Flash #100: Marco Rubio a Monaco, tra sospiri di sollievo e disillusione
L'atteso discorso del Segretario di Stato è stato accolto con favore, ma dietro ai toni gentili conferma l'orientamento MAGA della politica estera americana
“Ci incontriamo qui oggi come membri di un’alleanza storica”. Inizia così il discorso del Segretario di Stato Marco Rubio alla Conferenza di Monaco sulla Sicurezza, aperta sotto i peggiori auspici dopo che le provocazioni del vicepresidente Vance l’anno scorso avevano gettato ombre scure sui rapporti transatlantici, confermando le aspettative più pessimiste sull’amministrazione Trump. Basti pensare che il titolo del report scelto per questa edizione, Under Destruction, serviva a evidenziare come il mondo – in particolare i Paesi del G7 – sia entrato in una fase di politica della distruzione, dove alle riforme si preferisce la demolizione dell’ordine costituito.
Al contrario di ciò che si temeva, il discorso di Rubio è stato accolto con sollievo dagli europei. Con aspettative così basse, d’altronde, bastava poco. “Siamo destinati a stare insieme”, “siamo parte della stessa civiltà – la civiltà occidentale”, “vogliamo un’Europa forte”, “difendiamo una grande civiltà che ha ogni ragione di essere fiera della sua storia”. Queste affermazioni, insieme alla scelta di nominare dei grandi europei secondo criteri non molto chiari (i Beatles, Michelangelo, Shakespeare, i Rolling Stones), sono state il fulcro della charm offensive che Rubio ha scelto per abbassare la tensione nella sala e nelle capitali del Vecchio Continente. I volti induriti dei ministri tedeschi Pistorius e Wadephul, rispettivamente ai vertici di Difesa ed Esteri, si sono sciolti in sorrisi sollevati durante la standing ovation alla fine del discorso. La stessa von der Leyen si è detta “sollevata”.
Per quanto i toni fossero diversi da quelli di Vance un anno fa (ed è già un miglioramento), la realtà è che il messaggio era lo stesso. Il discorso di apertura del Cancelliere Friedrich Merz, che il giorno prima aveva osservato con freddezza e lucidità che “si è aperta una profonda frattura con gli Stati Uniti”, non è stato contraddetto, anzi. Rubio ha rimarcato come il nuovo ordine mondiale che l’America di Trump vuole costruire sia una nuova epoca di “dominio dell’Occidente”. Ha così rifiutato non solo il rules-based order che è stato la colonna portante delle relazioni internazionali dal secondo dopoguerra in avanti (dopotutto, lo stesso Merz ne aveva decretato la fine la sera prima), ma anche ogni elemento caro all’Europa, in particolare alla Germania.
La visione è quella di un futuro di nazioni occidentali “sovrane”, fiere della propria identità, che rifiutano il “culto” del cambiamento climatico e chiudono le porte al libero commercio e al multiculturalismo, abbracciando ideali radicati in un passato non meglio specificato. Una strada, questa, che l’America preferirebbe percorrere a fianco dell’Europa – ha detto Rubio – ma che è pronta a fare da sola. Come a dire: se volete che stiamo assieme, adattatevi al nostro modello. Il messaggio è chiaro, la mano tesa è sub condicione: sovranità significa niente Unione Europea (che nel discorso non viene nemmeno nominata) e niente multilateralismo, così da essere facilmente piegati alla volontà americana. Sarà che le armi economiche dell’UE in risposta ai dazi fanno paura? D’altronde, il Segretario di Stato si è recato a Bratislava e Budapest subito dopo la conferenza: un segnale chiaro su dove stiano le simpatie americane.
Insomma, è stato un discorso da “lupo trasvestito da agnello”, prendendo in prestito le parole di Ulf Röller, corrispondente della tedesca ZDF a Monaco. Se non altro, le parole di Rubio hanno confermato la necessità da parte europea di investire di più nella propria difesa: un elemento su cui Vecchio e Nuovo Continente sono d’accordo, sebbene per motivi diversi. Le divisioni sono le stesse di un anno fa, solo che l’anno scorso il lupo non si nascondeva.



