Flash #108: Caos al Congresso: la deputata Cherfilus-McCormick lascia. Prima di lei era toccato a Gonzales e Swalwell
La lista delle dimissioni nella Camera dei Rappresentanti si allunga con la democratica della Florida, che rischiava l'espulsione. Ora è il turno del repubblicano Cory Mills
L’onda lunga di dimissioni di deputati dal Congresso si è prolungata nella giornata di martedì. La democratica Sheila Cherfilus-McCormick (Florida) ha rassegnato le proprie dimissioni poco prima che la Commissione Etica — il corpo della Camera dei Rappresentanti incaricato di vigilare sul rispetto di un codice di condotta —raccomandasse formalmente un voto di espulsione a suo sfavore, sulla scia degli scandali che l’hanno coinvolta.

La vicenda di Cherfilus-McCormick è iniziata nel novembre 2025, quando la stessa Commissione ha avviato un’indagine a seguito di accuse di frode e di uso improprio di fondi federali durante la campagna elettorale. L’azienda sanitaria riconducibile a Cherfilus-McCormick avrebbe infatti sottratto più di 5 milioni di dollari dagli aiuti federali predisposti durante la pandemia di Covid-19. Parte di quel denaro sarebbe stata destinata alla campagna elettorale della rappresentante nel 2022. Il 26 marzo la Commissione l’ha ritenuta colpevole di 25 dei 27 capi d’accusa a suo nome. Doveva sottoporsi a un voto di espulsione, ma si è dimessa in anticipo.
A condividere il destino della collega democratica potrebbe essere il repubblicano della Florida Cory Mills, che si trova sotto indagine per comportamenti sessuali scorretti. Nel febbraio 2025, il deputato avrebbe aggredito una donna ospite presso la sua residenza a Washington D.C. Nell’ottobre successivo, invece, Mills ha ricevuto un ordine restrittivo nei confronti di una sua ex compagna, dopo che questa era stata minacciata con la diffusione di materiale intimo. A queste accuse si aggiungono quelle di aver concluso contratti commerciali nel settore delle armi con il governo federale durante il suo mandato, per un incasso di circa un milione di dollari.
Diversamente da quanto accaduto per Cherfilus-McCormick, la Commissione Etica non ha ancora ultimato la propria indagine sul collega repubblicano, iniziata nel luglio 2025. Qualora fosse giudicato colpevole, anche quest’ultimo dovrà sottoporsi a un’audizione pubblica che potrebbe concludersi con una raccomandazione formale di procedere con un voto di espulsione, che richiederebbe una maggioranza di due terzi della Camera. Una risoluzione per espellerlo era già stata proposta lunedì sera dalla rappresentante repubblicana della South Carolina Nancy Mace, ma difficilmente la Camera si esprimerà prima che i risultati dell’inchiesta vengano pubblicati.
Se Mills venisse espulso, il Partito Repubblicano si ritroverebbe con un altro seggio vacante, dopo che la scorsa settimana il deputato Tony Gonzales, del Texas, si è dimesso in seguito allo scoppio di uno scandalo sessuale che lo vedeva coinvolto: una relazione con un membro dello staff, in violazione delle regole della Camera.
Ora che Cherfilus-McCormick si è dimessa, una situazione analoga riguarda il Partito Democratico, che aveva già perso Eric Swalwell, della California, dimessosi a fronte di accuse di violenza sessuale e comportamenti scorretti ai danni di quattro donne. A seguito della vicenda, il deputtato si era ritirato anche dalla campagna elettorale per diventare governatore della California.
L’impatto di queste dimissioni, insieme alla possibile espulsione di Mills, si riflette sull’equilibrio dei seggi alla Camera, attualmente guidata dai repubblicani con 217 rappresentanti (218 considerando che l’indipendente Kevin Kiley della California vota con loro), contro i 213 del Partito Democratico. Questi equilibri potrebbero cambiare dal momento che le leggi statali prevedono procedure e tempistiche differenti per la rielezione di un rappresentante congressuale. Inoltre, dopo le dimissioni di Gonzales, repubblicani e democratici stanno combattendo testa a testa per il seggio vacante del 23º distretto del Texas, dove i democratici potrebbero avere una concreta possibilità di vittoria.
Con una maggioranza già molto stretta, ai minimi storici, i repubblicani possono permettersi di perdere soltanto due voti: al momento, la soglia per la maggioranza è di 216. Mentre la Camera si avvicina a un voto per stanziare fondi a favore dell’Immigration and Customs Enforcement e della polizia di frontiera, e i leader repubblicani sperano di ottenere tale risultato esclusivamente con i voti del proprio partito, la tenuta della maggioranza appare sempre più incerta.



