Flash #114: i guai trumpiani di Graham Platner
Veterano di guerra e allevatore di ostriche, ha conquistato le primarie democratiche nel Maine nonostante una serie di controversie che continuano a dividere il Partito Democratico
Un anno fa Graham Platner era un allevatore di ostriche senza alcuna esperienza politica significativa; un veterano che viveva una vita tranquilla sulla costa del Maine. Il 9 giugno 2026 è diventato il candidato del Partito Democratico al Senato degli Stati Uniti, vincendo le primarie con il 72 per cento dei voti. Ora si prepara ad affrontare la senatrice repubblicana Susan Collins, in carica da cinque mandati, in una corsa che, secondo entrambi i partiti, può decidere il controllo del Senato.
Platner si è presentato come un veterano della classe lavoratrice che si è fatto da solo, ma la sua storia è più complessa. È nato in una famiglia benestante: suo padre era avvocato, suo nonno era il celebre architetto Warren Platner e lui aveva frequentato un costoso liceo privato. A 19 anni, nel 2003, si è arruolato nei Marines contro la volontà dei genitori. È stato inviato in Iraq nel 2004 e nel 2005 e ha poi prestato servizio nei Balcani. Dopo aver lasciato i Marines, ha trascorso alcuni mesi in Afghanistan come contractor privato. Tornato negli Stati Uniti, gli è stata riconosciuta una disabilità legata alle ferite riportate in combattimento e al disturbo da stress post-traumatico. Per questa condizione ha ricevuto sussidi destinati ai veterani, e con queste risorse, insieme al sostegno della famiglia, ha poi acquistato un allevamento di ostriche.
Dal punto di vista politico, Platner si è collocato saldamente a sinistra. Attribuisce a miliardari e multinazionali la responsabilità della corruzione della politica americana e sostiene con convinzione la sanità gratuita, un salario minimo più elevato, sindacati più forti e la fine delle guerre condotte dagli Stati Uniti negli ultimi due decenni, criticando il coinvolgimento americano nel recente conflitto con l’Iran. Gli spot della sua campagna costruiscono un’immagine di mascolinità rurale e operaia, mostrandolo al lavoro nel suo allevamento o alla guida del suo pick-up: un’estetica tradizionalmente associata più ai repubblicani che ai democratici. Bernie Sanders lo ha sostenuto fin dall’inizio ed è rimasto al suo fianco nonostante le polemiche, lodando il suo servizio militare e il percorso di recupero dal disturbo post-traumatico. Anche Elizabeth Warren, senatrice senior del Massachusetts, lo ha presentato come un candidato disposto a rinunciare ai finanziamenti delle grandi aziende.
La figura di Platner è stata però accompagnata da numerose controversie. Sono emersi vecchi commenti pubblicati su Reddit con affermazioni razziste, sessiste e omofobe, minimizzando in alcuni casi le accuse di stupro all’interno dell’esercito. Platner ha sostenuto che quei messaggi risalissero a un periodo in cui era ancora segnato dai traumi delle missioni militari. È inoltre emerso che per molti anni ha portato sul petto un tatuaggio raffigurante una versione del Totenkopf, il teschio utilizzato da alcune unità delle SS naziste. Platner ha dichiarato di esserselo fatto da giovane Marine in Croazia senza conoscerne il significato e di averlo successivamente coperto, anche se una sua ex compagna ha suggerito che ne fosse consapevole.
Inoltre, secondo una persona vicina alla coppia, la moglie di Platner, Amy Gertner, avrebbe riferito che il marito si era scambiato messaggi a sfondo sessuale con decine di donne. La coppia ha definito la vicenda un capitolo difficile ma ormai superato della propria relazione. Alcuni organi di stampa hanno poi riferito dell’esistenza di un suo profilo su Kik, un’app di messaggistica che in passato era stata associata a casi di abuso, pur senza alcuna accusa diretta nei suoi confronti. Il New York Times ha raccolto testimonianze di donne che hanno descritto comportamenti aggressivi o irrispettosi da parte di Platner e almeno un’ex compagna lo ha accusato di aggressione fisica. Le accuse sono state poi respinte sia dal candidato che dalla moglie, secondo i quali le donne che lo hanno accusato avrebberi legami con il Partito Repubblicano.
Nonostante le polemiche Platner non ha ancora subito un crollo del consenso, ma il suo vantaggio nei sondaggi si è eroso. A metà maggio le rilevazioni lo davano avanti su Collins tra i sette e i nove punti; un mese dopo, in seguito alle primarie, i sondaggi mostrano una corsa appaiata, con un margine ridotto a uno o due punti percentuali. Platner ha trasformato la trasparenza riguardo ai propri errori in un elemento centrale della sua candidatura, sostenendo che le persone possano cambiare e che la società debba concedere una possibilità di redenzione invece di considerare gli individui immutabili.
La sua vittoria alle primarie è diventata un banco di prova per quella che alcuni commentatori hanno definito populismo buono, ovvero l’idea che la rabbia per le ingiustizie economiche, più che il risentimento culturale, possa riconquistare elettori delusi anche quando il candidato che incarna quel messaggio presenta gravi difetti personali.
I suoi sostenitori lo considerano la prova che i democratici possano competere con l’energia populista di Donald Trump senza rinunciare ai propri valori. I critici, invece, vedono nella sua candidatura un segnale d’allarme. In ogni caso, il Maine sarà uno degli Stati più osservati delle elezioni di midterm di novembre. Sarà lì che si capirà se gli elettori che lo hanno perdonato alle primarie saranno disposti a farlo di nuovo, contro un’avversaria molto più esperta e sotto lo scrutinio di un’intera nazione.




