Il 3 novembre 2026 gli Stati Uniti rinnovano un terzo del Senato e l’intera Camera, come accade ogni due anni a metà del mandato presidenziale, e in una di queste elezioni, quella del Maine, piccolo stato di boschi e aragoste all’estremo nordest del Paese, si decide buona parte del futuro di Donald Trump.
I Democratici hanno bisogno di conquistare quattro seggi in più per riprendersi il controllo del Senato e il Maine è una delle poche occasioni concrete che hanno, perché la Senatrice in carica, la repubblicana Susan Collins, è l’unica del suo partito a rappresentare uno Stato che Trump non ha mai vinto in tre tentativi. Collins siede al Senato dal 1996 e ha costruito trent’anni di carriera sull’immagine della moderata capace di farsi votare anche da chi vota democratico per la presidenza. Nel 2020 fu rieletta con il 51% mentre Joe Biden prendeva il 53% dello stesso Stato, un’impresa che nessun altro candidato al Senato riuscì a replicare in quell’anno. Per capire quanto sia difficile batterla basta un dato: i Democratici non vincono un’elezione senatoriale nel Maine dal 1988. Nell’estate 2025 il partito si è messo alla ricerca del candidato giusto e la storia di quella ricerca è la ragione di questo articolo.
Il primo a farsi avanti è stato Graham Platner, un ex Marine con più missioni in Iraq e Afghanistan alle spalle, ostricoltore e responsabile del porticciolo del villaggio di Sullivan, un uomo che non si era mai candidato a nulla e che ha lanciato la sua campagna nell’agosto 2025 come sfidante populista, raccogliendo in poche settimane l’appoggio di Bernie Sanders ed Elizabeth Warren e riempiendo le sale dei municipi di tutto lo Stato. In autunno sono riemersi vecchi commenti che aveva scritto e poi cancellato su Reddit, un forum online dove ci si esprime sotto pseudonimo, nei quali si definiva comunista, chiamava i poliziotti “bastardi” e descriveva come “razzisti” e “stupidi” gli americani bianchi delle zone rurali, cioè una parte consistente dei suoi potenziali elettori. Pochi giorni dopo si è saputo che nel 2007 si era fatto tatuare sul petto un teschio con le ossa incrociate che ricorda un simbolo delle SS, tatuaggio che ha dichiarato di aver scelto senza conoscerne il significato e che ha poi fatto coprire con un nodo celtico. La società incaricata di controllare il suo passato prima della candidatura non aveva trovato nulla sul tatuaggio, e gli elettori Democratici del Maine hanno mostrato di non curarsene.
Per fermarlo la dirigenza del partito ha convinto a candidarsi la Governatrice in carica, Janet Mills, che negli Stati Uniti si sceglie attraverso le primarie, cioè un’elezione interna in cui gli iscritti e i simpatizzanti di ciascun partito votano chi dovrà rappresentarli a novembre. Mills ha mandato in onda spot con donne che definivano «orribili» e «squalificanti» i vecchi commenti di Platner sulle violenze sessuali, e ha perso lo stesso, al punto che a fine aprile 2026 ha sospeso la campagna dicendo che non poteva permettersi di continuare. Il 30 maggio i giornali hanno rivelato che Platner aveva scambiato messaggi sessualmente espliciti con più donne mentre era sposato, e il 9 giugno ha vinto comunque la primaria con ampio margine, tanto che una settimana dopo un sondaggio del New York Times lo dava avanti su Collins 49 a 47.
La campagna è finita il 6 luglio, quando Politico ha pubblicato la testimonianza di un’ex fidanzata secondo cui nel 2021 Platner era entrato ubriaco in casa sua e l’aveva costretta a un rapporto nonostante i ripetuti rifiuti. Lui ha definito le accuse false, ma nel giro di poche ore il capo dei Democratici al Senato, Chuck Schumer, e tutti i leader del partito gli hanno chiesto di ritirarsi. La legge del Maine consente al partito di sostituire un candidato solo se questi rinuncia entro il 13 luglio, e Platner ha sospeso la campagna la sera dell’8, con il presidente dell’Anti-Defamation League che commentava a caldo come il tatuaggio avrebbe dovuto bastare. Il 25 luglio una convenzione di delegati riunita a Bangor ha scelto il sostituto in un pomeriggio: Troy Jackson, 566 voti contro i cinque della sua unica sfidante, con cento giorni davanti per costruire da zero una campagna contro una senatrice in carica da trent’anni.
Jackson è un taglialegna di quinta generazione, ex Repubblicano passato ai democratici, presidente del Senato statale dal 2018 al 2024, e sei settimane prima di quella convenzione era stato eliminato nella primaria per Governatore, una corsa parallela che a novembre vedrà la democratica Hannah Pingree contro il repubblicano Bobby Charles. Il partito lo ha scelto in fretta e senza verificare nulla, e i repubblicani hanno fatto il lavoro al posto suo, con uno spot diffuso il giorno stesso della nomina e intitolato «Non è Graham Platner. È Troy Jackson», costruito sul racconto di una bottiglia d’acqua lanciata durante una riunione del 2021 in presenza di una collega. Poi il Bangor Daily News ha ritrovato un rapporto di polizia del 1988 e Jackson ha ammesso di aver preso a pugni un uomo a diciannove anni, caso chiuso con una multa di 50 dollari. È emerso poi che da senatore statale avrebbe gestito un account anonimo chiamato “Canadians for LePage” per attaccare l’allora Governatore repubblicano nei commenti dei giornali online. A inizio settembre Collins, che in trent’anni di carriera non aveva mai pronunciato una frase fuori misura, ha detto in un’intervista a Politico: «Non ho intenzione di tirare in ballo il fatto che la madre dei suoi due figli è sua cugina di secondo grado», e Jackson le ha risposto davanti agli elettori di Wells che la Senatrice attacca la sua famiglia perché «il suo record fa schifo».
Il 22 settembre 2026 la vicenda ha cambiato verso. ProPublica, testata di giornalismo investigativo, ha pubblicato un’inchiesta secondo cui l’FBI aveva indagato su un presunto scambio fra contributi elettorali e appalti militari che coinvolgeva l’ufficio di Collins, il comitato che raccoglie fondi per lei e un’azienda di difesa delle Hawaii chiamata Navatek, il cui ex amministratore Martin Kao avrebbe descritto la Senatrice agli investigatori come la sua protettrice più importante. Secondo ProPublica gli agenti interrogavano Kao su Collins ancora alla fine del 2024 e l’indagine si è fermata con la riorganizzazione del Dipartimento di Giustizia voluta da Trump. Collins ha risposto che Kao è «un bugiardo condannato» e che l’articolo è un attacco di parte, mentre il suo capo di gabinetto ha ricordato che l’uomo aspettava una sentenza e cercava di ridursi la pena. La Senatrice ha sostenuto di essere stata scagionata cinque anni fa, ma il Portland Press Herald ha rilevato che quella difesa copre solo le accuse fino al 2021 e non gli interrogatori successivi.
I sondaggi hanno raccontato una situazione in cui ogni cosa è stata detta e nulla si è mosso. L’Università del New Hampshire, con interviste raccolte fra il 17 e il 21 settembre, dava Jackson al 51% e Collins al 47%, mentre il New York Times, negli stessi giorni, dava Collins avanti 49 a 46. Entrambi i candidati hanno più elettori che li giudicano negativamente di quanti li apprezzino, e nel sondaggio CNN di inizio settembre il 71% di chi vota Jackson ha dichiarato di farlo contro Collins piuttosto che per lui. Gli elettori del Maine hanno assistito a un tatuaggio nazista, a un’accusa di stupro, a un pugno del 1988, a una cugina di secondo grado e a un’indagine dell’FBI, e hanno mantenuto la loro scelta nel margine di errore, perché la domanda a cui risponderanno il 3 novembre riguarda un Presidente con il 40% di approvazione che il loro Stato ha respinto tre volte. Collins ha passato trent’anni a dimostrare di saper vincere quando il vento soffia contro. Il primo confronto televisivo con Jackson è stato il 15 ottobre, ed è stato caratterizzato da toni accesi, tensione, accuse, con l’ombra di Washington e del presidente Trump sempre presenti.


