta dell’iceberg di quello che si nasconde nella Casa Bianca di oggi. Ed è la parabola che insegna che chi orbita intorno ai Trump è come una falena verso la fiamma: sanno benissimo di andare a bruciarsi, ma non ne possono fare a meno.



