Stiamo ancora imparando a non usare il linguaggio del predatore
Se i media usano espressioni come "underage women" per parlare delle vittime di Epstein alleggeriscono il peso della colpa sui responsabili
Lo scorso novembre un conduttore di NPR si è lasciato convincere dal linguaggio del predatore. Steve Inskeep, durante la trasmissione del programma Morning Edition, si è riferito alle vittime di Jeffrey Epstein come “donne minorenni”. Che significa? Se sono minorenni, non sono ancora donne. Sono bambine. NPR ha subito corretto l’errore, registrato di nuovo e sostituito l’ossimoro con la parola “minorenni” – ma non prima che gli ascoltatori lo sentissero. Sono andati sui social e hanno scritto che l’emittente radiofonica americana stava ridimensionando. Togliere l’infanzia dalla scena alleggerisce il peso della colpa sui responsabili: è un’altra storia. Eric Marrapodi, vicepresidente di NPR News, si è assunto la responsabilità e ha affermato che avrebbe preso provvedimenti. Non sappiamo quali.
In questi giorni in cui i 300 gigabyte di file di Epstein sono stati resi pubblici e consultabili, siamo sbalorditi dal livello di complicità e cultura dello stupro che si trova ai più alti livelli della società. Tre milioni di documenti in cui il nome del presidente Donald Trump compare ben 5174 volte. Una lunga lista di uomini potenti ed elementi concreti su relazioni e dinamiche che stanno portando a dimissioni e inchieste penali negli Stati Uniti e in Europa. È un banco di prova per il giornalismo. Davanti a materiale di questa portata, il compito dei media è quello di offrire alle persone una cornice chiara senza attenuarne l’impatto. A partire dal linguaggio.
In passato i media sono stati criticati per aver usato termini come "donne minorenni" invece di "bambine", "sesso con minori" anziché "stupro". Negli ultimi due decenni le linee guida delle redazioni americane hanno imposto un necessario miglioramento della copertura sui reati di violenza sessuale, con l’obiettivo di smettere di utilizzare un linguaggio che incolpa le vittime e giustifica i colpevoli. Il linguaggio del predatore deve essere smantellato. Non devono esserci dubbi o vaghezza circa la natura coercitiva e non consensuale degli eventi riportati. A maggior ragione se si parla di abusi sessuali su bambini o adolescenti da parte di adulti.
La maggior parte delle testate principali, come il New York Times o il Washington Post, oggi adotta linee guida molto rigide a riguardo. Lo stylebook dell'Associated Press e le linee guida della stessa NPR, nonostante il caso di Inskeep, impongono ai giornalisti di descrivere le vittime di età inferiore ai 18 anni come "bambini", "adolescenti" o "minorenni". Le persone di età inferiore ai 18 anni non sono "giovani donne" o "giovani uomini". Così come le "donne minorenni" semplicemente non esistono. Legalmente, non esiste nemmeno il concetto di “sesso con minore”. Il termine “sesso” implica il consenso, e se i giornalisti usano termini associati al sesso consensuale per parlare di una violenza omettono proprio gli elementi che la rendono una notizia.
"Abbiamo fatto molta strada in termini di comprensione e consapevolezza collettiva riguardo al traffico sessuale di minori", afferma Yasmin Vafa, co-fondatrice e direttrice esecutiva di Rights4Girls, un'organizzazione per i diritti umani con sede a Washington che lavora per porre fine alla violenza di genere negli Stati Uniti. "Solo nel 2005 le nostre leggi federali hanno riconosciuto il fatto che i cittadini americani potessero essere vittime di traffico sessuale. Prima di allora, questi crimini venivano respinti e liquidati come prostituzione minorile. Spesso si colpevolizzavano le vittime e le ragazze in molti casi venivano criminalizzate per essere sopravvissute a violenza sessuale". Nel 2015 il Senato degli Stati Uniti ha approvato una risoluzione che ha affermato che le bambine trafficate a fini sessuali negli Stati Uniti non dovrebbero essere trattate o considerate come prostitute bambine, ma piuttosto come vittime o sopravvissute di stupro e tratta a scopo sessuale. Nell'aprile del 2016, l'Associated Press ha annunciato che non avrebbe più utilizzato il termine "prostituta bambina".
È fondamentale non solo perché l’uso di questo tipo di linguaggio è impreciso, ma anche e soprattutto perché maschera il danno causato alla bambina o all’adolescente. Implicano che la vittima sia responsabile, che abbia il controllo della situazione in cui si trova. Anche termini come "reclutare" ridimensionano la violenza e la riconducono a un ambito legale e sicuro, come se si stesse parlando di un banale impiego. Si tratta invece di rapimento. Raccontare una storia diversa significa impedire alle ragazze di ricevere la protezione, l'aiuto e il sostegno di cui hanno bisogno.
Secondo le Nazioni Unite i “gravi errori nel processo di rilascio” dei file di Epstein stanno già esponendo le vittime “al rischio di ritorsioni e stigmatizzazione. La riluttanza a rivelare completamente le informazioni o ad ampliare le indagini ha lasciato molte sopravvissute con la sensazione di essere nuovamente traumatizzate e sottoposte a quello che descrivono come ‘gaslighting istituzionale’”. Viene quindi sottolineata “la necessità di procedure operative standard incentrate sulle vittime per la divulgazione e la redazione, in modo che nessuna vittima subisca ulteriori danni.”
Per questo le espressioni "young women" o "underage women" devono essere cancellate dal vocabolario dei media quando si parla di minori abusate. A causa della natura dinamica degli archivi digitali, molti titoli e testi vengono modificati dopo le critiche degli utenti, com’è successo nel caso di Morning Edition. Ma la correzione deve avvenire prima della pubblicazione, come un riflesso automatico, prima ancora che il mito pedopornografico della donna bambina possa perpetrarsi. Disimparare il linguaggio del predatore deve essere un esercizio quotidiano finché la messa in questione dei potenti non apparirà naturale. Jeffrey Epstein è stato condannato per la prima volta nel 2008 a 18 mesi di carcere per favoreggiamento della prostituzione minorile, ma ciò non ha impedito a molte persone influenti di intrattenere relazioni con lui e al suo cerchio magico di continuare a operare indisturbato. Chiamare le vittime di questo sistema per quello che sono, bambine, ci costringe a fare i conti con i reati e le responsabilità dei reggenti di un sistema capitalista e patriarcale che ha intrecciato potere, denaro e abusi sessuali per decenni, e con la sostanziale impunità di cui godono, anche oggi che i file sono sotto gli occhi di tutti.




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