In un istante il piano si era compiuto. Il gotcha moment, il Perry Mason in cui, messo di fronte al Congresso degli Stati Uniti d’America, Jack Smith, il nemico, l’aguzzino, il “persecutore Jack Smith” avrebbe commesso il reato di spergiuro.
Incaricato dall’ex Procuratore Generale Merrick Garland nel 2022, Jack Smith ha lavorato come consulente speciale del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti per sovrintendere le indagini sulle azioni compiute da Donald Trump, sia per l’attacco al Campidoglio del 6 gennaio 2021 che per il caso dei documenti classificati sottratti dall’allora ex Presidente al termine del suo primo mandato. Compito che terminato all’inizio del 2025, con la rielezione di Trump alla presidenza.
Tra i Senatori repubblicani serpeggiava invece la netta convinzione che Smith avesse fatto carte false pur di dare la caccia a Donald Trump, al punto da creare una rete cospirativa con altri procuratori, che si sarebbero scambiati le proprie note per assicurarsi una persecuzione sistematica: una vera caccia alle streghe. L’udienza congressuale a porte aperte aveva il chiaro obiettivo di intimidire Smith, in modo non dissimile da ciò che è accaduto ad Anthony Fauci a luglio di quest’anno, mettendolo alle strette e facendo crollare davanti alle telecamere un altro della lunga lista di persone invise a Trump. Un vero e proprio carosello di insulti, accuse e insinuazioni. Per tutto il tempo, Jack Smith subisce gli attacchi di repubblicani come Ted Cruz, John N. Kennedy e i suoi problemi di stomaco, Darline Graham che lo accusava di aver perseguitato il fratello defunto e infine il Senatore del Missouri Eric Schmitt con il suo “Verrai ricordato come un assoluto sacco di sterco [dirtbag, ndr]”, poco prima di commettere una delle gaffe più clamorose dell’anno.
Eric Schmitt, ex Procuratore Generale del Missouri protagonista di una lista di controversie troppo lunga da esprimere in queste poche righe, aveva in mano una pistola fumante. Una di quelle con la bandierina con scritto “bang!”, ma che nella sua testa avrebbe costretto Jack Smith a una pubblica umiliazione. Si trattava di un banale evento sportivo, a cui Jack Smith avrebbe partecipato come spettatore. Guarda caso, pensava Schmitt, proprio il giorno precedente il Procuratore Distrettuale della contea di Fulton Fanni Willis aveva ammesso di avere una relazione con il Procuratore Speciale Nathan Wade, entrambi protagonisti dell’indagine contro l’attuale Presidente e i suoi tentativi di sovvertire il voto in Georgia nel 2020.
Un complotto a tinte rosa, o un’autentica soap opera si stava sviluppando nella mente di Schmitt. Una teoria del complotto che avrebbe in qualche modo collegato i tre Procuratori in una cospirazione anti-trumpiana. Come tale incontro segreto avrebbe potuto qualsivoglia avere un senso non è ben chiaro, considerato che Fani Willis fu proprio rimossa dall’incarico a causa di tale ammissione.
Tuttavia, una supposta vicinanza geografica e un paio di messaggi iperbolicamente definibili come circostanziali erano tutto quello che servivano a Schmitt per portare avanti il suo piano: mettere Smith (non Schmitt) all’angolo e costringerlo a mentire sotto giuramento. “È andato a vedere una partita di basket tra i Golden State Warriors e gli Atlanta Hawks il 3 febbraio 2024?”, domanda il Senatore all’ex Procuratore. La reazione sorpresa di Smith dà subito al Senatore l’impressione di aver centrato alla perfezione il suo obiettivo.
Inizia di conseguenza un botta e risposta riguardante la presenza di Smith ad Atlanta, a cui quest’ultimo risponde con dei no sempre pacati, ma via via più secchi e perplessi. Il Senatore quindi punta dritto e chiede a Smith se avesse incontrato Willis e Wade, ricevendo il più deciso di tutti i no.
È a quel punto che il piano infallibile, il sopracitato momento Perry Mason di Schmitt si compie. “Che direbbe se le facessi vedere che ho una serie di messaggi del suo team che dicono che era ad Atlanta a una partita Warrior-Hawks [...] il giorno dopo l’annuncio dell’affaire tra Wade e Willis?”. Schmitt espone con una velocità quasi imbarazzata un cartello con le prove, concedendo a Smith un istante per rispondere senza mentire sotto giuramento. Smith non si scompone e chiede di rivedere il cartello.
C’è una strana esitazione nell’aria. Schmitt rifiuta di far vedere nuovamente le prove e, messo sotto pressione, si scalda; poi con un ghigno afferma che il reato di spergiuro è comunque già stato commesso, un po’ come un bambino convinto di avere la vittoria in mano mentre tutta la realtà gli crolla addosso.
Jack Smith riesce quindi a prendere parola e ricorda di essere stato a una partita di basket in quel periodo, ma in una in cui giocava la cestista Caitlin Clark, nel Maryland. Gli fa eco la Senatrice del Minnesota Amy Klobuchar, che suggerisce che invece degli Atlanta Hawks potesse trattarsi della squadra femminile degli Ohio Hawkeyes. Fatto confermato di lì a poco. Tutto questo mentre le telecamere inquadrano lo sbigottimento della repubblicana Katie Britt, incredula nel veder crollare il circo montato su dai suoi compagni di partito.
“Penso che la gente dovrebbe controllare le sue prove prima di accusare qualcuno di essere un sacco di sterco”, redarguisce Klobuchar verso un sempre più livido e paonazzo Schmitt, con lo stesso piglio di una signora adulta che striglia un infante, prima di affossarlo con un “ha confuso le squadre”.
Al momento della pubblicazione di questo articolo, le scuse ufficiali da parte di Schmitt non sono ancora arrivate. Nessun segno di pentimento né ammissione di aver commesso un errore e di aver reso tutto il GOP partecipe di una gaffe talmente clamorosa da aver messo in ombra l’intera udienza pubblica.
Una recente indagine condotta da MS NOW ha rivelato come quei messaggi, la pistola fumante, fossero stati forniti dal Dipartimento di Giustizia al team del Senatore, a patto che ne venisse controllata la veridicità prima. In aggiunta, le prove non sono mai state condivise con i Senatori democratici. Questo, oltre a essere un’omissione illecita di per sé, avrebbe probabilmente dato loro la possibilità di correggere il tiro evitando a Schmitt di mettersi in ridicolo in pubblico. La strategia scelta è stata invece quella di mostrare goffamente il cartello per qualche istante, sperando che il mezzo-bluff portasse a una clamorosa confessione.
La domanda che molti si pongono è per quale motivo il Senatore del Missouri si sia sparato sul piede con quella stessa cosiddetta pistola fumante. Di certo, in questi strani tempi della politica americana non è del tutto escluso che il pubblico sacrificio della propria dignità sull’altare della vendetta politica possa essere visto da qualcuno, al vertice della Casa Bianca, come una massima espressione di lealtà.
Nella testa di Schmitt, comunque, c’è ancora spazio per il lieto fine. Nonostante sia diventato uno zimbello per la maggior parte del pubblico moderato americano e internazionale, gli onori della vittoria gli sono stati successivamente accreditati nei podcast MAGA a cui si è rifugiato nei postumi della debacle, in cui i presentatori hanno dipinto le sue azioni come un vero colpo di genio che ha finalmente fatto emergere la realtà sulla cospirazione contro il Presidente Trump. È un mondo confortevole quello dei MAGA, quello in cui un Senatore come Schmitt può fuggire dalle sue responsabilità, e dove la narrativa si allinea con il suo sogno di essere stato veramente quel Perry Mason che ha finalmente spezzato le reni al cospiratore. La realtà è ben diversa, e forse non sarà così arduo per i posteri decidere chi verrà davvero ricordato come un serio professionista e chi come un dirtbag.





