Dalla California all'Idaho, per inseguire un sogno americano dal colore sempre più politico
Aumentano gli statunitensi che si trasferiscono per motivi politici. La nostra corrispondente ha incontrato giovani conservatori che hanno lasciato la democratica costa ovest per il repubblicano Idaho
Per descrivere una vittoria schiacciante, la lingua inglese ha preso in prestito un vocabolo dalla geologia: landslide, che significa frana, figurando il trionfo come un movimento di massa inarrestabile.
Alle elezioni presidenziali statunitensi del 1992, solo il 38 per cento dell’elettorato viveva in una contea dove l’uno o l’altro candidato (Bill Clinton, democratico infine vincitore, e George H. W. Bush, repubblicano e allora presidente in carica) ha riportato una landslide. Un quarto di secolo dopo, nel 2016, il dato più che raddoppiava: nell’anno del trionfo di Donald Trump contro la rivale Hillary Clinton, il 60 per cento dell’elettorato viveva in una contea dove l’uno o l’altra hanno riportato vittorie schiaccianti.
Da un punto di vista sociale ciò significa che, nel 1992, nella maggior parte degli Stati Uniti persone di orientamento politico diverso condividevano ancora le stesse geografie. I decenni successivi hanno portato un progressivo auto-smistamento geografico della popolazione su base politica, culminato nel 2016 e tutt’ora in corso. Il confronto visivo è notevole:

Negli Stati Uniti è sempre più raro avere vicini di casa che votano per l’altro partito. Se il divario geografico tra zone urbane e aree rurali produce una divisione organica tra democratici e repubblicani, da qualche anno il popolo stesso sta intensificando la separazione: in un sondaggio del 2025, il 48 per cento degli statunitensi che avevano in programma di traslocare quell’anno ha citato ragioni politiche.
Il fenomeno interessa in egual misura entrambi gli orientamenti politici. A destra è particolarmente pronunciato in Idaho, la roccaforte repubblicana geograficamente più prossima (insieme allo Utah) ai bastioni democratici di California, Oregon e Washington. Negli ultimi anni, l’Idaho – che non vota per un candidato presidenziale democratico dal 1964 – ha aperto le porte all’esodo di numerose famiglie da questi tre Stati, che formano la costa occidentale proverbialmente progressista degli Stati Uniti. La California è il punto di origine più frequente della migrazione conservatrice: dati statali sull’elettorato dell’Idaho mostrano che il 77 per cento degli elettori che erano precedentemente registrati in California si identificano come repubblicani.
Tra questi ci sono le famiglie di Austin Rose e Cade Syvock, studenti della Boise State University (un ateneo pubblico a Boise, la capitale dell’Idaho) e rispettivamente presidente e responsabile delle relazioni con il governo della sezione locale di Turning Point USA, l’associazione fondata da Charlie Kirk, l’attivista conservatore assassinato a settembre 2025. Le famiglie di Rose e Syvock sono arrivate in Idaho dalla California per trovare un ambiente socioculturale più allineato con i loro valori conservatori e la loro visione del mondo.

«Per la maggior parte della storia americana, la California era di gran lunga lo Stato migliore dell’Unione», racconta Rose, 20 anni, cresciuto nella zona della capitale Sacramento. «Ma nel corso della mia vita è cambiata drasticamente: è aumentato il crimine, è diventato tutto più sporco, il costo della vita si è alzato tantissimo, il numero di immigrati illegali che si riversano nello Stato [ha raggiunto] livelli senza precedenti… è davvero triste per me vedere ciò che è successo a uno Stato che amo per quello che era una volta».
La famiglia Rose ha preso residenza a Eagle, un sobborgo di Boise, nel 2021. «Volevamo trasferirci in un posto che fosse più allineato a noi», spiega Rose, che all’epoca aveva 16 anni. «Un posto che avesse delle politiche per mantenere lo Stato pulito e piacevole, mitigare il costo della vita e contenere il crimine».
La famiglia Syvock viveva ad Anaheim, poco fuori Los Angeles. Entrambi i genitori lavoravano nelle forze dell’ordine: il padre era un poliziotto che si occupava di reati sessuali e sfruttamento minorile, la madre un’operatrice del numero di emergenza 911 per la polizia di Newport Beach. L’aumento di sentimenti popolari anti-polizia a cavallo tra il decennio scorso e quello corrente era causa di tristezza e preoccupazione. L’adolescente Cade non riusciva a comprendere come fosse possibile biasimare l’intero concetto e corpo di polizia senza distinzione per persone come suo padre. «Il suo unico lavoro era assicurarsi che i molestatori sessuali, uomini e donne adulti, non si approfittassero dei bambini», lamenta Syvock. «Anche a persone come lui veniva urlato in faccia, venivano insultati, chiamati fascisti e assassini e cose così».
Il trasferimento in Idaho, nella cittadina di Middleton, a nord-ovest di Boise, è avvenuto nel 2019. «È stata la decisione migliore di sempre», afferma Syvock. «Le figure politiche e le forze dell’ordine fanno rispettare la legge e tengono il crimine sotto controllo».
Per Rose e Syvock, la migrazione dalla California all’Idaho è indissolubilmente legata alla possibilità di vivere il famoso sogno americano, che entrambi menzionano a più riprese. «È tutto ciò che chiediamo, quando diciamo che vogliamo quartieri puliti, comunità sicure, poca criminalità», dice Rose. «La possibilità di lavorare sodo e avere successo nella vita, raggiungere l’eccellenza per le nostre comunità, per il nostro Stato e il nostro Paese».
Anche la famiglia di Alina e Jacob ha scelto l’Idaho per fuggire dal costo della vita e dall’impostazione culturale progressista dello Stato di Washington. Alina e Jacob hanno 34 anni e tre figli di 7, 6 e 3 anni; nel racconto di Alina, nelle scuole che i tre bambini frequentavano nello Stato di Washington veniva insegnato loro che, se volevano, potevano cambiare genere. Alina e Jacob non volevano crescere i figli in un ambiente di questo tipo.
«Non voglio dire che sia giusto trasferirsi per motivi politici…», chiosa Jacob, mentre passeggia con la famiglia per le strade della cittadina rurale di Wilder dove vivono ora e dove l’autrice li ha incontrati casualmente.
«Io invece sì che lo dico», lo interrompe Alina, ridendo. «Certo che è giusto!»



