
Quando una parte politica e un medium, sia questo un giornale o un canale televisivo, entrano in simbiosi al punto da non distinguere più gli elettori dell’una dai telespettatori dell’altro, i fraintendimenti diventano inevitabili. Rupert Murdoch, il magnate che controlla Fox Corporation, oggi guidata dal figlio Lachlan Murdoch, lo sta sperimentando da qualche anno. Dopo aver scaricato Tucker Carlson nel 2023, all’inizio di settembre è toccato anche a Maria Bartiromo lasciare Fox News. Due allontanamenti improvvisi che hanno colpito figure simbolo dell’universo conservatore americano, ma che raccontano soprattutto una realtà spesso ignorata: per quanto vicina a Donald Trump, Fox rimane prima di tutto un’azienda.
Se il caso Carlson era stato interpretato come la dimostrazione che nessun conduttore, per quanto popolare, possa mettere in ombra l’autorità dei Murdoch, il caso Bartiromo suggerisce qualcosa di diverso. La crisi è esplosa dopo il discorso pronunciato da Trump il 16 luglio scorso. In quell’occasione il Presidente aveva annunciato la declassificazione di documenti che, a suo dire, dimostravano interferenze cinesi e gravi vulnerabilità del sistema elettorale americano, rilanciando i dubbi sulle elezioni del 2020 e chiedendo al Congresso l’approvazione del pacchetto di restrizioni al voto contenute nel SAVE America Act.
Fox News non si è fatta trovare impreparata. Se molti sostenitori del Presidente si aspettavano che l’emittente amplificasse il messaggio della Casa Bianca — come aveva fatto negli anni successivi alle elezioni del 2020 —, sono rimasti molto delusi. Temendo nuove esposizioni legali dopo il patteggiamento da 787 milioni di dollari con Dominion Voting Systems, e mentre resta aperto il contenzioso con Smartmatic, entrambe aziende che gestiscono macchine per il voto, la dirigenza di Fox News ha mandato ai propri programmi l’indicazione di non dare particolare rilievo alle accuse presidenziali.
Bartiromo era già pronta a intervistare il consigliere presidenziale Peter Navarro durante Mornings with Maria quando ha ricevuto la direttiva. Secondo quanto emerso nelle settimane successive, la giornalista avrebbe quindi inoltrato alla Casa Bianca le indicazioni interne con cui Fox scoraggiava la copertura delle nuove accuse sui brogli elettorali. In altre parole, avrebbe trattato il canale non come un’organizzazione editoriale autonoma, ma come uno degli attori della coalizione politica trumpiana. È proprio questa confusione di ruoli che l’azienda sembra aver deciso di sanzionare. Il 3 settembre 2026 Fox News ha infatti messo fine senza troppi convenevoli all’era Bartiromo: poche righe di comunicato, nessuna spiegazione ufficiale e la sostituzione immediata dei suoi programmi.
C’è però un elemento ulteriore che rende il caso Bartiromo particolarmente significativo. La vicenda colpisce anche per il percorso personale della protagonista. Per gran parte della sua carriera, era stata considerata una delle figure più autorevoli dell’informazione economica televisiva americana, costruendo la propria reputazione ben prima di approdare a Fox News. Negli anni del trumpismo, tuttavia, la sua immagine pubblica si è progressivamente trasformata. Bartiromo è diventata una delle interpreti più fedeli delle istanze del movimento MAGA, fino a fare proprie molte delle narrazioni che hanno accompagnato le contestazioni dell’esito elettorale del 2020. La sua uscita assume così anche il significato di una parabola personale: quella di una professionista che aveva contribuito a rafforzare il legame tra Fox e Trump e che finisce per essere travolta dalle conseguenze della progressiva sovrapposizione tra giornalismo e appartenenza politica.
Il paradosso è che Bartiromo non è stata allontanata per essersi opposta a Trump, ma probabilmente per essergli stata troppo vicina. Dopo anni trascorsi a inseguire le teorie sui brogli del 2020, i Murdoch sembrano aver concluso che il costo legale e reputazionale di quella fedeltà sia diventato troppo elevato. Carlson aveva dimostrato che nessuna star è più importante di Fox. Bartiromo suggerisce qualcosa di ancora più interessante: che, quando entrano in gioco gli interessi dell’azienda, nemmeno Trump lo è.


