Flash #102: il Texas vota alle primarie per il Senato (e ci anticipa la direzione dei partiti)
La vittoria di misura di James Talarico alle primarie dem e il ballottaggio repubblicano del 26 maggio anticipano lo scontro politico che definirà gli equilibri a Washington
Il ciclo delle elezioni di metà mandato del 2026 si è ufficialmente aperto. Con il voto per le primarie in Texas, North Carolina e Arkansas, l’America entra nel vivo di una lunga stagione elettorale che si concluderà a novembre, quando verranno rinnovati l’intera Camera dei Rappresentanti e un terzo del Senato (33 seggi su 100).
Non si tratta di una semplice scadenza amministrativa. L’esito delle urne definirà gli equilibri al Congresso, incidendo in modo determinante sul corso degli ultimi due anni del secondo mandato di Donald Trump; dall’appoggio pieno alla sua agenda legislativa fino a un possibile ostruzionismo serrato.
Alla Camera i repubblicani dispongono di una maggioranza risicata, mentre al Senato il vantaggio del GOP è più ampio. Tuttavia, la parzialità del rinnovo conferisce a ciascun seggio un valore strategico decisivo.
Il Texas come banco di prova
L’epicentro della partita politica è il Texas. Il Texas, con i suoi 40 grandi elettori e con una tradizione conservatrice radicata, è da decenni uno degli Stati simbolo della destra statunitense. Eppure, la crescita demografica, l’espansione delle aree metropolitane come Houston, Dallas e Austin e l’aumento della popolazione ispanica stanno modificando l’elettorato.
Se per i repubblicani queste elezioni rappresentano un banco di prova in cui evitare di fare passi falsi, per i democratici sono un’opportunità per strappare al GOP un seggio al Senato federale.
Le tensioni interne al GOP
Nel campo repubblicano, la sfida per il Senato ha assunto i tratti di uno scontro interno tra l’establishment e l’ala più radicale. Il senatore uscente John Cornyn, veterano di quattro mandati, si trova a dover difendere il seggio dall’assalto del Procuratore Generale dello Stato Ken Paxton (esponente di punta del movimento Maga e coinvolto in scandali finanziari) e del deputato Wesley Hunt. Tutti e tre i candidati hanno ribadito il loro allineamento con il presidente, anche se finora il tycoon non ha espresso un endorsement ufficiale.
La tensione tra Cornyn e Paxton è ai massimi storici. Cornyn primo che ha liquidato il progetto politico dell’avversario come “il progetto vanesio di un truffatore”, mentre Paxton ha bollato il senatore come un RINO (republican In name only), accusandolo di non essere allineato all’agenda trumpiana. Alcuni osservatori repubblicani, come il consulente Vinny Michillo, sostengono che uno scontro diretto tra Cornyn e Talarico o Crockett non riserverebbe sorprese, ma la candidatura di Paxton, potrebbe tuttavia riaprire i giochi, offendo ai democratici maggiori margini di competitività. Tutto è rimandato al 26 maggio: l’uscente Cornyn ha raccolto il 43 per cento contro il 40 per cento di Paxton, quindi sarà il ballottaggio a due a decidere chi sarà il portabandiera della compagine trumpiana.
La strategia democratica
I democratici guardavano con cauto ottimismo alla situazione. Sentimento, questo, che non si respirava dal 2018; anno in cui, per la prima volta negli ultimi 32 anni, si è pensato che il Texas potesse diventare uno Stato blu. Il 2018 fu l’anno in cui Beto O’Rourke arrivò a un passo dallo sconfiggere il senatore repubblicano Ted Cruz. L’ottimismo di oggi è alimentato da una grande affluenza al voto e da alcuni sondaggi favorevoli.
La scelta del candidato democratico che dovrà sfidare il GOP è tra due profili molto diversi. Da un lato Jasmine Crockett: deputata federale di Dallas ed ex avvocata per i diritti civili, è nota per il suo stile diretto e combattivo e per la capacità di mobilitare le minoranze e l’elettorato progressista. Dall’altro James Talarico, ex insegnante e seminarista presbiteriano, dal linguaggio inclusivo e sostenitore del big tent (una coalizione molto ampia, capace di attrarre non solo la base democratica ma anche moderati, indipendenti e gruppi demografici chiave nella speranza di poter competere con la controparte repubblicana).
Strategie diverse, ma con un obiettivo comune: dimostrare che il Texas può essere contendibile. Alla fine, nonostante una campagna che nelle ultime settimane si è radicalizzata, ha prevalso Talarico con il 53 per cento: anche se il conteggio dei voti non è ancora finito, il suo vantaggio appare insormontabile. La sua avversaria, al momento, non ha ancora riconosciuto la sconfitta.
La corsa elettorale del 2026
Quella del 2026 è già stata definita come una delle corse elettorali più costose degli ultimi anni. In particolare, la potenza finanziaria del GOP risulta superiore a quella democratica, a conferma di quanto sia alta la posta in gioco. I risultati di queste primarie, infatti, non si limiteranno a indicare i nomi sulla scheda: metteranno a nudo le fratture di un’America divisa per generazioni, ideologie e visioni contrapposte sul futuro del Paese.


