Flash #112: Gli abusi sessuali fanno ritorno a Capitol Hill
A quasi dieci anni dal #MeToo, si torna a parlare di abusi, esponendo una cultura di violenza mai cambiata.
È di nuovo tempo di #MeToo o, come parrebbe, quei giorni e le forme di violenza e abuso denunciate non sono semplicemente mai cessate?
La Commissione Etica della Camera dei Rappresentanti avrebbe avviato, lo scorso aprile, 20 indagini rispetto a presunte molestie sessuali operate da diversi membri eletti del Congresso ai danni di giovani tirocinanti donne e membri dello staff istituzionale.
A riportare l’attenzione sul tema, le denunce portate avanti nei confronti dei Deputati Eric Swalwell (Democratico), Tony Gonzales (Repubblicano) e Cory Mills (Repubblicano), e che hanno avuto come primo risultato le rapide dimissioni di Swalwell e Gonzales.
Tuttavia, il lavoro della Commissione Etica sta contribuendo a far emergere un numero crescente di episodi di abusi, sicuramente non limitato ai tre Deputati precedentemente menzionati - dimostrando che dagli anni del Movimento #MeToo veramente poco è cambiato in termini culturali e di logica di esercizio del potere a Capitol Hill.
A riaccendere la miccia, non solo il clima creato a ogni livello di governo dagli Epstein Files, ma anche la notizia che, in passato, gli Uffici del Congresso avrebbero pagato centinaia di migliaia di dollari per risolvere, senza alcun clamore, accuse simili.
Ciò che emerge in maniera evidente è che trattasi di una piaga che colpisce tanto Democratici, quanto Repubblicani e che, in maniera specularmente bipartisan andrebbe affrontata: è come, infatti, si sta lavorando al momento al Congresso. Lo scorso mercoledì, lo Speaker della Camera Mike Johnson e il leader di Minoranza Hakeem Jeffries, insieme alle Deputate Kat Cammack (Repubblicana) e Teresa Leger Fernandez (Democratica) hanno annunciato che lavoreranno congiuntamente per stabilire procedure di denuncia sicure, trasparenti e in assoluta protezione della vittima.
“Come padre di due ragazze che lavorano a Capitol Hill si tratta di una faccenda personale per me”, ha dichiarato Johnson, rimarcando l’impegno a rendere le istituzioni un posto sicuro per le donne, che siano Rappresentanti elette o parte dello staff. Le proposte di riforma che verranno valutate verranno elaborate dai gruppi femminili di entrambi i partiti, insieme alla Commissione Amministrativa della Camera dei Rappresentanti, che gestisce le tutele ai dipendenti e vaglia nuove policy lavorative.
Cosa è successo fino ad ora: caso per caso.
Partendo dal Democratico Eric Swalwell, le accuse non provengono da una sola voce. Attualmente, il Deputato ha rassegnato le proprie dimissioni e sospeso la campagna per il Governatorato della California, dichiarandosi, tuttavia, estraneo a qualsiasi accusa.
L’ondata che ha travolto il Deputato nascerebbe dalle accuse pubblicate dal San Francisco Chronicles e provenienti da un ex membro dello staff di Swalwell. La ragazza, rimasta nell’anonimato, avrebbe riportato due episodi di violenza - in cui il Democratico avrebbe approfittato di uno stato inebriato della frequentante dell’epoca - oltre richieste continue di immagini di nudo. Da quella testimonianza, più di una decina di donne si sarebbero fatte avanti, portando la CNN a definire Swalwell il “pioniere di Snapchat”, piattaforma social usata dal Californiano per contattare ragazze e richiedere lo stesso genere di fotografie.
L’Avvocato di Swalwell è intervenuto dichiarando che il suo assistito “ammette di aver avuto contratti extraconiugali con altre donne, ma si tratta di incontri ben lontani dall’abuso sessuale”.
L’emergere di messaggi inappropriati e di episodi di violenza avrebbero portato anche alle dimissioni del Repubblicano Tony Gonzales: secondo la Commissione Etica, infatti, Gonzales avrebbe molestato la sua subordinata, Regina Santos-Aviles, suicidatasi dandosi fuoco nel 2025. Dopo aver cercato di negare ogni accusa, Gonzales ha ammesso di aver avuto “una relazione” con un membro del suo staff.
L’esito fruttuoso delle indagini condotte dalla Commissione ha stimolato quest’ultima a rivalutare casi portati precedentemente alla sua attenzione: come quello riguardante il Repubblicano Cory Mills.
Mills, lo scorso ottobre, era stato destinatario di un ordine restrittivo dopo che la sua ex fidanzata lo aveva accusato di molestie, sostenendo che lui avesse minacciato di ricattarla utilizzando immagini e video in cui lei appariva nuda. A febbraio, invece, un’altra donna lo aveva denunciato per aggressione.
Al centro dell’azione della Commissione, dunque, vecchie e nuove valutazioni.
Ad aggiungersi, poi, all’elenco degli indagati per molestie sessuali, il Deputato Repubblicano della Carolina del Nord, Chuck Edwards. Quest’ultimo avrebbe cercato di approfittare di una giovane subordinata, parte del suo staff. La ragazza avrebbe riportato ad altri membri, compreso il Capo dello Staff di Edwards, di essersi sentita “sotto pressione a causa delle continue richieste di uscire insieme per andare a bere”, oltre che messa fortemente a disagio da lettere romantiche e regali non richiesti.
Pur avendo negato ogni accusa, Edwards non sembra aver convinto le Deputate attive nelle indagini sui molteplici abusi sessuali, men che meno quelle appartenenti al suo stesso partito.
Come ha dichiarato, infatti, la Repubblicana Anna Paulina Luna, “chiunque abbia agito violenza sulle donne parte dello staff della Camera dei Rappresentanti, deve lasciare il Congresso”.
Quello che si sta verificando a Capitol Hill è un vero e proprio repulisti bipartisan che sembra solo all'inizio e che costringe le istituzioni a guardarsi allo specchio, in attesa di scoprire quanti altri casi la Commissione Etica sarà chiamata a far emergere.


