Flash #118: La conversione di Laura Loomer sulla via di Kyiv
Per anni ha rilanciato la propaganda del Cremlino e attaccato Zelensky. Dopo un viaggio in Ucraina, l'influencer di estrema destra ha cambiato idea.
Laura Loomer è uno di quei personaggi che definisce questa seconda amministrazione Trump senza mai averne fatto parte. I suoi interventi sui social hanno dimostrato più volte di influenzare la Casa Bianca denotando un accesso alla mente del Presidente che molti consiglieri e membri dell’establishment repubblicano darebbero di tutto per avere. Quindi quando Loomer va in visita a Kyiv e proclama una conversione totale riguardo all’invasione russa dell’Ucraina iniziata nel 2022, non è solo una curiosa notizia estiva.
Per anni, l’influencer della destra MAGA ha minimizzato l’invasione, ha attaccato Volodymyr Zelensky e ha fatto propria la caricatura di un’Ucraina “piena di simpatizzanti nazisti”, uno dei principali argomenti propagandistici con cui il Cremlino ha giustificato l’aggressione. Questa settimana, invece, Loomer ha ammesso di essere stata vittima della “propaganda” russa senza nemmeno rendersene conto, dopo aver sentito le sirene antiaeree nella capitale ucraina.
“Ho spesso detto che non mi interessava”, ha scritto su X dopo il suo primo allarme aereo. “Guardandomi indietro, non è stato molto bello da parte mia”. E ancora: “Ci sono persone in Ucraina che devono correre in un rifugio antiaereo ogni giorno, e alcuni di noi hanno avuto l’audacia di dire che la Russia non aveva torto”. Loomer ha visitato aree colpite dagli attacchi russi, si è seduta davanti a un McDonald’s bombardato nel quartiere di Lukianivka, ha incontrato il rabbino capo dell’Ucraina e ha visitato la Cattedrale della Dormizione, parte del monastero delle Grotte di Kyiv conosciuto anche come Pečerska Lavra, attaccata dai droni russi. Ha poi intervistato Zelensky nel giardino del palazzo presidenziale. Il Presidente ucraino e il suo staff, inizialmente ignari della visita, hanno capito il potenziale del momento. “È davvero importante che Laura Loomer sia in Ucraina e veda le cose con i suoi occhi”, ha fatto sapere l’ufficio di Zelensky. Nell’intervista si è poi toccato il tasto dolente, l’incontro famigerato alla Casa Bianca tra lui, Trump e Vance finito a urla e recriminazioni. Zelenksy ha riferito a Loomer che la relazione è sicuramente migliorata dopo l’incontro in Vaticano nell’aprile 2025. “Il nostro rapporto è cambiato in 15-20 minuti”. In risposta all’intervista Trump ha scritto sul suo Truth Social “Very good!!!!”.
Zelensky ha sicuramente dimostrato di aver imparato a parlare al mondo MAGA. Kyiv non ha bisogno soltanto di armi, sanzioni e sostegno diplomatico. Ha bisogno di rompere, dentro la destra americana, l’equazione che per anni ha trasformato Putin in un modello di leader conservatore e l’Ucraina in una causa sospetta, democratica, europea e quindi vagamente estranea all’America di Trump. La scelta di interloquire con Loomer invece che con il solito Witkoff, o Kushner o Rubio è strategica. Loomer non ha alcun incarico formale alla Casa Bianca e il suo curriculum è quello di una provocatrice dell’estrema destra americana. Ma ha quasi due milioni di follower e accesso diretto a Donald Trump. Non detta la politica estera americana, ma contribuisce a definire ciò che, attorno a Trump, è politicamente possibile dire.
Putin, il falso difensore della cristianità
Forse il passaggio più interessante della visita ruota intorno proprio al posto che Putin ha nell’immaginario MAGA. Davanti alla cattedrale colpita dagli attacchi russi, l’influencer ha contestato l’immagine di Vladimir Putin come difensore della civiltà cristiana. “Non penso che tu possa dire di proteggere il cristianesimo se stai cercando di colpire Gesù Cristo con un drone”, ha detto nel suo stile iperbolico.
La questione qui è politica, più che teologica. Per una parte della galassia MAGA, e in particolare per segmenti della destra religiosa americana, Putin non è mai stato soltanto il Presidente autoritario di un Paese rivale, ma anche il presunto baluardo contro la cultura woke, il secolarismo europeo e l’Occidente liberale. L’invasione russa è stata così letta, da molti influencer conservatori, come una sorta di guerra per procura tra una Russia cristiana e un’Ucraina corrotta dall’Unione Europea e dalle élite globaliste.
Loomer prova ora a rovesciare quella narrazione senza uscire dal linguaggio della destra trumpiana. Se la Russia bombarda chiese, città, civili e famiglie ucraine, non può contemporaneamente rappresentarsi come custode della fede. Il messaggio è indirizzato agli elettori repubblicani che hanno guardato a Mosca come a un contrappeso morale rispetto a Washington, Bruxelles e Hollywood. La sua inversione di rotta, inoltre, non si limita alla dimensione simbolica. Loomer ha appoggiato nuove sanzioni contro la Russia e ha scritto che gli Stati Uniti dovrebbero “spezzare l’economia russa finché non si sottometterà alla pace”. È un linguaggio ben lontano da quello usato fino a pochi mesi fa contro gli aiuti americani a Kyiv.
La domanda che sorge spontanea quindi è: perché proprio ora?
La risposta più semplice potrebbe essere che Loomer stia seguendo indicazioni di Trump. Durante il viaggio in Ucraina, l’influencer ha parlato spesso con il Presidente americano, che avrebbe chiesto notizie del Paese, mandato i suoi saluti a Zelensky. Non è una prova che Loomer agisca per conto della Casa Bianca, è però un segnale: la sua conversione non viene trattata come un tradimento del trumpismo. Al contrario, coincide con un disgelo tra Trump e Zelensky.
Dopo l’apertura alla produzione su licenza di missili di difesa antiaerea Patriot in Ucraina durante l’ultimo summit NATO, l’incontro tra i due dell’altro ieri alla Casa Bianca, in concomitanza con i funerali del senatore Lindsey Graham, segna un ulteriore passo in quella direzione. Non è un ribaltamento completo della linea trumpiana, né la promessa di una guerra lunga finanziata senza limiti dagli Stati Uniti. Ma è qualcosa di diverso dall’ostilità iniziale verso Zelensky e dalla convinzione che bastasse premere sull’Ucraina per chiudere il conflitto.
La strategia iniziale di Trump presupponeva un interlocutore russo disposto a negoziare, era la base della promessa elettorale di una pace veloce. Per presentarla come un successo personale, il Presidente americano aveva bisogno che Kyiv accettasse concessioni dolorose, ma soprattutto che Putin si accontentasse di un accordo vendibile. Se invece il Cremlino resta massimalista, se non offre compromessi reali e se per di più si impantana e l’Ucraina continua a resistere, Trump sta realizzando di ritrovarsi in una posizione scomoda: quella dell’uomo che aveva tanto promesso di porre fine alla guerra e non riesce a farlo. Con l’avvenuto impaludamento in Medio Oriente, è venuta l’ora di cambiare le carte in tavola almeno in Europa orientale.
In questo scenario, Putin ai suoi occhi smette di essere il possibile partner di un accordo e ne diventa l’ostacolo. La Russia è sempre più la potenza che impedisce a Trump di rivendicare una vittoria diplomatica, tra l’altro alleata di quell’Iran che ha smesso sotto scacco la potenza americana nello stretto di Hormuz. Per un Presidente che ragiona anzitutto in termini di forza, prestigio e risultati immediatamente comunicabili, è un problema politico prima ancora che strategico.
In ogni caso, la conversione di Laura Loomer non dimostra affatto che il mondo MAGA sia diventato improvvisamente pro-Ucraina. Ma se una delle figure più radicali e visibili di quell’ecosistema può ammettere pubblicamente di essere stata influenzata dalla propaganda del Cremlino, attaccare Putin sul terreno della fede e chiedere di colpire l’economia russa, allora si può dire che il rapporto tra trumpismo e Mosca si stia incrinando. Non per improvvisa solidarietà verso il popolo ucraino. Piuttosto perché Putin, ostinandosi a non offrire a Trump una pace da vendere come vittoria, rischia di diventare il principale responsabile del fallimento della sua promessa. E nel mondo MAGA, dove tutto ruota attorno alla forza del leader, non c’è colpa politica più grave che mettere in cattiva luce Trump.




