Flash #113: Trump acquisisce l’immunità fiscale e crea un fondo per gli insorti del 6 gennaio
Il presidente e la sua famiglia non potranno più essere indagati per irregolarità tributarie passate. L'accordo lancia anche un fondo miliardario per risarcire chi dichiara di essere "perseguitato"
Con un atto pubblicato senza clamore, il Dipartimento di Giustizia americano ha stabilito che alle autorità sarà “per sempre vietato […] perseguire o intentare azioni legali” in materia fiscale contro il presidente, i membri della sua famiglia e le sue società, anche con effetto retroattivo. In sostanza al Presidente viene concessa l’immunità fiscale, in cambio del ritiro della causa da dieci miliardi di dollari intentata contro l’Internal Revenue Service (IRS).
Allo stesso tempo, è stata annunciata la creazione di un fondo anti-strumentalizzazione da più di un miliardo di dollari. Per la maggior parte dei democratici si tratta di un “fondo nero” (slush fund) attraverso il quale il tycoon potrà elargire denaro ai propri alleati e ricompensare la parte più radicale dell’elettorato Maga.
L’origine della vicenda
Il tutto nasce da un’inchiesta del New York Times del 2024, che rivelava come Donald Trump avesse versato al fisco soltanto 750 dollari nel 2016 e zero nei quindici anni precedenti. Secondo il quotidiano, nel 2024 Trump era alle prese con una verifica fiscale dell’IRS sui suoi redditi risalenti a oltre un decennio prima, che avrebbe potuto costargli fino a cento milioni di dollari.
Dopo il rilascio delle informazioni da parte della stampa il Presidente ha citato in giudizio l’IRS, presentando una causa da dieci miliardi di dollari per la fuga di notizie sulle sue dichiarazioni dei redditi. Il 19 maggio 2026, il Dipartimento di Giustizia ha siglato un’intesa con Donald Trump: l’intesa prevede che Trump rinunci formalmente alla causa. In cambio, l’ente si impegna a bloccare in modo permanente ogni verifica o contestazione fiscale legata al suo passato.
L’accordo, che rappresenta una vicenda unica nel suo genere, va oltre la semplice risoluzione della controversia e protegge di fatto il Presidente da ulteriori indagini sulle sue finanze e sulla sua condotta giuridica. La causa intentata da Trump aveva creato una situazione senza precedenti: il Presidente ha citato in giudizio lo stesso governo di cui è a capo e, di conseguenza, ha potuto controllare l’esito del compromesso giudiziario.
L’atto pubblicato dal Dipartimento della Giustizia porta la firma di Todd Blanche, attuale Procuratore Generale ad interim degli Stati Uniti, che in passato ha ricoperto il ruolo di avvocato del Presidente.
Il fondo per le vittime politiche
Il giorno prima del rilascio dell’accordo, l’amministrazione Trump ha annunciato la creazione di un fondo di 1,776 miliardi di dollari (numero che non a caso ricorda l’anno della fondazione del Paese) per risarcire gli alleati del Presidente che ritengono di essere stati ingiustamente indagati e perseguitati.
Il fondo, chiamato “anti-strumentalizzazione” (anti-weaponization), consentirà alle persone che ritengono di essere sottoposte a procedimenti giudiziari per motivi politici di richiedere un risarcimento, anche se il procedimento è stato avviato durante l’amministrazione Biden. Il denaro servirà a finanziare quello che Todd Blanche ha definito “un processo legale affinché le vittime di guerra legale e strumentalizzazione possano essere ascoltate e ottenere giustizia”; inoltre, non è esclusa la possibilità che le persone coinvolte nell’assalto al Campidoglio del 2021 possano avere accesso a questi fondi.
Le critiche dell’opposizione
I democratici e gli organismi di controllo governativo hanno definito l’atto incostituzionale. Durante un acceso scambio di battute con i senatori democratici nella giornata di martedì, Blanche ha negato che Trump gli avesse ordinato di istituire il fondo o che questo sarebbe stato utilizzato in modo fazioso: “Che si tratti di Hunter Biden o di qualsiasi altra persona che ritenga di essere stata vittima di strumentalizzazione, tutti possono presentare domanda per questo fondo”.
Ron Wyden, capogruppo dell’opposizione alla Commissione Finanze del Senato, ha criticato il Dipartimento di Giustizia: “Non solo si tratta di un altro atto di corruzione scandalosa da parte dell’amministrazione più corrotta della storia, ma è chiaramente una violazione della legge che vieta l’ingerenza dei funzionari dell’esecutivo nelle verifiche fiscali dell’IRS”.
Infine Richard Neal, membro della Commissione Finanze della Camera, in un comunicato ha dichiarato che “Donald Trump ha trasformato il governo federale nel suo racket di protezione personale. Questo accordo è corruzione alla luce del sole: costringere l’IRS ad abbandonare ogni verifica — passata e presente — su Trump, la sua famiglia e le loro aziende, mentre si dirottano 1,8 miliardi di dollari dei contribuenti verso i suoi amici, i suoi compari e le società affiliate a Trump, è un caso di auto-negoziazione nella sua forma più grottesca”.
Un accordo ai limiti della legge
Molti sono i dubbi sulla legalità della vicenda. Nel comunicato ufficiale, il Dipartimento di Giustizia definisce l’accordo come una “consuetudine” e lo considera necessario per risolvere le controversie legali tra l’IRS e il Presidente.
Secondo la legislazione statunitense, però, il governo non può chiedere — né direttamente né indirettamente — all’IRS di chiudere un’indagine. L’unico a poterlo fare è il Procuratore Generale, che nella persona di Ted Blanche ha firmato il documento. L’amministrazione si è quindi mossa entro i limiti consentiti dalla legge.
Ma secondo gli esperti fiscali ci sono altri aspetti in cui questo compromesso si discosta dalla legislazione statunitense. L’IRS chiude i singoli casi raggiungendo accordi con i contribuenti interessati oppure rimettendoli al Dipartimento di Giustizia. Non risulta che ciò sia avvenuto: l’immunità fiscale di Donald Trump rimane quindi in una zona grigia della legge.



