John Fetterman, Senatore eletto per il Partito Democratico dalla Pennsylvania, ha cercato a lungo di presentarsi come una figura fuori dal coro rispetto alla classe politica media. Propostosi — anche stilisticamente — come rappresentante della working class, Fetterman si è definito un “normale democratico”, lontano dalle frange socialiste del Partito che aveva criticato aspramente nell’ultimo periodo.
Di recente, infatti, Fetterman non si è voluto smuovere da due posizioni di principio: la sua lontananza da figure come Abdul El-Sayed, vincitore delle primarie democratiche in Michigan per il seggio dello Stato al Senato (nonché additato quale ulteriore espressione del crescente socialismo interno al Partito Democratico) e la sua vicinanza a Israele.
Secondo Fetterman, affinché la sua militanza all’interno del Partito Democratico possa continuare sarebbero necessari il divorzio dell’establishment democratica dalle istanze di “estrema sinistra socialista” e la strenua e continua difesa di Israele.
Senza questi elementi, il Senatore potrebbe decidere di abbandonare il Partito Democratico che ha portato alla sua elezione al Senato. Uno scenario preoccupante, considerato l’avvicinarsi delle elezioni di midterm e la necessità di far tornare i conti in termini di eletti. Le probabili defezioni, infatti, sono il tasto dolente delle elezioni di novembre. Qualora il Senato si trovasse in parità, come successe nel 2001 e nel 2021, i repubblicani rimarrebbero ancorati alla maggioranza grazie al Vicepresidente JD Vance. Uno scarto di quattro seggi in più al Senato porterebbe i Democratici in maggioranza, ma un cambio di partito da parte di Fetterman riporterebbe i repubblicani al potere.
Già lo scorso luglio, Fetterman si era espresso in maniera critica rispetto alla scelta di oltre cento democratici alla Camera dei Rappresentanti di votare a favore della sospensione degli aiuti militari all’alleato mediorientale a causa delle sue incursioni a Gaza e in Libano. In quell’occasione, il Senatore aveva anticipato che avrebbe preso in considerazione la scelta di abbandonare il Partito Democratico qualora questo si fosse proposto come il partito anti-Israele.
I repubblicani non hanno perso l’occasione di lasciargli una porta aperta, allettati dalla possibilità di assicurarsi un seggio ulteriore al Senato. Il Senatore John Thune, leader di maggioranza e rappresentante del South Dakota, ha fatto da mediatore negli ultimi mesi, sperando in un definitivo cambio di rotta da parte di Fetterman.
Eppure, a domanda diretta, Fetterman continua a negare la volontà di cambiare partito, seppur la sua popolarità in Pennsylvania sia più alta tra i repubblicani che non tra i democratici. È però forse lo stesso Partito Democratico a volersi liberare di Fetterman?
Un editoriale del Wall Street Journal (WSJ) ha contribuito a indebolire la figura del Senatore, rivelando un’indisponenza nei confronti degli obblighi e degli impegni istituzionali di un Senatore che non è passata inosservata.
Secondo la testata, Fetterman avrebbe lasciato passare in secondo piano impegni con i propri elettori e colleghi nelle istituzioni, assentandosi spesso dai suoi appuntamenti. Il Senatore sarebbe addirittura arrivato ad annullare all’ultimo minuto un incontro con veterani di guerra mutilati e provenienti dal suo stesso Stato, prediligendo un’intervista con Fox News per discutere di Israele e della guerra in Iran.
Fetterman ha, dunque, dimostrato di agire in modo differente rispetto alle proprie dichiarazioni, avvicinandosi al mondo conservatore: sempre secondo WSJ, in luglio avrebbe addirittura ricevuto donazioni da un’importante figura conservatrice.
Negli ultimi mesi, lo staff del Senatore ha cercato di contenerne l’azione esplosiva, arrivando a dissuaderlo tanto dal presentare una risoluzione per obbligare ogni Senatore a prendere una posizione pubblica sull’intercorrere o meno di un genocidio a Gaza, quanto dallo scrivere un editoriale su suggerimento dell’ambasciata israeliana, rischiando di violare il Foreign Agents Registration Act.
Un resoconto, quello del WSJ, che ha indispettito il mondo democratico. In un panel bipartisan della CNN incentrato sul Senatore tenutosi a inizio settembre, alcune figure si sono chieste chi “dovrebbe prendersi John Fetterman”. Mike Nellis, ex consigliere della campagna presidenziale di Kamala Harris, è addirittura arrivato a suggerire uno scambio: “Prendetevi Fetterman, noi prendiamo McConnell”.
Sicuramente una provocazione, ma che restituisce il limite raggiunto dagli ambienti del Partito Democratico con Fetterman e che apre a scenari interessanti in vista delle prossime elezioni di medio termine.



