Flash #106, gli Stati repubblicani cercano di rendere difficile il voto
Mentre il governo federale è bloccato dall'ostruzionismo al Senato per il Save America Act che imporrebbe limitazioni serie agli elettori, gli amministratori locali si stanno già muovendo: ecco come
Il Senato americano sta discutendo in questi giorni il SAVE America Act, una legge introdotta nella Camera a gennaio che mira a risolvere il supposto problema della partecipazione al voto di elettori senza cittadinanza statunitense.
È davvero un problema?
Probabilmente no: il tema, secondo molti, è di scarsa rilevanza. Gli esempi pratici del fenomeno sono rarissimi: parliamo di qualche decina di casi a fronte di milioni di votanti registrati.
Ci sono due ragioni per questo: in primo luogo, gli Stati hanno la possibilità di depennare (con le dovute garanzie) elettori dalle liste qualora ravvisino la possibilità che non rispettino i requisiti. Inoltre, votare da non cittadino è illegale ed è sanzionato con pene che arrivano sino a un anno di prigione, a cui quasi sicuramente consegue un’espulsione. Insomma, parliamo di casi in cui il gioco non vale la candela: perché un immigrato dovrebbe rischiare la sua permanenza negli Stati Uniti per aggiungere un solo voto tra milioni?
Un’occasione per le midterms
Nonostante ciò, la proposta di legge è ormai considerata da Trump come prioritaria, soprattutto in relazione alle elezioni di metà mandato in arrivo a novembre di quest’anno (che, secondo lui, saranno “garantite” ai repubblicani qualora la norma entrasse in effetto prima di esse). Il vero ostacolo che però si pone al disegno del presidente deriva dalla necessità di rompere il filibuster nel Senato con una supermajority di 60 voti: il dibattito sulla legge può continuare all’infinito sino a quando almeno 60 senatori non decidono di procedere al voto.
È possibile che l’obiettivo di Trump non sia raggiunto, vista la risicata maggioranza dei repubblicani in Senato. Se però a livello federale la questione rimarrà ancora in discussione per un po’, i singoli Stati si sono già messi in moto e hanno in molti casi già previsto normative che rispecchiano le intenzioni e le previsioni del SAVE America Act a livello statale.
Cosa prevede la proposta
Prima di addentrarci nelle normative dei singoli Stati, analizziamo brevemente quali sono i punti principali del SAVE America Act che riguardano l’accesso alle elezioni. La norma si occupa di due fasi principali: registrazione e voto.
La registrazione è il requisito necessario per votare ed è talora necessario compierla settimane prima del voto: oggi avviene tramite la patente di guida o il social security number. La cittadinanza del votante è poi verificata dai singoli Stati, senza che chi si registra debba provarla: è sufficiente che dichiari di essere cittadino nel modulo (ogni dichiarazione mendace è punita penalmente).
Il SAVE America Act vorrebbe rendere necessario un controllo preventivo della cittadinanza durante la fase di registrazione, tramite l’utilizzo di documenti che la attestino. Le tre alternative principali sono il certificato di nascita, il passaporto o un documento d’identità che riporti una prova della cittadinanza (una patente di guida, dunque, potrebbe non essere sufficiente).
Le critiche alla misura sono molte. Il certificato di nascita può non bastare per chi ha cambiato il proprio nome legale, per esempio dopo un matrimonio o un divorzio. C’è inoltre un problema di accessibilità dei documenti, per cui sarebbe spesso necessario spendere del denaro che diventerebbe una sostanziale tassa sul voto. Infine, altri documenti identificativi come le patenti di guida rispettano degli standard federali che di solito non richiedono l’indicazione della cittadinanza, rendendo questa alternativa inattuabile.
Questi documenti devono essere presentati di persona al momento della registrazione, rendendo più difficoltoso il voto per posta e la registrazione automatica con la patente di guida.
È doveroso, in ultimo, ricordare che, secondo una decisione della Corte Suprema del 2013, i singoli Stati non possono richiedere la prova della cittadinanza alla registrazione per le elezioni federali. Tutte le leggi che introducono questo requisito hanno dunque rilievo solo per le corse statali e locali.
Il SAVE America Act, inoltre, introdurrebbe a livello federale l’obbligo di presentare un documento d’identità al momento del voto. Questa misura è già in atto in alcuni Stati ed è parecchio popolare tra il pubblico americano.
Le iniziative degli Stati
Quali sono dunque le iniziative degli Stati per attuare quanto il SAVE America Act potrebbe non riuscire a mettere in pratica? In primo luogo, Stati come il West Virginia e l’Arizona stanno promuovendo delle ballot initiatives che consentiranno agli elettori di decidere se inserire nella costituzione statale il requisito di cittadinanza ai fini elettorali.
Le norme più significative sono però quelle che tentano di emulare le previsioni del SAVE America Act. Ci concentreremo su due di esse, sebbene si stima che le proposte di legge siano addirittura 35.
In Florida, il governatore repubblicano Ron De Santis si prepara a firmare una legge che introdurrà l’obbligo di provare la cittadinanza in sede di registrazione. Anche se la norma entrerà in effetto dopo le midterms, non sono mancate alcune critiche, legate ancora una volta alla documentazione da presentare.
Sebbene molti abitanti della Florida posseggano la patente di guida (per ottenere la quale, a sua volta, è necessario esibire un certificato di nascita), ci sono cittadini che avrebbero comunque difficoltà a procurarsi il necessario per dimostrare di essere tali. In aggiunta, la legge impedirebbe l’utilizzo degli student-ID per potersi identificare al momento del voto.
L’unica buona notizia per gli oppositori del SAVE America Act sembra essere la decisione di non toccare la normativa esistente sul voto per posta. Punto importantissimo perché il tema è molto caro a Trump, che vorrebbe inserire strette limitazioni al suo utilizzo. Questo aspetto è stato infatti oggetto di un emendamento al SAVE America Act, caldeggiato dal presidente. Sembra che però, almeno in Florida, questo desiderio non avrà immediata realizzazione.
L’altro caso degno di nota è quello del South Dakota. Come per un’altra legge approvata di recente in Utah, la norma entra in effetto prima delle midterms grazie a una emergency clause.
Le previsioni sono familiari: l’obbligo di avere un documento d’identità al momento del voto e di provare la propria cittadinanza in sede di registrazione. Chi è già registrato o deve solo aggiornare dati come l’indirizzo di residenza non è coinvolto. Il problema delle patenti di guida senza indicazione di cittadinanza è risolto, dato che la legge dello Stato, aggiornata nel 2025, prevede che queste indichino la cittadinanza di chi le detiene.
Insomma, sembra che l’implementazione sia una delle più logiche, se non fosse per una riforma complementare attuata in precedenza dai repubblicani: la possibilità per un cittadino di mettere in discussione il voto di un altro cittadino fornendo prove documentali dell’assenza di cittadinanza americana. Come rileva la sezione del South Dakota dell’American Civil Liberties Union, si tratta di una previsione non necessaria che rende più difficile la partecipazione al voto in modo arbitrario.
L’ultima spiaggia per il presidente Trump
Questa tendenza non è una novità di quest’anno. Già in passato simili restrizioni sono state approvate in Stati come l’Ohio e il New Hampshire. Bisogna però inserire le più recenti nel contesto del SAVE America Act. Qualora la legge non riuscisse a passare, le norme dei singoli Stati saranno l’ultimo appiglio per gli obiettivi di Trump nelle successive consultazioni.



