Flash #105: Tulsi Gabbard è rimasta da sola
Dopo le dimissioni di Joe Kent lei è rimasta l'unica voce contro l'interventismo. Per sopravvivere ha deciso di appoggiare Trump, ma così perderà influenza.
Le recenti dimissioni di Joe Kent avranno conseguenze ben più che personali. L’ormai ex Direttore del Centro Nazionale Antiterrorismo (NCTC) ha lasciato il ruolo il 17 marzo con un lungo messaggio pubblicato sui social.
In questa lettera indirizzata direttamente a Donald Trump, Kent spiega le sue motivazioni facendo leva su tre punti principali. Inizialmente sottolinea come l’Iran non rappresentasse una minaccia per gli Stati Uniti e critica l’amministrazione per aver iniziato una guerra in Medio Oriente sotto la pressione di Israele. Un altro punto caldo è l’aver abbandonato la linea dell’America First: “Ho sostenuto i valori e le politiche estere per cui hai fatto campagna nel 2016, 2020 e 2024, che hai poi applicato nel primo mandato”. Conclude poi con un appello al Presidente: “Prego che rifletterai su quel che stiamo facendo in Iran e per chi lo stiamo facendo. Puoi cambiare strada e disegnare un nuovo sentiero per la nostra nazione, o puoi consentire che discendiamo ulteriormente nel declino e nel caos. Hai tu in mano le carte”.
È ben chiaro dalle parole di Kent come lui stesso si sentisse a disagio con questa nuova guerra. A seguito delle sue dimissioni, il tycoon non ha certo espresso rammarico, anzi, si è detto contento che abbia lasciato il ruolo di Direttore.
Questa vicenda, però, non riguarda solo Joe Kent, ma anche la Direttrice dell’Intelligence Nazionale, Tulsi Gabbard, già nota alle cronache per il suo clamoroso passaggio dal campo dei Democratici a quello dei Repubblicani. La motivazione di questo cambio risiedeva nella linea politica estera dei dem, in contrasto con la sua più pacifista e contraria alle numerose guerre americane nel mondo. Seguendo questa strada ha rapidamente aderito al movimento MAGA e ha ottenuto la fiducia del Presidente Trump, che l’ha premiata con la nomina al DNI.
Il netto schieramento contro i conflitti le si è rivoltato contro nelle ultime settimane. Ora che lo stesso Trump ha sdoganato l’interventismo militare, c’è poco spazio per chi la pensa come lei. In breve tempo l’isolazionismo MAGA che aveva scaldato tanti cuori statunitensi ha lasciato spazio al ritorno dei sostenitori della guerra. La Gabbard, con le dimissioni di Kent, ha perso la sua colonna di appoggio, la sua spalla nella resistenza.
L’amministrazione del Presidente ha sempre visto Kent come un uomo di fiducia della Direttrice dell’Intelligence Nazionale e ha agito su di lui per colpire lei. Secondo varie fonti della Casa Bianca, negli ultimi briefing di febbraio per preparare l’attacco in Iran, Joe Kent è stato escluso da ogni discorso e nemmeno invitato a partecipare. I falchi della politica estera stanno cercando di escludere chi si oppone allo scontro, prima tra tutte Tulsi Gabbard.
Lei stessa si è trovata in difficoltà in una recente deposizione al Senato. La settimana scorsa è stata chiamata a rispondere di un rapporto sulla situazione in Medio Oriente e sembra che abbia omesso dei particolari rilevanti sul fatto che l’Iran non fosse una minaccia per gli Stati Uniti. Non ha letto un paragrafo dove si diceva che a seguito dell’operazione Midnight Hammer (giugno 2025) il programma di arricchimento nucleare iraniano era stato annientato. La Gabbard ha evitato le polemiche dichiarando che “l’unica persona che può determinare cosa sia o no una minaccia è il Presidente”.
Nei prossimi mesi, dunque, la posizione di Tulsi Gabbard nell’amministrazione Trump sarà sempre più in bilico. Dopo le dimissioni di Kent e le polemiche, lei ha ribadito su X che appoggia le decisioni del Comandante in Capo. Sembra che sia destinata a far tacere il proprio pensiero in merito al neo-interventismo messo in campo dal Presidente per sopravvivere in un ambiente sempre più ostile.



