Cancel Culture in tempi di pandemia: il caso di San Francisco

Schermaglie culturali od ordinaria incompetenza?

Recentemente, la parola cancel culture è finita nei titoli dei media italiani, occupati a scovare i casi più eclatanti possibili di tale fenomeno negli Stati Uniti, probabilmente alla ricerca di una facile fonte d’indignazione e click. Questo approccio grossolano e superficiale ha spesso messo in secondo piano le circostanze specifiche dei singoli eventi, sopravvalutandone la portata o anche diffondendo vere e proprie fake news. Tra i casi ignorati dai nostri media troviamo un suggestivo intreccio politico avvenuto nel cuore della Bay Area californiana, dove un apparente polemica woke dai toni esagerati nascondeva un cinico secondo fine.

È il 27 gennaio 2021 quando il consiglio d’istituto del San Francisco Unified School District, distretto scolastico pubblico frequentato da circa cinquantacinquemila studenti della città del Golden Gate Bridge, decide di rinominare ben quarantaquattro scuole recanti nomi considerati controversi, quali quelli dei Presidenti Abraham Lincoln e Thomas Jefferson e della senatrice democratica Dianne Feinstein, tuttora in carica.

Il destino di Lincoln, Jefferson, ma anche di una senatrice in carica

I personaggi in questione vengono accusati di rappresentare simboli del razzismo o della supremazia bianca: di Lincoln viene citata (in modo abbastanza decontestualizzato) la decisione di approvare la condanna a morte per 39 guerrieri della tribù nativa Dakota, rei di aver ucciso dei coloni disarmati durante l’insurrezione del capotribù Piccolo Corvo nel 1862.

A Jefferson venne contestata la possessione di schiavi, mentre la rimozione del nome di Diane Feinstein è connessa in maniera maldestra all’esposizione di una bandiera confederata, parte di un’esibizione storica, sul municipio di San Francisco durante il suo mandato da Sindaco della città.

L’operazione di renaming, questo atto di rinominare sulla base dei motivi sopracitati, ha finito per colpire anche la Alamo Elementary School, il cui nome derivante dal termine spagnolo per pioppo viene confuso con l’omonima battaglia della Guerra d’indipendenza del Texas.

L’operazione ha attirato immediatamente l’attenzione dei media e di diversi commentatori conservatori, accendendo la macchina della culture war, il conflitto su questioni di rilevanza sociale e politica, e nel consiglio d’istituto del San Francisco Unified School District si parla soltanto nel contesto dell’assurda operazione di ridenominazione degli istituti scolastici, glissando su un problema ben maggiore: il consiglio, a svariati mesi dall’inizio del nuovo anno scolastico, non ha ancora elaborato un piano per tornare alla didattica in presenza, né si è interfacciata con i sindacati degli insegnanti per raggiungere un accordo.

Il piano dei progressisti

Adoperando la polemica come una vera e propria cortina fumogena, i membri del consiglio speravano di deflettere critiche ben più pesanti sul loro operato e prendere tempo. Un piano rapidamente smascherato dal sindaco di San Francisco, London Breed, che ha condannato il comportamento del consiglio poco dopo.

Il consiglio d’istituto ha ceduto sulla campagna di ridenominazione delle scuole soltanto lo scorso aprile 2021, dopo una querela del governo cittadino che ne ha citato in giudizio la condotta fallimentare in materia di riaperture. In ottobre, una petizione per revocare l’incarico dei consiglieri Lopez, Collins e Moliga ha raggiunto le firme necessarie per indire una recall election, la procedura con cui un eletto viene rimosso tramite elezione diretta prima della fine del suo mandato.

La petizione ha ottenuto supporto bipartisan, in particolare dal Senatore di stato Scott Wiener, membro del Partito Democratico dalle posizioni fortemente progressiste. Per attaccare l’operato del consiglio, Wiener ha adottato un approccio fortemente liberal, ponendo enfasi sui danni provocati alla salute psicofisica degli studenti dal mancato ritorno a scuola e sull’abbandono scolastico da parte delle minoranze e dei poveri:

La verve con cui Wiener e Breed, entrambi esponenti di sinistra, hanno attaccato l’incompetenza della consiglio scolastico di San Francisco non deve sorprendere. La rabbia conservatrice che ha contribuito alla vittoria del candidato repubblicano Glenn Youngkin in Virginia pone le sue radici anche nella frustrazione genitoriale, politicamente trasversale, verso i consigli d’istituto ed ai sindacati del settore dominati da simpatizzanti democratici e la loro eccessiva cautela nel ricominciare le attività scolastiche in presenza, nonostante la priorità vaccinale data agli insegnanti ed al personale scolastico .

Ignorare questi problemi e sommarli ad un certo tipo di attivismo puramente performativo è, ad occhio di molti dem, una strada deleteria per le speranze elettorali del partito: contrastare le esagerate narrative repubblicane sul supposto eccesso di progressismo dei programmi scolastici decretati dai consigli d’istituto non significa dover ignorare e minimizzare a priori ogni risentimento da parte dei genitori degli studenti.