Il guaio della crisi abitativa

Pandemia, tassi bassi e problemi strutturali aumentano le disuguaglianze nell’accesso alla casa e complicano i piani di Biden.

“È come se qualcuno avesse suonato l’allarme in una sala concerti. Tutti corrono verso le uscite senza neanche sapere perché. Questo è il mercato immobiliare al momento”.

Così un agente immobiliare di Kingston, New York, al Washington Post. La reporter narra una storia struggente. In città una casa d’accoglienza per persone sole, malate, povere e tossicodipendenti ha ricevuto un avviso di sfratto. I proprietari hanno deciso di approfittare dei tempi e, insieme ad una bella porzione di residenti ovunque nella contea di Ulster, si sono affrettati a vendere.  

Spinta dai tassi bassi, la nuova bolla immobiliare sta diventando una peculiarità di questa fase della crisi pandemica. I prezzi delle case sono aumentati considerevolmente nel 95% delle contee americane, ma particolarmente in alcune aree, come l’Hudson Valley. Qui newyorkesi attratti dal miglior rapporto dollaro/metro quadro, potendo sfruttare la possibilità di lavorare da casa, hanno cominciato a fare offerte per gli, inizialmente, pochi annunci. L’arrivo di compratori benestanti in cerca di maggior spazio è stato come un richiamo. I prezzi hanno cominciato a lievitare settimana dopo settimana, creando opportunità di profitto irresistibili. La decisione dei proprietari dell’edificio che ospita la casa di accoglienza è arrivata dopo che una casa di fronte è stata venduta per una cifra tre volte più alta di quella pagata per comprarla nel 2015.  

Ma l’arrivo di ricchi acquirenti dalla grande città, descritti come le cavallette bibliche dai residenti (quelli in affitto) non è che una concausa della nuova bolla immobiliare. La reazione delle banche centrali alla crisi economica, il mantenimento dei tassi bassi e l’iniezione di migliaia di miliardi nel mercato, ha sì funzionato nel non far diventare una recessione da pandemia un crollo del sistema. Tuttavia, il mantenimento nel lungo periodo di tali misure sta distorcendo il mercato, facendo aumentare i prezzi e con essi le disuguaglianze sociali.  

Perché da una parte il nuovo boom è un’opportunità unica per chi possiede case, per la maggior parte compagnie, per le agenzie e tutto l’indotto del settore immobiliare. Il sito Zillow segnala che, come i migliori posti dove vendere al momento siano Kingston in seconda posizione dietro Boise, Idaho, che attira ricchi californiani in fuga dalla crisi abitativa di San Francisco.  

Dall’altra parte ci sono invece i residenti in affitto, spaventati dall’aumento dei prezzi e dalla prossima fine del blocco degli sfratti, annunciato lo scorso settembre dal Centers for Disease Control, la patata bollente del momento nel dibattito politico e nelle aule di tribunale. 

La Corte Suprema la scorsa settimana ha deciso contro un ricorso di un gruppo di agenti immobiliari dell’Alabama che voleva eliminare il blocco. La decisione è stata sul filo, 5-4, con Kavanaugh decisivo. Pur dando ragione ai ricorrenti, ha votato contro perché “in ogni caso il blocco degli sfratti terminerà nelle prossime settimane”. Quindi lo scoppio della bomba sociale causata da prezzi in aumento, corsa all’acquisto e stipendi stagnanti è solo rimandata di un mese a livello nazionale (un po’ di più in alcuni stati che hanno imposto blocchi locali). 

In ogni caso, blocco o no, il numero di senza tetto continua ad aumentare. Sia i decreti degli Stati sia le direttive del CDC sono pieni di clausole che hanno permesso in alcuni casi il proseguimento indisturbato delle operazioni di sfratto. Uno studio per CBS pone al 18% la percentuale di famiglie in difficoltà con il pagamento dell’affitto e delle bollette. E in assenza di un forte sistema pubblico di assistenza molte persone sono costrette a lasciare le proprie case, come gli abitanti della baraccopoli nata a pochi passi dall’ufficio del capo della Federal Reserve Jerome Powell. 

Il Congresso intanto ha messo a disposizione 46 miliardi per aiutare le persone a pagare l’affitto. Questi soldi servono soprattutto ad assistere i proprietari di case che vedono diminuire le entrate e sono quindi tentati dal vendere, ma fanno comunque molta fatica ad arrivare nelle tasche delle persone. Non c’è un sistema nazionale per gestire questi aiuti, quindi tutto cambia a seconda della città, della contea, dello Stato

La domanda non è facile da compilare, le informazioni non sono disponibili in maniera chiara, ci sono troppi passaggi burocratici. In zone di estrema precarietà del paese un modello disponibile solo in inglese, compilabile solo online, o che chiede di indicare la cittadinanza, è un ostacolo per moltissimi. In alcuni Stati serve che la domanda la facciano proprietario e inquilino insieme, il che complica le cose ancora di più. La Casa Bianca ha tenuto una riunione mercoledì scorso con i rappresentanti di 50 città riguardo la crisi, ma non ha potuto fare altro che estendere la moratoria sugli affitti, oltre a quella sui mutui in sofferenza, e incitare le autorità locali a velocizzare le pratiche per gli aiuti.  

Ma, come varie associazioni in tutto il paese lamentano, potrebbe essere troppo poco, troppo tardi. “Stiamo girando intorno al problema” ha detto Tara Raghuveer, una campaign manager di People’s Action, al Washington Post. “Si possono fare tutti gli annunci che si vuole, ma siamo sul ciglio di uno tsunami di sfratti soprattutto in comunità per la maggior parte formate da minoranze etniche”.  

In teoria le politiche sulla casa sono un capitolo fondamentale per gli sforzi dell'amministrazione Biden per affrontare le disuguaglianze razziali ed economiche. Gli obiettivi dichiarati includono l'aumento del tasso di proprietà delle comunità afroamericane e una maggiore offerta di alloggi in affitto in quartieri con maggiori opportunità educative ed economiche. La pandemia ha però solo peggiorato il divario, una ripetizione e un peggioramento di ciò che è accaduto ciclicamente fin dalla Grande Recessione.  

In tutto ciò le misure relative alla costruzione di alloggi a poco prezzo sono state eliminate dal compromesso raggiunto con i Repubblicani sul pacchetto per le infrastrutture, e c’è poca speranza che possano rivedere la luce. Intanto la politica di interessi bassi della Federal Reserve continua a fare aumentare i prezzi e a rendere conveniente comprare. Sempre e solo per chi può, visto che dopo la crisi dei mutui subprime leggi e regolamenti hanno ristretto l’accesso a quello che per decenni è stato una sorta di welfare alternativo per milioni di persone, il credito facile. Questo da una parte rassicura la Fed e le banche riguardo i pericoli della bolla, dall’altra, se si aggiungono gli ordini esecutivi di Trump che hanno eliminato le tutele riguardo il profiling razziale delle banche, contribuisce ancora di più alla diseguaglianza sistemica nell’accesso alla proprietà, la chiave per l’emancipazione economica per moltissime famiglie.  

Perché di problema sistemico si tratta. La moratoria non è mai stata altro che un palliativo che non ha fatto nulla per affrontare una crisi di accesso alla casa a livello nazionale, causata dalla gentrificazione, dal divario economico e da una cronica carenza di alloggi a buon mercato. Anche prima della pandemia, una famiglia su quattro pagava più della metà del suo reddito in affitto, mentre i senzatetto erano in aumento.    

Questo riflette un divario che divide la società americana in due parti che non si conoscono tra loro e mai si incrociano. Se le città sono costruite e crescono intorno ai posti di lavoro, negli ultimi quattro decenni l'economia degli Stati Uniti ha creato sì posti altamente remunerativi in settori come la tecnologia e la finanza, ma ha precarizzato ancora di più lavori a basso costo nel settore dei servizi al dettaglio e personali. E forse l’ingegnere di Apple può anche lavorare da Boise con uno stipendio di Cupertino, e quindi gentrificando l’Idaho, ma non importa quanto veloce sia la tua connessione Wi-Fi, non c’è ancora modo di fare le pulizie con zoom. Nelle aree metropolitane questo ha causato una separazione ancora più visibile tra questi due gruppi e come al solito negli Stati Uniti questi fenomeni seguono la linea del colore.  

In un paese in cui tutte le città hanno dei limiti alla costruzione di quartieri con una densità maggiore della classica e iconica villetta unifamiliare (che storicamente ha monopolizzato le città e segregato le comunità), in cui ogni amministrazione ha promesso e non mantenuto sull’incremento della densità e sulla costruzione di soluzioni abitative a buon mercato, in cui l’assenza di alternative porta le persone, anche con un lavoro a tempo pieno, a vivere sui cigli delle strade, l’ennesima estensione di una moratoria sugli sfratti servirà a poco.

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